Immuni: il governo ha dormito per tre mesi rendendo l’app inutile

Dal ministero della Salute arriva la conferma che per tre mesi nessuno si sia accorto nel governo dei problemi legati all’app Immuni

Non so se ci avete fatto caso, ma Immuni è sparita dalla comunicazione del governo da circa due settimane. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato in questo lasso di tempo due nuovi DPCM, ma dell’app per il tracciamento dei contagi non se ne parla più, anche se con il massimo riserbo, qualcosa in merito è stata fatta. Tardivamente, ovvio. Immuni è stata lanciata a livello nazionale, dopo alcune settimane di test, il 15 giugno con l’obiettivo di raggiungere quota 12 milioni di download entro agosto. Primo obiettivo fallito, perché solo ora, con la recrudescenza del virus, si è arrivati a circa 10 milioni di download, mentre ad agosto erano poco più di 7 milioni.

L’aumento dei download delle ultime settimane ha fatto letteralmente esultare la ministra per l’Innovazione, Paola Pisano, che in Parlamento ha snocciolato i numeri esaltanti di Immuni. Peccato si sia dimenticata di dire che si trattasse per la maggior parte di download inutili, perché solo una piccola parte delle Asl ha caricato con costanza i codici dei positivi sul database della stessa. L’app Immuni, nonostante quasi 10 milioni di download e con una media di 20mila nuovi contagi al giorno degli ultimi tempi, ha individuato dal momento del suo rilascio ad oggi la miseria di circa 1.200 casi. La maggior parte dei contagi gli sono ovviamente sfuggiti, proprio perché molte Asl (il governo parla solo di “alcune”, ma i numeri degli upload dei dati sono fin troppo risicati per giustificare questa affermazione) non hanno caricato per mesi i codici di chi risultava positivo.

E non è tutto, perché spesso i codici sono stati caricati tardivamente, a volte anche 10-15 giorni l’individuazione del positivo, mandando gambe all’aria la procedura di contact tracing e contribuendo, di fatto, ad ulteriori contagi. Insomma, un fallimento del quale c’è un’ammissione solo adesso, grazie ad un servizio di Giulio Golia de Le Iene. Dopo aver documentato il proprio calvario con Immuni, la Iena è riuscita ad ottenere delle risposte dall’ufficio stampa del viceministro Sileri. Alcune risposte sono meramente di facciata, ma ce n’è una che in sostanza conferma come il governo abbia lanciato Immuni senza accompagnarla con una strategia rigorosa da mettere in atto con le Regioni (e di conseguenza le Asl).

Immuni: problemi rilevati dal governo solo a settembre

Solo a fine settembre – si legge nella risposta dell’ufficio stampa di Sileri – con l’aumento dei download (che ad oggi sono più di 9 milioni) e l’aumento dei casi abbiamo iniziato a rilevare alcuni problemi nel numero limitato di trasferimenti di chiavi nel backend di Immuni in alcune Regioni e abbiamo inviato nuovamente a tutte le istituzioni coinvolte il materiale per la formazione degli operatori per le procedure di sblocco del codice. Al momento attuale, stiamo intervenendo sul piano operativo con segnalazioni specifiche alle Regioni nelle situazioni in cui emerge un mancato caricamento di chiavi di utenti positivi di Immuni, affinché le stesse possano adeguare i propri processi organizzativi per consentire il corretto utilizzo della app e del suo backend”.

Regioni e Asl abbandonate a sé stesse

Insomma, dopo tre mesi in molte regioni siamo ancora al punto di partenza, perché non si sa chi debba caricare i codici dei positivi sull’app. Di esempi ne ho fatti diversi già in altri articoli sul tema: le Asl di regioni come Liguria, Veneto e Calabria, ignoravano la stessa esistenza di un database da aggiornare fino a pochi giorni fa. Ora che è fatto loro “obbligo” di caricare i dati, resta da capire chi sarà ad occuparsene “fisicamente”. In un momento di grande crisi, molte aziende sanitarie sostengono di non avere risorse da dedicare a questo compito di data insertion. La domanda, in questo caso, sorge spontanea: se le Regioni non hanno operatori disponibili o gli stessi sono oberati di lavoro, rendere obbligatorio l’inserimento dei codici dei positivi cambierà la situazione? Il viceministro se ne lava sostanzialmente le mani: “Sin dalle prime circolari sono state date indicazioni precise sulle responsabilità delle Asl. L’ulteriore richiamo contenuto nel Dpcm dovrebbe portare le Regioni e le Asl a mettere in atto soluzioni organizzative per assicurare lo sblocco dei contatti degli utenti Immuni positivi. Sarà assunto altro personale o saranno date le chiavi di accesso al database ad altri operatori? Come già ricordato, ogni Regione può valutare chi abilitare al caricamento delle segnalazioni. Il dialogo con le Regioni prosegue in modo costante per trovare ulteriori soluzioni e realizzare miglioramenti nell’operatività della app a beneficio di tutti”. Riassunto: ora abbiamo dato obbligo alle Asl di caricare i dati dei positivi, si arrangino.

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