Vaccino Covid, Crisanti smentisce Conte: “Tra due mesi è irrealistico”

Il virologo frena gli entusiasmi sul vaccino anti Covid e nota: diverse economie sono avanti sul controllo del virus, l’Italia sta perdendo troppo terreno

di remar

Se nel governo nelle ultime ore si fa un po’ di confusione sulla necessità di un nuovo lockdown generale, nella comunità scientifica prosegue il dibattito (dai toni altrettanto incerti) sui tempi per un vaccino anti Covid. Vaccino che in realtà non sarebbe la panacea che tutti si aspettano, secondo Ilaria Capua. Ma comunque pur sempre l’unico rimedio alle viste.

O forse no. Per il professore Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, parlare di un vaccino pronto per le prime somministrazioni entro un paio di mesi “è piuttosto irrealistico. Forse fra due mesi arriverà qualcuno che dice abbiamo un vaccino. Ma da lì a fare uno studio pilota e poi a distribuirlo, passano tanti mesi” dice Crisanti a Sky Tg24.

Vaccino anti Covid: Crisanti smorza l’entusiamo

Le parole dell’esperto fanno da contraltare a quanto dichiarato un paio di giorni fa dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli secondo cui è lecito pensare che già nei primi mesi del 2021, dalla primavera, potrebbe essere avviata la vaccinazione per i soggetti più fragili. Prime dosi che secondo il premier Giuseppe Conte sarebbero disponibili già all’inizio di dicembre.

Crisanti frena quelli che a suo parere sono facili entusiasmi e avverte: “Sulla base di quello che stiamo vedendo adesso abbiamo messo a rischio sia i sacrifici che hanno fatto gli italiani che sono restati a casa due mesi sia l’economia, un sacrificio che ci è costato 150-160 milioni”.

Cina, Corea e Giapppone in vantaggio sull’Italia

Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova e direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale del capoluogo, spiega che: “La sfida per i prossimi mesi e nei prossimi due anni sarà tenere sotto controllo il virus, stiamo dando un vantaggio competitivo pauroso a Cina, Giappone, Corea, cioè a tutte quelle economie che sono riuscite a controllare l’epidemia”.

Secondo Crisanti: “Fare paragoni con altri Paesi europei è da vili”. Insomma: allargare lo sguardo e pensare in un’ottica di medio periodo perché non essere nelle condizioni di Francia, Spagna e Inghilterra, non vuol dire che le cose non possano peggiorare anche da noi, mandando in tilt il sistema sanitario.

“In Lombardia 4.000 ricoveri al 31 ottobre”

Secondo una stima della Commissione indicatori Covid, istituita presso la direzione generale Welfare della Lombardia e citata ieri dal sindaco di Milano Beppe Sala, lo scenario previsto per fine mese in regione parla di 600 ricoveri in terapia intensiva e 4.000 ricoverati semplici. Numeri che danno la cifra della recrudescenza dell’epidemia e che giustificano le misure di lockdown notturno decise all’unanimità dai sindaci lombardi.

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