Rivoli: pazienti a terra sulle barelle. Ospedale avvia ispezione per capire chi ha fatto il video

Il governatore Cirio ha chiesto a Conte perché ha agito in base a dati vecchi: la foto pubblicata da Repubblica forse può spiegarlo. Scatta indagine su autore video

La direzione dell’ospedale di Rivoli (Torino) ha avviato una indagine ispettiva interna per scoprire l’autore, o gli autori, di video e foto che mostrano pazienti a terra in lettighe da campo, nel pronto soccorso del nosocomio.

Episodio già stigmatizzato dal sindacato Nursing Up, cui oggi si aggiunge la reazione della Cgil-Fp dell’Asl To3: “La Fp-Cgil -esprime il suo sbigottimento per quanto si apprende dai lavoratori secondo cui la direzione generale pare abbia avviato in queste ore un’azione ispettiva”, invece di assumere personale e riadeguare per quanto possibile gli spazi.

Ma la situazione è critica anche all’ospedale San Luigi di Orbassano dove sono ricoverati 200 pazienti Covid, di cui almeno 35 con i caschi cpap per facilitare la respirazione e 15 in terapia intensiva, per quella che è la capacità massima disponibile. Per questo a Orbassano i pazienti saranno ospitati anche in chiesa (come mostra la foto di Repubblica in alto) e presto potrebbero finire anche nella sala convegni.

A preoccupare non poco è anche il fatto che nessun reparto dell’ospedale sia al momento “pulito”. Come riporta Repubblica Torino l’ipotesi che si fa largo in queste ore per sopperire alla carenza di personale è quella di precettare gli specializzandi.

Secondo l’ultimo report di ISS-ministero della Salute, relativo alla settimana 19-25 ottobre, i focolai attivi in regione erano 2150, per un aumento importante di nuovi focolai, 1.457. La previsione di superare le soglie critiche di terapia intensiva e aree mediche nel prossimo mese è oltre il 50%.

Piemonte contesta la zona rossa. In ospedale a Rivoli spuntano anziani a terra su barelle da campo

barella da campo - ospedale Rivoli anziana in corridoio

5 ottobre 2020

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha contestato, come quello della Calabria Spirlì e quello della Lombardia Fontana, l’inserimento della sua regione tra le zone rosse. Cirio ha spiegato di non aver dormito la scorsa notte per leggere e “rileggere i dati, regione per regione” per cercare di capire “come e perché il Governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili”.

Cirio si chiede: “Perché si sia voluto assumere scelte così importanti sulla base di dati vecchi di almeno 10 giorni. Perché il netto miglioramento dell’Rt del Piemonte (sceso nell’ultima settimana grazie alle scelte di prudenza che la Regione aveva già saputo adottare) non sia stato preso in nessuna considerazione”.

L’indice Rt del Piemonte nell’ultimo rilevamento (19-25 ottobre) è 2.16. Sopra Rt 2, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, per ora c’è solo un’altra regione, la Lombardia.

Cirio nel contestare la scelta del governo ha fatto poi riferimento ad altre situazioni regionali “gravi” che però non sono state dichiarate zona rossa, chiedendo conto al premier della “logica di queste scelte” pur sempre nel “rispetto delle istituzioni”.

E forse un po’ della logica di quelle scelte la può mostrare la foto pubblicata dal quotidiano la Repubblica che racconta uno spaccato rappresentativo dell’emergenza sanitaria che tutta Italia sta vivendo. Arriva dal pronto soccorso dell’ospedale di Rivoli dove si vede un’anziana paziente costretta a stare nel corridoio, su una barella da campo, e più dietro un altro paziente, nelle stesse condizioni, ai lati della corsia.

A causa della chiusura del reparto d’emergenza del Martini di Torino, riconvertito d’urgenza e per necessità in Covid hospital, il nosocomio di Rivoli ha dovuto accogliere più pazienti del previsto. Il che ha reso più complicato fa rispettare nel pronto soccorso dell’ospedale la divisione tra il percorso cosiddetto “sporco” per i pazienti Covid e quello “pulito” per chi ha altre patologie.

La scorsa notte, riferisce l’edizione torinese del quotidiano online, erano 28 i pazienti che sono rimasti in attesa, invano, di un posto letto. Il sindacato degli infermieri Nursing Up suggerisce come si sarebbe potuto ovviare, almeno in parte al problema: agendo per tempo e ridisegnando gli spazi.

“Un conto è pensare che si possa intervenire in emergenza come è capitato per la prima ondata, altro conto è trovarci di fronte alla stessa fretta di riorganizzare gli spazi quando questa seconda ondata era pienamente prevista. Solo dopo diversi giorni dall’inizio della impennata si è cominciato a intervenire” spiega il segretario regionale di Nursing Up, Claudio Delli Carri.

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