Piemonte zona rossa, Cirio come Fontana: “Spiegatemi la logica di queste scelte”

Altro che decisione condivisa con le Regioni. Il governatore Alberto Cirio tuona contro l’inserimento del Piemonte in zona rossa e chiede spiegazioni.

A partire da domani, venerdì 6 novembre, quattro Regioni d’Italia diventano zona rossa: Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta. A poche ore dalla conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, quella che doveva essere una decisione condivisa con le Regioni sta incontrando le critiche e le resistenze dei governatori delle Regioni dichiarate zona rossa.

Dopo il governatore Attilio Fontana, profondamente critico della decisione del governo di dichiarare la Lombardia zona rossa dopo aver accusato più volte l’esecutivo di Conte di non aver voluto chiudere l’area di Alzano e Nembro all’inizio della pandemia, anche il governatore del Piemonte Alberto Cirio, l’uomo degli annunci beffa, non sembra riuscire a capacitarsi della decisione e ha affidato a Facebook la propria rabbia.

È mattina presto, ma vi confesso che questa notte non ho dormito. Ho passato le ore a rileggere i dati, regione per regione, a cercare di capire come e perché il Governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili. Perché si sia voluto assumere scelte così importanti sulla base di dati vecchi di almeno 10 giorni.

Piemonte zona rossa. Cirio chiede chiarimenti al governo

Cirio cita “il netto miglioramento dell’Rt del Piemonte (sceso nell’ultima settimana grazie alle scelte di prudenza che la Regione aveva già saputo adottare)” e sostiene che il trattamento riservato al Piemonte non sia lo stesso deciso per Regioni con situazioni simili. Il governatore di Forza Italia, proprio come Fontana, non entra troppo nel dettaglio, non indica quali sono le Regioni che sarebbero state “graziate” dal governo secondo lui (probabilmente la Campania) né quali sono i dati vecchi di 10 giorni su cui si sarebbero basate le decisioni dell’esecutivo.

Uno sfogo che lascia un po’ il tempo che trova. Anche senza entrare troppo nel dettaglio e basandoci soltanto sui dati del bollettino diffuso ieri, il Piemonte è la terza regione per numero di attualmente positivi dopo la Lombardia (104.733) e la Campania (54.488). A ieri erano 41.577 i positivi nella regione governata da Cirio, emersi a fronte di un numero di tamponi inferiore rispetto a Lombardia e Campania. Il Piemonte è anche la seconda regione per numero di ricoveri in terapia intensiva (233) e per numero di persone ricoverate con sintomi (3.525). E, sempre ieri, il Piemonte è stata la terza regione per incremento di positivi (3.577) dopo Lombardia (7.758) e Campania (4.181).

E se si vanno a guardare i dati dell’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo alla settimana dal 19 al 25 ottobre 2020, l’indice di contagio RT del Piemonte risulta 2.16. L’unica altra Regione che ha superato quota 2 è stata la Lombardia. Insomma, anche senza conoscere nel dettaglio i dati legati ai 21 criteri fissati dal nuovo DPCM per decidere il livello di rischio di ciascuna regione, lo sfogo di Cirio appare fuori luogo e poco ponderato:

Voglio che mi si spieghi la logica di queste scelte. Il rispetto delle istituzioni fa parte della mia cultura. Ed io rispetto lo Stato. Ma anche il Piemonte merita rispetto. Lo meritano i Piemontesi e le tante aziende che forse non riapriranno. Ed io per loro pretendo dal Governo chiarezza.

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