Così Renzi ha dilaniato il M5S e l’alleanza col PD

Con una sola mossa Matteo Renzi ha spaccato il Movimento 5 Stelle al suo interno e lo ha allontanato dal PD: strategia politica perfetta

3 Febbraio 2021 16:48

Alcuni lo definiscono il “distruttore”, ma che piaccia o no Matteo Renzi esce politicamente vincitore dalla caduta del governo Conte e dall’affidamento dell’incarico a Mario Draghi. Premessa: l’ex rottamatore ci stava lavorando, non da solo evidentemente, da almeno un anno, come ricorda un articolo del Sole 24 Ore datato 20 gennaio 2020. Solo qualche giorno prima, intervistato da El Pais: se da una parte dichiarava che il governo Conte bis sarebbe arrivato a fine legislatura, dall’altro l’ex sindaco di Firenze aveva sponsorizzato direttamente una sostituzione con Mario Draghi, nel frattempo liberatosi dall’incarico della Bce che gli aveva impedito di diventare premier già dopo la caduta del Conte uno.

Quanto accaduto negli ultimi giorni è un capolavoro di strategia politica e in un solo colpo Renzi è riuscito a dilaniare uno schieramento politico nell’immediato e anche in vista delle prossime elezioni politiche. Al momento è assai difficile fare calcoli sui numeri che Draghi avrà in Parlamento, ma tutti gli indizi portano vero un governo appoggiato dal centrodestra (Lega di Salvini inclusa), Italia Viva e PD. Certo, fa specie vedere Partito Democratico e sovranisti assieme, ma la verità è che le mosse di Renzi hanno dilaniato il Movimento 5 Stelle e la loro alleanza con il PD.

Il Movimento 5 Stelle verso la spaccatura

Beppe Grillo, padre fondatore del M5S, ha subito detto no alla fiducia ad un governo guidato da Draghi e sulla stessa linea si sono espressi anche Alessandro Di Battista e il reggente Crimi, seppur nelle ultime ore abbia un po’ corretto il tiro parlando di posizione “condizionante” per i pentastellati. Il parlamentare Carelli si è già smarcato confluendo nel Misto e annunciando l’appoggio a Draghi e preannunciando che altri esponenti del Movimento siano pronti a fare lo stesso passo. Il viceministro Buffagni parla del nuovo premier incaricato come “un profilo inattaccabile”, ma anche Carla Ruocco è parsa abbastanza possibilista, a differenza di altri colleghi di partito come Lezzi e Castaldi. Inutile girarci attorno, il M5S è spaccato e il rischio scissione è dietro l’angolo, con una parte del partito che finirebbe per appoggiare il governo e l’altra che andrebbe all’opposizione.

Amministrative ed elezioni politiche 2023: M5S e PD ora più lontani

Contestualmente, si pone la questione dell’alleanza col PD che mai come oggi è in dubbio. Se il segretario dem Zingaretti stava già pensando alle prossime amministrative da affrontare assieme ai pentastellati, il quadro è ora completamente cambiato. Vari esponenti democratici hanno fatto appelli agli alleati, dallo stesso Zingaretti a Franceschini, ma finora nessuno ha raccolto l’ancora. Luigi Di Maio, uno dei rappresentanti di spicco del Movimento, al momento tace mettendo ulteriormente in difficoltà il PD. È fin troppo evidente che il principale partito di centrosinistra preferirebbe sostenere Draghi con LeU, M5S e Italia Viva, magari con una parte o tutta Forza Italia, e prepararsi poi con la stessa alleanza giallorossa alle elezioni politiche del 2023. Un’ipotesi che al momento è davvero remota e decreta una seconda vittoria di Renzi. Se anche Italia Viva dovesse sparire presto, PD e Movimento 5 Stelle difficilmente arriveranno nuovamente al governo del Paese assieme.

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