Riassunto crisi di governo: spiegazione e possibili soluzioni

Come si verifica una crisi di governo in Italia? E quali sono le soluzioni possibili? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sui possibili scenari.

Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una (nuova) crisi di governo. Per quanto ci riguarda, stiamo aggiornandovi in tempo reale sulle ultime notizie, tuttavia è naturale avere dei dubbi.

Quali sono le cause di una crisi di governo? Come viene provocata, e quali sono gli scenari e le soluzioni possibili?
Riguardo la situazione attuale nello specifico, abbiamo già cercato di darvi delle risposte esaustive.
Ma proviamo ad andare un po’ più nel generale.

Perché si verifica una crisi di governo?

Occorre prima di tutto fare una distinzione. Le crisi di governo sono definite parlamentari o extraparlamentari.
Le crisi di governo extraparlamentari nascono in seguito ad una crisi all’interno della coalizione di maggioranza che sostiene il governo, e senza voto da parte del Parlamento.
In questo caso, il Presidente del Consiglio solitamente rassegna le proprie dimissioni in maniera spontanea, senza aver ricevuto un voto di sfiducia. È la situazione in cui ci troviamo al momento: prima di Giuseppe Conte, sono stati Mario Monti nel 2012 e in seguito Matteo Renzi nel 206 a dimettersi spontaneamente, il primo dopo la perdita dell’appoggio del Popolo della libertà, e il secondo dopo la sconfitta al referendum costituzionale.

Non è detto che il Presidente della Repubblica accetti immediatamente le dimissioni del Presidente del Consiglio. Può infatti decidere di parlamentare la crisi richiedendo il cosiddetto rinvio alle Camere. In tal caso, si procede al voto di fiducia per verificare se vi sia o meno una maggioranza disposta a sostenere il governo.

Le crisi di governo parlamentari, invece, si verificano quando il governo viene, di fatto, sfiduciato da una delle camere in seguito al cosiddetto voto di sfiducia: non vi è “crisi” nella maggioranza, ma quest’ultima viene meno. Ad oggi, solamente Romano Prodi si è dimesso a seguito di un voto di sfiducia, nel 1998 e nel 2008.

Siamo in crisi di governo. E adesso?

Qualunque sia stata la causa, adesso siamo in crisi di governo. Come si procede, e quali sono le soluzioni possibili?

Cominciamo col dire che i passi per la formazione di un nuovo governo sono esplicitati nell’articolo 92 della Costituzione Italiana. Nonostante ciò, vi sono alcuni passaggi che, pur non essendo previsti, sono ormai considerati consuetudine, secondo quello che viene definito “galateo costituzionale”.
Uno di questi passaggi è quello delle consultazioni.

Pur non essendo, appunto, previsto esplicitamente, è prassi che il Presidente della Repubblica convochi, per ascoltarle, le personalità politiche più importanti: tendenzialmente i presidenti dei vari gruppi parlamentari, i rappresentanti delle coalizioni, i presidenti delle Camere. Quando possibile, vengono convocati anche gli ex-presidenti della Repubblica.
Tuttavia, può accadere vengano convocati anche degli esponenti extraparlamentari, qualora abbiano un ruolo politico importante. Per fare un esempio, durante le ultime consultazioni sono stati convocati, tra i vari, anche Nicola Zingaretti (segretario del Partito Democratico) e Beppe Grillo (leader del Movimento 5 stelle).
Obiettivo principale delle consultazioni è avere un quadro chiaro della situazione, per decidere quale soluzione tentare di adottare.

Una volta terminate le consultazioni, si verifica se vi sia una personalità in grado di ottenere la fiducia della maggioranza (qualora ve ne sia una). A quel qualcuno viene quindi conferito l’incarico di formare un governo. Qualora accetti, dà il via ad una nuova serie di consultazioni – è ciò che sta facendo attualmente Mario Draghi. Si parla in questo caso di incarico esplorativo. Se le consultazioni dovessero svolgersi positivamente, si procede alla firma dei vari decreti per la nomina di esecutivo e ministri, giuramento e voto di fiducia.
A questo punto, il governo è formato.

Se, invece, le consultazioni dovessero avere esito negativo, si può procedere con il conferimento dell’incarico di formazione del governo ad un’altra personalità (con nuove consultazioni), con il rinvio alle Camere del governo dimissionario (per ottenere la fiducia o cadere) oppure con lo scioglimento delle Camere, andando quindi ad elezioni.

Le soluzioni possibili

Dunque, riassumendo: quali sono le soluzioni possibili in caso di crisi di governo?

  • Rinvio alle Camere, per verificare la sussistenza di un maggioranza disposta a sostenere il governo in carica.
  • Nomina di un nuovo governo, con lo stesso Presidente del Consiglio, ma con la modifica dei Ministri, ed eventualmente dei Ministeri.
    In questo caso si parla di cosiddetto Governo-bis: è accaduto tra agosto e settembre 2019, con la nomina del cosiddetto Conte-bis. Attualmente è una strada apparentemente non percorribile.
  • Nomina di un nuovo Presidente del Consiglio. Quest’ultimo può godere della fiducia della vecchia maggioranza, qualora quest’ultima si mantenga, o di una nuova maggioranza, qualora vi sia.
  • Formazione di un Governo tecnico. Si tratta di un governo affidato a personalità estranee alla politica in senso stretto e dotate, appunto, di competenze tecniche riconosciute. È quello che potrebbe verificarsi qualora le consultazioni da parte di Mario Draghi andassero a buon fine.
  • Formazione di un Governo istituzionale. È un governo solitamente presieduto dal Presidente di una delle due Camere. Ha durata limitata: lo scopo primario è, infatti, essenzialmente quello di provvedere all’ordinaria amministrazione e adempiere agli obblighi assunti sul piano internazionale ed europeo fino a nuove elezioni.
  • Nuove elezioni politiche. Sono, come si suol dire, l’ultima spiaggia. Qualora non sia possibile percorrere una delle strade precedenti, il Presidente della Repubblica può sciogliere le Camere e, secondo l’articolo 88 della Costituzione, indire nuove elezioni.

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