Crisi di Governo: gli scenari possibili

In attesa di capire cosa accadrà in Parlamento, cerchiamo di caprie quali sono gli scenari possibili in vista di una ipotetica crisi.

«Se il leader di Italia Viva si assume la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il loro sostegno».

Giuseppe Conte pare avere le idee chiare: se Matteo Renzi vuole avere un futuro nel processo decisionale del paese, oggi deve fare una scelta.

La mattina dopo l’approvazione del Recovery Plan da parte di un CDM privo delle ministre renziane, la crisi ormai è calendarizzata e si attende lo scontro in Parlamento.

Nell’attesa di capire se Giuseppe Conte ripeterà la stessa performance dell’agosto 2019, quando con una digressione parlamentare affossò il governo gialloverde e Matteo Salvini, cerchiamo di caprie quali sono gli scenari possibili.

GLI SCENARI POSSIBILI

1. Il Conte Bis

Il primo degli scenari possibili, ormai non più praticabile, avrebbe allungato ancora la vita del governo giallorosso. Semplicemente, le dimissioni della delegazione di Italia Viva dal governo Conte si sarebbe dovuto rivelare un bluff, nel tentativo di ottenere dei vantaggi in sede di CdM, ma così non è stato. In conferenza stampa, il leader di Iv ha ufficializzato le dimissioni dei suoi alfieri, aprendo così le porte alla crisi di governo alzando nuovamente i toni della sua personale disputa contro Giuseppe Conte.

2. Il rimpasto

Si tratta di una pratica antica, tutta italiana, degna della miglior Democrazia Cristiana. Concretamente, Italia Viva non aprirebbe a una vera e propria crisi, ma richiederebbe la sostituzione di alcuni ministri “pesanti”, e quindi di nuove poltrone. Si tratterebbe di un “patto di legislatura”: un accordo sottoscritto dai partiti che attualmente compongono la maggioranza per cercare di raggiungere il 2023, la naturale scadenza di questo mandato elettorale. Puro tatticismo all’italiana, che rimescolando le carte cercherebbe di fare contenti un po’ tutti, soprattutto in vista della gestione dei fondi del Next Gen Eu in arrivo già in primavera.

3. Il Conte-ter e i responsabili

Al momento, la strada più probabile: preso atto delle dimissioni delle due ministre renziane, Conte presenterebbe le sue dimissioni, recandosi immediatamente al Colle. Qui sarebbe lo stesso Mattarella che – presa visione dell’ipotetica nuova lista di ministri per il nuovo governo – gli affiderebbe il compito di formarlo. In questo caso, però, l’incognita maggiore sarebbe il passaggio parlamentare. Conte dovrebbe riuscire a ottenere una nuova fiducia alle camere, con una nuova maggioranza in un Parlamento dai numeri risicati.

A questo punto – dando per scontato il mancato appoggio di Renzi – entrano in gioco i cosiddetti “responsabili”. Con questa parola si fa riferimento a dei parlamentari non ufficialmente appartenenti ai gruppi di maggioranza ma che eccezionalmente fornirebbero il loro appoggio a un eventuale nuovo governo.

4. Governo di unità nazionale

Altra espressione ereditata dallo scorso secolo. Nel caso di una sconfitta parlamentare da parte di Giuseppe Conte, a un alto profilo tecnico o istituzionale verrebbe affidato il compito di mettersi alla ricerca di una maggioranza trasversale. Si tratterebbe di un governo “tutti dentro”, a cui verrebbe affidato il compito di traghettare il Paese fino al 2023, ma col gravoso compito di gestire la pandemia e soprattutto i circa 200 miliardi del Recovery Fund.

In allegato a questa ipotesi è ovviamente partito il totonomi, che vedrebbe in testa la presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, o Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (che Mattarella aveva individuato come possibile premier già nell’estate 2018 di fronte allo stallo seguito alle elezioni politiche).

5. Elezioni anticipate e il semestre bianco

Si tratterebbe dello sbocco naturale di questo stallo, se non fossimo nel bel mezzo di una pandemia e con l’onere di gestire circa 200 miliardi di euro nel tentativo di costruire il futuro delle prossime generazioni.

L’iter prevedrebbe quindi ancora una volta la caduta del Conte Bis, ed elezioni indette in primavera. Non più tardi, in effetti, perché il 2022 è anche l’anno in cui dovrà essere eletto il prossimo Presidente della Repubblica, cosa che farebbe scattare il cosiddetto “semestre bianco” il 3 agosto 2021, e per questo motivo renderebbe impossibile sciogliere le camere fino a febbraio 2022.

È bene precisare, però, che la strada delle elezioni anticipate è la meno appetibile per tutti.

Stando al’ultima Supermedia di sondaggi pubblicata da YouTrend, Italia Viva di Matteo Renzi, artefice di questa crisi, non riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento posta al 5% dall’attuale legge elettorale. Inoltre, dopo il taglio dei parlamentari ratificato con il referendum del settembre 2021, buona parte degli attuali deputati e senatori avrebbero poche chance di essere rieletti.

 

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