Crisi governo: i protagonisti

Tutti i protagonisti della crisi di governo.

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La crisi di governo che si sta consumando per il momento in maniera extraparlamentare (diventerebbe parlamentare solo nel momento di un voto di sfiducia) e che, naturalmente, domina i telegiornali, le home page, le pagine dei giornali e i talk show di approfondimento politico, potrebbe avere esiti del tutto imprevedibili, anche se l’idea del rimpastone d’ispirazione democristiana-vedroide (il riferimento ai passati politico-associazionisti di Enrico Letta e di Angelino Alfano è del tutto voluto) sembra sempre più concreta.

Ma chi sono i protagonisti di questa crisi? Vediamoli, uno a uno.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi è protagonista per natura e per eccellenza. I suoi fatti personali, le sue vicende imprenditoriali, sono indissolubilmente legate alla vita politica del paese dal 1994 (e lo erano anche prima, attraverso il legame con Bettino Craxi. Non citeremo, qui, vicende altre, legate, per esempio, alla P2). Ma oggi, be’, oggi è l’apoteosi. Dopo la sentenza Mediaset e la conseguente – sebbene procrastinata – decadenza da Senatore, Berlusconi ha perso la bussola, poi l’ha ritrovata, ha rilanciato Forza Italia, ha fatto passare gli aerei con gli striscioni in spiaggia, ha tuonato, pontificato, fatto videomessaggi e infine, la sera prima del suo compleanno, costretto i Ministri del Pdl alle dimissioni dal governo delle larghe intese (salvo poi ritrattare). E’ l’ennesimo schiaffo ad Angelino Alfano, che già si era preso la bastonata ai tempi delle primarie del Pdl che non si sono mai fatte. Re sole del suo partito e movimento, strattonato fra falchi e colombe, ha scelto i falchi e adesso è alla prova del nove. Il suo potere sembra dover soccombere di fronte a poteri più forti (ma non la magistratura, checché ne dica lui.

Il consigliere di sempre, Gianni Letta, è anche zio di Enrico, nonché vicino alle alte sfere dell’Opus Dei, annoverato fra le “colombe”, secondo quanto riporta la stampa di destra, rema da mesi perché Berlusconi si rassegni al basso profilo, per dire). Ma sarà proprio così?

Enrico Letta

Crisi di governo: Enrico Letta

Enrico Letta ha le larghe (e pacate) intese nel DNA. In realtà, le larghe intese sono molto violente e per nulla moderate, visto che presuppongono che siano tutti d’accordo e che domini il pensiero unico, ma questo non lo preoccupa affatto, perché ha imparato ben presto a raccontare al mondo l’importanza dell’andar tutti d’accordo.

Ha fondato un’associazione, un think tank, insieme ad Angelino Alfano. E poi, alla prima occasione, senza essere stato indicato da alcuno schieramento come premier, ha approfittato dello stallo politico, ha ottenuto il placet del migliorista Napolitano ed è riuscito a diventar premier quasi per necessità (un po’ come Mario Monti, ma dalla sua ha il dato anagrafico), quasi come salvatore della patria.

Forte di un appoggio consistente (sebbene non proveniente dalle urne) ha sfidato Berlusconi addirittura con un comunicato stampa sul sito ufficiale del Governo.

Ha gestito la mossa berlusconiana dicendo di non voler governare come traghettatore ma al tempo stesso restando attaccato alla poltrona di Palazzo Chigi con una caparbietà assoluta, arrivando a respingere le dimissioni dei ministri del Pdl che avevano espresso il desiderio di lasciare l’esecutivo su richiesta di Berlusconi.

Angelino Alfano

Crisi governo - Angelino Alfano

Angelino Alfano è passato senza colpo ferire dalla Democrazia Cristiana a Forza Italia, cui aderisce fin dal 1994. Fa un sacco di gavetta politica al fianco di Berlusconi, finché ne diventa il delfino: progetta il cosiddetto lodo Alfano, poi dichiarato illegittimo, e nel frattempo, però, coltiva il suo animo Dc insieme ad Enrico Letta, dentro a Vedrò.

Crede di poter finalmente trovare gloria personale quando Berlusconi lo lancia per le politiche. Ma si sbaglia di grosso e deve ripiegare. Dopo l’esito delle urne, eccolo in prima fila a fare il vice di Letta Enrico (ma solo perché la Costituzione non consente una diarchia a Palazzo Chigi).

Difende ancora il Cavaliere, sempre e comunque, dopo la sentenza Mediaset. Finché quello non lo costringe a dimettersi. A quel punto, tenta lo strappo, prendendo coraggio e confidando negli altri poteri. Quelli più forti. Lo abbiamo visto nelle foto con Berlusconi e Letta, perché suo malgrado deve sempre avere qualcuno accanto, deve essere il “secondo”.

Qui, è solo a Palazzo Grazioli.

Giorgio Napolitano

Crisi di Governo - Giorgio Napolitano

Il Presidente della Repubblica è considerato il vero artefice del governo Letta. È stato lui a scegliere il premier dopo che Pierluigi Bersani non è riuscito a trovare una maggioranza durante il suo mandato esplorativo.

Aveva dichiarato che non avrebbe mai accettato una rielezione, invece, per la prima volta nella storia, ha iniziato un secondo settennato vista l’incapacità delle forze politiche di accordarsi sulla scelta di un altro Presidente. La sua permanenza al Quirinale è stata vista come una gentile concessione a Pd e Pdl, come un tirare fuori dai guai i due partiti di maggioranza in un momento di stallo totale (ad aprile 2013) e dunque, forte di questa sua posizione, una settimana dopo la rielezione ha imposto un governo delle larghe intese guidato, appunto, da Enrico Letta.

Ora è attento a proteggere la sua “creatura”, mentre si difende dai continui attacchi di Beppe Grillo da una parte e di Silvio Berlusconi dall’altra. Il primo ne chiede continuamente le dimissioni e invoca lo scioglimento delle Camere per il ritorno al voto, il secondo lo accusa di non averlo difeso e di non avergli garantito l’agibilità politica, ma di aver addirittura influenzato i giudici per aumentare il risarcimento dovuto da Berlusconi a Carlo De Benedetti nell’ambito del processo Mediaset.
Dopo un incontro con Enrico Letta, ha diramato una nota annunciando l’appoggio alla decisione del premier di riferire in Parlamento e di chiedere la fiducia il 2 ottobre.

(Lucia Resta)

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Il leader del Movimento 5 Stelle ostacola il governo Letta fin dalla sua formazione. Subito dopo le elezioni di febbraio, vinte con il 25,55% dei voti in Italia e il 9,67% all’estero, forte dei suoi 8,7 milioni di elettori, ha sempre chiesto un governo Cinque Stelle e non ha votato la fiducia a Letta.

Nonostante si siano diffuse spesso voci relative alla volontà di alcuni pentastellati di appoggiare l’esecutivo, Grillo è stato chiaro sull’argomento: chi dice sì alla fiducia vada nel Pd (che significa estromissione dal M5S). L’unica alternativa a un governo guidato dal M5S è il ritorno al voto, anche con il Porcellum, sebbene i grillini abbiano sempre sostenuto la necessità di una nuova legge elettorale e appoggiato la mozione che mirava a cancellare quella di Calderoli per ripristinare almeno al Mattarellum. La convinzione di Grillo è che vincerebbe le elezioni anche con l’attuale legge elettorale.

In relazione all’attuale crisi di governo, aggravatasi negli ultimi giorni fino a costringere Letta a presentarsi in Parlamento il 2 ottobre, il M5S non solo ha dichiarato che voterà no, ma, quando si è paventata l’ipotesi che Pd e Pdl trovassero un accordo ed evitassero il voto, ha presentato una mozione di sfiducia a Enrico Letta.
Grillo ha sempre sostenuto anche la necessità delle dimissioni del Presidente della Repubbblica Giorgio Napolitano.

(Lucia Resta)

Crisi Governo: Fabrizio Cicchitto

In Parlamento dal 1979 con i socialisti ed ex membro della Loggia massonica Propaganda 2 (fu considerato uno dei ponti tra il Partito Socialista e la massoneria deviata), Fabrizio Cicchitto è uno dei consiglieri più fidati di Silvio Berlusconi fin dal 1998, quando lasciò i socialisti per aderire a Forza Italia grazie alle frequentazioni con Gianni de Michelis. Confluito nel Popolo della Libertà, è certamente uno degli uomini maggiormente consultati ed ascoltati dal Cavaliere, ha ricoperto quasi tutti i ruoli nella dirigenza di Forza Italia prima e del Pdl poi, fino a ricoprire la carica di capogruppo alla Camera. Grande difensore su tutta la linea delle scelte politiche del leader (si dice perchè partorite anche da lui, quasi sempre nottetempo), l’ex socialista questa volta si è letteralmente smarcato dal suo storico ruolo di berlusconiano di ferro, vestendo i panni del dissidente: è stato proprio Cicchitto ad aver criticato più aspramente, e per primo, la scelta di Berlusconi di togliere l’ossigeno al governo dalle larghe intese.

“Una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari il cui ruolo in questa cosi difficile situazione politica andrebbe esaltato sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell’iniziativa politica”

Parole che lasciano presagire, secondo i “fedelissimi”, un tradimento dell’ex capogruppo azzurro, che starebbe cercando di convincere insistentemente Berlusconi a “riparare l’errore fatto” continuando a garantire il sostegno al governo Letta; pur condividendo la linea politica del Cav sull’uso politico della giustizia Cicchitto ritiene che la caduta del governo non verrebbe compresa dall’elettorato berlusconiano e provocherebbe importanti ripercussioni sull’economia e sulla credibilità internazionale del Paese.

(Andrea Spinelli Barrile)

Carlo Giovanardi

Enrico Giovanardi con Nek

Il senatore Carlo Giovanardi, ex DC, CCD, UDC, insomma, area cattolica, con una collezione di uscite infelici su omosessuali, eutanasia, maltrattamento di animali e sulle gravi vicende che hanno coinvolto Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi.

È una “colomba” del Pdl: sostiene il governo Letta e alla vigilia del voto di fiducia ha dichiarato che un consistente gruppo di senatori è pronto a sostenere l’esecutivo. Ha sottolineato la differenza tra i membri del Pdl che vogliono restare tali e la nuova Forza Italia, che raccoglie l’ala più estremista del Popolo della Libertà. Vorrebbe che Silvio Berlusconi non continuasse a farsi influenzare dai falchi.

Lui e il gruppo di senatori di cui si è praticamente reso portavoce vogliono che il governo duri almeno fino al 2015, che si occupi dei provvedimenti economici più urgenti e che venga modificata la legge elettorale.
Difende strenuamente Berlusconi da quella che definisce una “mascalzonata” in Senato, ossia la questione della decadenza.

Importante per Giovanardi è restare all’interno del Ppe, il Partito Popolare Europeo, e ha fatto capire che se avverrà realmente una scissione, questo diritto resterebbe al Pdl e non a Forza Italia.

(Lucia Resta)

Daniela Santanché

Daniela Santanchè (il cognome anagrafico è Garnero) è l’altro falco fedelissimo, in compagnia di Denis Verdini, alla scrivania di Silvio Berlusconi: entra in politica nel 1995 come collaboratrice personale di Ignazio La Russa nel 1995 ed venne eletta alla Camera nel 2001 proprio con Alleanza Nazionale. Salita all’onore delle cronache grazie all’ormai famoso dito medio mostrato agli studenti contestatori della riforma Moratti (era il 2005). Passa a La Destra, divenendone portavoce e candidata premier, nel 2007, Daniela Santanchè mostra sempre più la tempra della donna in carriera al di sopra di ogni sospetto, dura, tenace, polemica con tutti, anche con Berlusconi:

“Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do…”

Riavvicinatasi alla destra berlusconiana nel 2008, il primo contatto ufficiale con Denis Verdini avviene quello stesso anno, quando la Santanchè, uscita da La Destra, fonda il Movimento per l’Italia ed invita il coordinatore del Pdl alla conferenza. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal 2010, ricopre quel ruolo entrando letteralmente nel cuore di Berlusconi, conquistandone la fiducia e la stima. Rimasta in carica fino al 2011 ha il tempo di avvicinarsi ulteriormente al Cavaliere dopo le sue dimissioni da premier in favore di Monti: Daniela Santanchè non era eletta e dunque rimase senza incarichi politici, potendosi così ulteriormente avvicinare a livello “personale” a Berlusconi. La sua società di pubblicità, Visibilia, è concessionaria per Il Giornale di Paolo Berlusconi, ma è anche socia di Flavio Briatore nei locali Billionare e Twiga. Soprannominata “la Pitonessa” per via di una vecchia barzelletta è legata, dopo aver avuto una relazione con il faccendiere Luigi Bisignani, al direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Attualmente è una dei “cattivi consiglieri” del Cavaliere, osteggiata dal Alfano da diverso tempo, ha mostrato spirito di sacrificio mettendo la sua “testa” sul piatto al posto di quella di Berlusconi.

(Andrea Spinelli Barrile)

Gianni Letta

Gianni Letta

Qual è la posizione di Gianni Letta nella crisi del governo guidato da suo nipote Enrico? Difficile capirlo. Come sempre il braccio destro di Berlusconi, il suo consigliere fidato, colui che è stato accanto al Cavaliere (ed è Cavaliere egli stesso) sia da imprenditore sia da politico fin dalla prima esperienza di governo nel 1994, è un personaggio che resta nell’ombra, ma nonostante questo è anche più importante di tutti gli altri.

Il suo nome salta spesso fuori per incarichi di rilievo, ma non è mai stato Presidente del Consiglio, né delle Camere. Berlusconi era quasi riuscito a farlo eleggere Presidente della Repubblica nel 2006, ma poi vinse Napolitano.
Mediatore per eccellenza (è l’artefice del Patto della crostata con D’Alema), è il trait d’union tra le due anime del governo delle larghe intese. È stato avvistato a Palazzo Chigi alla vigilia della richiesta della fiducia, mentre a Palazzo Grazioli era in corso il confronto tra Alfano, Berlusconi e gli altri pezzi grossi del Pdl. A che titolo è andato a parlare con il nipote? Semplice portavoce o regista oscuro?

(Lucia Resta)

Guglielmo Epifani

Guglielmo Epifani

Segretario generale della CGIL dal 2002 al 2010 ha sempre lavorato, fin da dopo la laurea, all’interno del sindacato all’interno del quale si è distinto per le sue abilità di dirigente. Iscritto prima al PSI e poi ai DS, braccio destro di Cofferati dal 1994 al 2002, entra nella politica “vera” una volta terminata l’attività sindacale, candidandosi con il Partito Democratico alla Camera alle ultime elezioni. Nominato segretario del PD l’11 maggio scorso dopo le dimissioni in massa della dirigenza Bersani, Epifani è considerato da una larga parte del partito più un “traghettatore” che un vero e proprio leader politico.
Distintosi nei suoi mesi da segretario più per l’intempestività dei suoi commenti che non per aver incardinato un reale percorso verso il congresso di fine novembre, criticato da più esponenti del suo partito per la lentezza con cui si sono prese le poche decisioni necessarie, Epifani è passato dall’essere un fedelissimo di Bersani ad un estimatore del giovane Renzi; poco disponibile a proseguire l’esperienza del governo Letta, secondo chi lo conosce bene l’ipotesi elezioni è ben più gradita al segretario democratico in pectore, sta attualmente mantenendo una posizione decisamente cauta (ed insolita per il personaggio), seguita di buon grado da una larga parte del partito.

(Andrea Spinelli Barrile)

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