Quando scatta la malattia per i lavoratori in isolamento fiduciario?

L’INPS precisa che finire in isolamento fiduciario non comporta automaticamente il riconoscimento della malattia per i lavoratori.

La curva dell’epidemia in Italia è in aumento, come in gran parte dell’Europa e in molti Paesi del Mondo, e le misure attualmente in atto, così come le altre che arriveranno nelle prossime ore col nuovo DPCM, prevedono un periodo di isolamento domiciliare nel caso in cui si sia entrati in contatto con una persona positiva al COVID-19, ma anche nel caso in cui vengano disposti dei lockdown localizzati.

Chi si trova in un’area particolarmente colpita dall’epidemia ed è costretto, da disposizioni comunali, regionali o statali, a rimanere a casa senza la possibilità di recarsi a lavoro, potrebbe non vedersi automaticamente riconosciuta la malattia dall’INPS, almeno per il momento.

Quello che sembrava assodato dal decreto legge Cura Italia del 17 marzo 2020, che equiparava la quarantena alla malattia, non è più così automatico e a precisarlo è stata la stessa INPS nel messaggio n. 3653 del 9 ottobre, “Indicazioni operative e chiarimenti per i lavoratori aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia“.

Quando scatta la malattia in caso di quarantena?

La nota diffusa dall’INPS è molto chiara: se un lavoratore è costretto a casa dalla ASL, da un ospedale o da un medico di famiglia perchè venuto in contatto con una persona positiva, in quel caso l’INPS riconoscerà automaticamente la tutela della malattia durante il periodo di isolamento. E lo stesso vale per i lavoratori che, positivi al COVID-19, devono rimanere a casa:

In caso di malattia conclamata (art. 26, comma 6) il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno.

Se, invece, la persona costretta all’isolamento fiduciario dalle autorità sanitarie, ma non risulta di fatto colpita direttamente dall’infezione e per questo può continuare a lavorare in smart working, l’INPS non riconoscerà la malattia:

Non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia o della degenza ospedaliera nei casi in cui il lavoratore in quarantena (art. 26, comma 1) o in sorveglianza precauzionale perché soggetto fragile (art. 26, comma 2) continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, mediante le citate forme di lavoro alternative alla presenza in ufficio. In tale circostanza, infatti, non ha luogo la sospensione dell’attività lavorativa con la correlata retribuzione.

Diverso, invece, è il discorso per eventuali chiusure generalizzate disposte da un Comune o una Regione. In quel caso i lavoratori costretti all’isolamento domiciliare non avranno diritto al riconoscimento della malattia, proprio perché non saranno le autorità sanitarie a decretare in modo specifico che quella o quelle persone devono rimanere a casa.

In tutti i casi di ordinanze o provvedimenti di autorità amministrative che di fatto impediscano ai soggetti di svolgere la propria attività lavorativa non è possibile procedere con il riconoscimento della tutela della quarantena ai sensi del comma 1 dell’articolo 26, in quanto la stessa prevede un provvedimento dell’operatore di sanità pubblica.

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