Anche Palù, il virologo contrario al lockdown, ora ammette che la situazione è grave

Il virologo Giorgiò Palù, da sempre contrario al lockdown, ora prende atto della richiesta dell’Ordine dei medici di chiudere tutto.

Negli ultimi mesi ci siamo abituati a sentire tutto e il contrario di tutto sul coronavirus, sulla sua contagiosità, sulla sua pericolosità. Questo perché anche all’interno della comunità scientifica non c’è un grande accordo e spesso le parole degli scienziati vengono strumentalizzate dai politici o sembrano gli scienziati stessi parlare un po’ partito preso e suffragare questa o quella opinione mettendoci dentro anche un po’ della propria esperienza in campo medico.

Uno dei virologi che è stato spesso “usato” da chi vuole stigmatizzare la pericolosità del coronavirus è Giorgio Palù, professore di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova e Presidente della Società Italiana ed Europea di Virologia. Palù ha spesso opinioni contrastanti rispetto ad alcuni suoi colleghi e ha anche pubblicamente dato ad Andrea Crisanti dell’”esperto di zanzare” più che un vero e proprio virologo. E infatti se da una parte Crisanti è uno di quegli esperti che chiedono il lockdown già da molto tempo, che invitano alla prudenza e che commentano (già da molte settimane, anche mesi nel suo caso) con preoccupazione l’andamento dell’epidemia, dall’altra parte Palù si è distinto perché ha sempre cercato di minimizzare la pericolosità del Covid-19.

Per esempio, il 24 ottobre scorso, quindi poco più di due settimane fa, quando la situazione in Italia stava già cominciando a diventare molto preoccupante, Palù diceva:

C’è tanto allarmismo. È indubbio che siamo di fronte a una seconda ondata della pandemia […] La circolazione del virus non si è mai arrestata, anche se, a luglio, i casi sembravano azzerati, complice la bella stagione, l’aria aperta, i raggi ultravioletti che uccidono il virus.

Poi aggiungeva che “il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato”, sottolineando come chi ha una carica virale bassa possa non contagiare nessuno e chi invece ce l’ha alta è contagioso, ma quando si fa un tampone non si cerca anche di capire qual è la carica virale. Palù diceva anche di essere contrario al lockdown perché sarebbe “un suicidio per la nostra economia” e soprattutto ripeteva più volte che “la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria. Inoltre diceva anche:

Quello che veramente conta è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione. In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste.

Ebbene, adesso è però proprio il dato sulle terapie intensive che fa preoccupare anche Palù. Infatti il virologo è stato oggi ospite di Myrta Merlino a “L’aria che tira su La7” e quando gli è stato chiesto che cosa ne pensasse della richiesta dell’Ordine dei medici di dichiarare il lockdown e della divisione in aree gialle, arancioni e rosse, lui, prendendola molto alla larga, ha detto:

Queste sono decisioni che non spettano certo a uno che si occupa di biologia dei virus e di impatto clinico. Sicuramente credo che l’Ordine dei medici avrà considerato un aspetto, che è fondamentale: qual è l’occupazione media delle rianimazioni, perché è questo che ci dà un indice di saturazione del sistema sanitario. Mediamente, ahimè, abbiamo già superato il 30% e questo significa che gli anestesisti, gli animatori, quelli che sono sul campo sono già costretti a fare scelte dolorose: chi intubiamo e chi no e per quale patologia. Chi scegliamo tra uno che ha il Covid-19 in progressione, quindi critica molto severa a rischio della vita, o un paziente neoplastico o cardiovascolare da intubare. Lo facciamo in base all’età? In base a principi etici? Quindi è questo che ha fatto invocare, credo, all’Ordine dei medici un nuovo lockdown, anche se ci sono regioni, come il Veneto, che non è affatto in situazione critica perché la saturazione dei posti letto in rianimazione è del 17%. Inutile dire quello che avremmo potuto fare…

Palù, dunque, ammette che ci possano essere le condizioni per chiedere un lockdown, stando a quanto dicono i suoi colleghi medici, e aggiunge:

Sicuramente, però, le rianimazioni sono, dal punto di vista degli indicatori sanitari, il principale, più ancora dell’occupazione dei letti nei reparti medici, perché c’è una netta relazione tra la disponibilità dei posti letto… all’inizio ne avevamo 5mila, io non credo che ne abbiamo oggi 10mila, come sento dire, avremo forse 10mila respiratori, ma non 10mila posti letto, la Germania aveva 25-30 posti letto ogni 100mila abitanti, noi 7 per 100mila abitanti. Li abbiamo aumentati, soprattutto nelle regioni del Nord, ma non al Sud che è, in questa fase, molto critica, in necessità di posti letto.

Poi, pur sottolineando che un nuovo lockdown sarebbe catastrofico per l’economia, ammette:

Un lockdown ci metterebbe a terra dal punto di vista economico e finanziario, però, d’altronde, se non c’è modo di invertire la tendenza, da ottobre l’andamento della curva dei casi incidenti ha una crescita esponenziale, sembrava che negli ultimi 4-5 giorni che ci fosse un po’ di flesso, ovviamente con 8 milioni di studenti messi in circolazione e anche con l’ambiente e la natura e la stagionalità che non ci protegge più come l’estate, si poteva pensare a questo aumento di casi

In pratica, Palù, che meno di un mese fa cercava di minimizzare sulla gravità del virus, ora, davanti ai numeri che vengono dai reparti di terapia intensiva, si rende conto che la situazione è tutt’altro che tranquilla, ma fa anche capire che lui la affronterebbe in modo del tutto diverso, anche se non è ben chiaro se come vorrebbe affrontarla lui è fattibile o meno, visto che lui dice:

Una cosa importante che vedo è quella dei medici di medicina generale, di comunità… ecco, se avessimo la possibilità, in tutte queste statistiche, di distinguere questi soggetti positivi per asintomatici, paucisintomatici con reattività o con infezione nelle prime vie aeree, con polmonite, con polmonite che desatura o con infezione progressiva, ecco potremmo anche qui cercare di intervenire con linee guida e cercare di curare alcuni di questi pazienti a casa.

Non essendo medici, né esperti di come funzioni il sistema sanitario, non possiamo dire se fare queste distinzioni tra i positivi al Covid-19 sia oggi qualcosa di concretamente realizzabile oppure no, ma è pur vero che la stragrande maggioranza dei positivi viene effettivamente curata a casa. Da osservatori, poi, possiamo anche far notare che ci sono spesso persone che sono asintomatiche quando vengono scoperte positive, ma peggiorano nel giro di pochi giorni.

Palù sul vaccino: “Occorre essere molto cauti”

Il Professore Giorgio Palù ha detto la sua anche sul vaccino, la cui efficacia al 90% è stata annunciata ieri da Pfizer-BioNTech. A differenza di alcuni suoi colleghi, molto entusiasti per questa notizia, Palù raffredda gli animi:

Occorre essere molto cauti. È stato l’annuncio di una industria farmaceutica, non è un lavoro che ha superato il vaglio della comunità scientifica. È la prima volta che va in clinica un vaccino del genere e occorre valutare bene gli effetti collaterali indesiderati. Sono passati meno di dieci mesi. Non ci saranno le dosi per tutti, va conservato a meno ottanta gradi. Ma bisognerà capire quali sono gli effetti collaterali e quanto dura l’immunità.

 

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