Nuovo DPCM slitta a martedì: braccio di ferro governo-regioni

Il nuovo DPCM del governo slitta a martedì, Conte vuole evitare un nuovo lockdown, regioni e CTS chiedono il coprifuoco alle 18:00

Continua a slittare di giorno in giorno il nuovo DPCM che annullerà e sostituirà quello del 26 ottobre e che avrebbe dovuto avere effetto fino al 24 novembre. Si naviga a vista e sulla base della curva dei contagi, anche se ancora non c’è un accordo tra governo centrale ed enti locali. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di evitare un lockdown generale, che però sembra solo essere rinviato al prossimo step. In questo decreto si va piuttosto verso un coprifuoco in tutta Italia alle ore 21, come una sorta di compromesso tra la richiesta delle regioni (coprifuoco alle 18) e la volontà di Roma di chiudere solo le zone in cui l’indice di contagio (RT) è più alto.

Di sicuro, dopo cinema e teatri chiuderanno anche musei e gli altri luoghi archeologici, ma nelle aree in cui i contagi galoppano, si chiuderanno quasi certamente anche bar e ristoranti per l’ora di pranzo. Per le scuole, nella giornata di ieri si è parlato della didattica a distanza anche per le terze medie, ma in serata si sarebbero aggiunte anche le seconde medie, con l’obbligo di mascherina per le lezioni in presenza anche alle elementari.

Nella giornata di oggi, il premier Giuseppe Conte è impegnato in comunicazioni alla Camera e al Senato, ragion per cui non ci dovrebbe essere il tempo di emanare il nuovo DPCM già in serata, ma non si andrà oltre la giornata di domani, anche se in precedenza lo stesso capo dell’esecutivo aveva dichiarato che gli effetti del DPCM del 26 ottobre si sarebbero valutati dopo due settimane. Ai parlamentari, comunque, Conte spiegherà l’orientamento delle nuove disposizioni, che a differenza di quanto chiedono le regioni e il CTS (lockdown totale o quantomeno coprifuoco alle 18:00) prevede una diversificazione delle misure a seconda dell’area.

Conte vuole scongiurare nuovo lockdown totale

Il presidente del Consiglio continua a difendere la sua posizione espressa già in estate e volta a scongiurare nuove chiusure totali per evitare un blackout economico che questa volta non potrebbe essere sostenuto con le stesse risorse messe in campo a marzo-aprile. Per evitare un nuovo lockdown totale, tra le restrizioni al vaglio c’è la chiusura dei movimenti interregionali se non per ragioni di lavoro, ma anche la chiusura dei centri commerciali nei weekend.

Locatelli: “Scuola non è totem intangibile”

Ricapitolando, coprifuoco per tutti alle 21, ma nelle regioni a più alto rischio – in questo momento Lombardia, Piemonte e Calabria – l’orario in cui i cittadini dovrebbero rientrare in casa senza più uscirvi sarebbe anticipato alle 18 con conseguente chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di farmacie, parafarmacie e alimentari. Nelle zone rosse niente distributori automatici e smart working per i dipendenti della pubblica amministrazione, ad eccezione dei servizi essenziali. Ospite di Che tempo che fa, su Rai 3, Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha affermato che il nuovo DPCM “andrà nella direzione del principio di proporzionalità e ragionevolezza che ha guidato le scelte fino ad ora, facendo leva su qualche misura come la limitazione agli spostamenti interregionali se non per ragioni indifferibili, di salute o di lavoro”. “La scuola e l’eventuale attivazione di periodo di Dad non è un totem intangibile – aggiunge Locatelli – In situazioni di alcune realtà territoriali in cui si vuole ottenere una flessione della curva, può essere una misura da considerare”.

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