Nuovo DPCM in arrivo. Cosa dobbiamo aspettarci?

Il DPCM in vigore dal 6 marzo è già vecchio e in queste ore il nuovo governo sta lavorando ad un nuovo DPCM per stringere un po’ le maglie.

Il DPCM del 2 marzo scorso, entrato in vigore il 6 marzo, è già vecchio. Ve ne abbiamo parlato alla vigilia della sua entrata in vigore e oggi, tre giorni dopo, anche il governo di Mario Draghi sembra essersene accorto e forse anche tra i cittadini inizia a diffondersi la sensazione che l’operato del precedente esecutivo, duramente criticato dall’opposizione e non solo, non era così pieno di errori.

A posteriori il mese abbondante che la crisi di governo aperta da Matteo Renzi ha fatto perdere al precedente esecutivo – e quindi anche all’attuale, entrato in carica quando la curva dell’epidemia era già impossibile da rallentare senza misure dure – era il mese in cui si sarebbe dovuta rivedere e perfezionare la strategia contro la pandemia. E invece, proprio a causa di quel tempo perso, il nuovo esecutivo non ha potuto far altro che confermare ed estendere le misure già in vigore, senza avere il tempo di correggere il tiro.

Queste correzioni, che devono tenere conto delle varianti del virus che si stanno diffondendo in modo sempre più capillare in tutto il territorio italiano, sono però in via di definizione. Se da un lato l’esecutivo di Draghi vuole uniformare a livello nazionale la gestione della campagna di vaccinazione contro il COVID, dall’altro lato l’ultimo DPCM ha dato la responsabilità delle zone arancioni e zone rosse ai governatori delle Regioni. Il risultato è che i governatori più previdenti hanno deciso di stringere le misure anche se dal monitoraggio della cabina di regia non era necessario farlo e che l’Italia è ancora colorata in modo non uniforme.

La strategia Zero COVID è sempre più lontana. Col passare delle settimane avremo regioni oggi rosse che potranno passare in zona arancione o gialla e allo stesso tempo Regioni che oggi sono gialle che diventeranno arancione o rosse. E anche la campagna di vaccinazione che Draghi e la Protezione Civile vogliono uniformare rischia di venir rallentata nelle zone rosse e nelle aree con la pressione maggiore sugli ospedali.

Il nuovo DPCM è in arrivo. Oggi il vertice straordinario

Il punto della situazione sarà fatto oggi nel corso delle riunione straordinaria della maggioranza a cui prenderanno parte non soltanto i Ministri Speranza, Gelmini, Giorgetti, Patuanelli, Franceschini e Bonetti, ma anche gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico e il Commissario Straordinario per l’Emergenza COVID Figliuolo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli.

Le ipotesi che stanno circolando in queste ore riguardano la zona rossa, che potrebbe scattare in modo automatico quando una Regione supera i 250 casi ogni 100mila abitanti nel corso della settimana, ma anche la zona gialla che secondo gli esperti potrebbe non essere più sufficiente per limitare il contagio con la varianti in circolazione.

Sappiamo già che il Ministro Speranza è favorevole ad un’ulteriore stretta e anche il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è detto convinto che servano misure più rigide. Il Comitato Tecnico Scientifico lo sostiene da settimane, ma è stato ascoltato solo in parte e oggi, coi dati che gli davano ragione già dall’inizio di gennaio, il peso del parere degli esperti è maggiore.

Se si deciderà di mantenere l’impianto attuale è certo che le misure diventeranno più restrittive, ma al vaglio c’è anche un’altra ipotesi: rafforzamento del coprifuoco, che potrebbe essere anticipato rispetto alle 22, e l’introduzione di un calendario di restrizioni simile a quello che abbiamo già sperimentato nel periodo natalizio, con giorni rossi o arancioni in tutto il Paese per le giornate più calde come il fine settimana o le festività rosse come Pasqua e Pasquetta.

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