Nuove misure anti-COVID, Speranza: “Stretta su attività non essenziali”

Le nuove misure anti-COVID potrebbero arrivare tra domenica e lunedì. Diversi i vertici a livello statale e regionale per arrivare ad un accordo.

Potrebbe arrivare tra domenica e lunedì l’ulteriore stretta del governo per tentare di contenere la crescita dei contagi in Italia, che ieri ha toccato una vetta mai raggiunta neanche durante la prima e accusa fase della pandemia nel nostro Paese. Il vertice notturno urgente chiesto dal Partito Democratico è iniziato alle 2 del mattino, ma nonostante ore di accese discussioni non si è ancora arrivati ad un accordo sulle misure anti-COVID da mettere in atto.

Molto dipenderà da cosa emergerà oggi dalla riunione, in corso da questa mattina, tra la Protezione Civile e le Regioni, incontro che vede la partecipazione anche del Ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, del commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri, ma anche del capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e del Ministro della Salute Roberto Speranza.

Oggetto dell’incontro è un confronto con le Regioni sulla situazione nelle terapie intensive e sui tamponi che vengono eseguiti quotidianamente e in modo assolutamente non proporzionato da Regione a Regione. Un particolare, questo, che non permette di avere una panoramica uniforme dell’andamento della pandemia di COVID-19 su tutto il territorio italiano, anche se il dato dell’occupazione delle terapie intensive è comunque indicativo della gravità della situazione.

Speranza: “Stretta su attività non essenziali”

Il Ministro della Salute Roberto Speranza, lo riferisce oggi l’ANSA, vorrebbe mettere in piano un sistema di misure anti-COVID in grado di non impattare in modo pesante su scuola e lavoro:

L’idea di base è l’irrigidimento delle misure con una distinzione di base tra attività essenziali e non essenziali perché abbiamo necessità di limitare i contagi. Interveniamo adesso con più forza sulle cose non essenziali per evitare di dover incidere domani sull’essenziale che per il governo è rappresentato da lavoro e scuola. Se decidiamo come governo di chiedere a qualche comparto di cessare o limitare le proprie attività ci facciamo carico del ristoro.

Il Ministro della Salute, quindi, punta a compensare quelle attività che si vedranno limitare l’operabilità dalle nuove misure anti-COVID, ma non è entrato nel dettaglio sulle modalità o le tempistiche con cui questo avverrà.

Questo è, ovviamente, il parere del Ministro Speranza, ma la decisione finale, che sarà tempestiva, dovrà tenere conto anche delle indicazioni degli altri Ministri e delle Regioni, che dovranno essere d’accordo sulla nuova stretta.

Misure anti-COVID: le ipotesi al vaglio

L’Italia si trova in un certo senso in una situazione di vantaggio rispetto ad altri Paesi UE, a cominciare dalla Francia. Vantaggio temporale, s’intende: è già possibile, anche se parzialmente, capire gli effetti delle misure tardive anti-COVID messe in atto in altri Paesi e decidere quindi con un po’ di consapevolezza in più come comportarsi.

Il premier Conte sembra aver già escluso l’ipotesi di un secondo lockdown, che sarebbe ancor più devastante del primo per milioni di cittadini, ma vorrebbe escludere anche una chiusura obbligata per bar, ristoranti e locali alle 22, anche se molti Ministri propenderebbero per questa ipotesi in aggiunta a nuove misure anti-COVID sugli sport da contatto, anche a livello agonistico, e la chiusura dei negozi ritenuti non essenziali.

L’obiettivo delle nuove misure è comunque quello di limitare il più possibile gli assembramenti, anche se i dati ufficiali che emergono dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute confermano che il contagio avviene in maniera importante tra le mura domestiche, almeno per il momento.

Tutti sembrano d’accordo, però, sulla necessità di tenere aperte le scuole. La Ministra Azzolina continua a sostenere che la scuola sia il luogo più sicuro in cui far stare gli studenti in questo momento, ma resta necessario ora più che mai ridurre il carico sui mezzi pubblici. Se far rimanere a casa almeno gli studenti più grandi verrà esclusa, è probabile che si decida di scaglionare non soltanto gli orari di ingresso in modo più deciso, ma anche quelli di uscita, così da evitare un maggiore afflusso sui mezzi pubblici nelle fasce orarie generalmente più calde.

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