Veltroni su Conte: “Mi aspettavo parlasse dei 1000 morti di ieri, la situazione è drammatica”

Per Walter Veltroni questa classe politica non ha visione del futuro. Ma perché in Italia continuano a morire così tanti pazienti Covid?

Il ritorno di Walter Veltroni. L’ex segretario del Pd parla a Omnibus su La7 delle misure del Dpcm di Natale illustrate in conferenza stampa dal premier Conte al quale fa un appunto: “Il dato di ieri, i mille morti, mi auguravo che il premier ne parlasse ieri sera, è una situazione molto drammatica”.

Secondo Veltroni alla classe politica attuale manca una visone del futuro: “Non mi pare ci sia stato un dibattito pubblico, non sono state enunciate le idee su cui il paese si ricostruirà”, quando invece in Italia servirebbe una ricostruzione come “dopo la guerra” e “il fascismo”.

Ma tornando al dato della mortalità, perché in Italia continuano a morire così tanti pazienti Covid? Il nostro paese è primo per tasso di mortalità in Europa e terzo nel mondo, sesto per decessi in valore assoluto.

Il tasso di mortalità è l’ultimo dato a scendere, spiegano gli esperti, anche di fronte al rallentamento della curva epidemica, come ci hanno ricordato i 993 morti registrati dal bollettino del ministero della Salute di ieri, dato record di decessi giornalieri da quando c’è la pandemia in Italia.

Mortalità da Covid in Italia, perché così alta?

Tra i motivi dietro una così alta mortalità da Covid vengono spesso citati l’età della popolazione e la poca capacità di testare. Il professore Lorenzo Richiardi, ordinario di epidemiologia e statistica medica all’Università di Torino, intervistato da La Stampa interviene così nel discorso sulla mortalità da Covid in Italia:  “Il motivo di tanti morti in Italia resta è un mistero. Una teoria è perché abbiamo una popolazione anziana, ma non basta. Solo Regno Unito e Spagna registrano simili perdite, mentre gli Stati Uniti sono più bassi e la Germania pure. La letalità del Covid non è drammatica rispetto ad altre malattie, ma se riferita agli anziani diventa devastante”.

I quasi mille morti di ieri, continua il professore, si sarebbero ammalati ai primi di novembre: “Purtroppo i morti sono gli ultimi a scendere dopo contagiati e ricoverati. E molto complesso fare questo tipo di valutazioni, ma esiste un ritardo tra il picco di incidenza dei casi rilevati e i deceduti. Si può immaginare che ci sia una distanza di due o tre settimane, per cui i 993 di ieri si sarebbero ammalati a inizio novembre”.

A influire è però anche il ritardo nella trasmissione dei dati “e molto dipende pure dalla tempestività della diagnosi. Rispetto alla prima fase in cui gli ammalati arrivavano in ospedale già gravi e morivano dopo poco, ora i contagiati vengono presi in carico prima e hanno un decorso più lungo”.

Per i contagi: “Siamo anche oltre il plateau, almeno per quel che riguarda i nuovi casi. Per le terapie intensive siamo ancora sul plateau” aggiunge l’epidemiologo: “La velocità di discesa è quella attesa, anzi è più veloce della prima fase. Ora bisogna completare la discesa, cercando di evitare la terza ondata a febbraio”. In ogni caso: “Il punto determinante è sempre la riduzione dei contatti personali”

Sulle feste di Natale secondo Richiardi bisogna temere più una ripresa della seconda ondata che l’irrompere di una terza ondata vera e propria di Covid, perché “non siamo a zero casi come quest’estate”. Secondo l’esperto la terza ondata è per ora “solo una preoccupazione, poi ragionerei un’ondata alla volta anche se l’andamento della pandemia è su e giù, come uno yo-yo. Il motivo per cui si calma sono le misure di contrasto, in attesa del vaccino” in arrivo a gennaio.

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