Regioni al governo: i 21 indicatori inadeguati. Zampa: “Riaprire subito? Sarebbe bis dell’estate”

Sull’assegnazione delle zone Covid è scontro aperto: la Conferenza delle regioni propone 5 indicatori di rischio al posto dei 21 attuali, ritenuti superati

È scontro tra regioni e governo sugli indicatori di rischio coronavirus e sull’assegnazione delle zone Covid sul territorio nazionale. Stamattina il governatore della Lombardia Attilio Fontana è tornato a chiedere che, in base agli ultimi dati, la regione passi da zona rossa ad arancione. Ma è la conferenza delle Regioni tutta a proporre al governo l’uso di 5 indicatori specifici per definire il rischio contagio nelle regioni al posto dei 21 in uso adesso.

“La situazione è seria e non può essere sottovalutata, siamo di fronte a una circolazione molto significativa del virus, lo vediamo dal numero dei contagi e con un po’ di distanza dei decessi, ultima cosa ad aumentare” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza a Cartabianca. “I segnali degli ultimi giorni sul piano dell’Rt, l’indice di contagio, hanno indicato un primissimo elemento di controtendenza, sceso a 1,4. Ma questo non basta, dobbiamo portare l’indice Rt sotto alla soglia di 1 e grazie a questo vedremo gradualmente una riduzione degli accessi al pronto soccorso, in area medica e in terapia intensiva” ha aggiunto il ministro.

Regioni: usiamo 5 indicatori di rischio

Ma sotto la pressione delle categorie produttive, i governatori definiscono i 21 indicatori di rischio “inadeguati” e “da rivedere”, proponendone 5: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, indice Rt calcolato a seconda della sorveglianza integrata dell’Istituto superiore sanità, il tasso di occupazione dei posti letto totali in terapia intensiva per i pazienti Covid e quello dei posti letto totali per pazienti-Covid, assicurare adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena, numero e tipologia di figure professionali e tempo/persone impiegate in ogni servizio territoriale al contact-tracing.

Zampa: non si può riaprire subito

La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa stamane ad Agorà su Rai Tre però avverte: “Non c’è mai la possibilità di aprire immediatamente. Per fortuna ci sono miglioramenti ma chiedere ai presidenti di regione di avere la pazienza di consolidare risultati è la strada che bisogna percorrere”.

Secondo Zampa senza prudenza verranno vanificati tutti gli sforzi fatti: “Se ottieni un risultato e lo bruci subito, si fa il bis dell’estate.  Il criterio dei 21 indici è in vigore da aprile, è un metodo di lavoro comune, di cui hanno fatto parte anche le regioni, che va avanti da molti mesi. Comprendo che i governatori chiedano confronti e troveranno sempre la porta aperta. Ma il sistema dei parametri è molto raffinato. I 21 criteri sono stati decisi nella Cabina di regia. Non è il Cts che ha messo a punto quel sistema, che è molto raffinato”.

Oggi intanto si terrà una riunione straordinaria della Conferenza delle Regioni, come chiesto dal governatore del Friuli Venezia Giulia (attualmente in zona arancione) Massimiliano Fedriga secondo cui: “La decisione su quali provvedimenti applicare deve essere politica, non va lasciata la parola fine a un algoritmo. Governo e regioni si devono confrontare e decidere di comune accordo”.

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