Imbarazzo nel M5S per l’inchiesta su Cesa: cosa cambia per il governo

L’inchiesta che coinvolge l’ormai ex segretario dell’Udc mette in salita la strada per l’allargamento della maggioranza, il M5S in imbarazzo

L’inchiesta Basso Profilo, che tra gli altri vede indagato anche il leader dell’Udc, Lorenzo Cesa, avrà inevitabilmente ripercussioni sulle trattative per l’allargamento della maggioranza di governo. In queste ore traspare imbarazzo tra le fila del Movimento 5 Stelle, che nonostante le dimissioni dell’ex europarlamentare, ritiene che inevitabilmente il “simbolo” dell’Unione di Centro sia stato sporcato dal coinvolgimento in una vicenda che associa ancora una volta politica e ndrangheta, la potente organizzazione criminale calabrese.

Dai salotti della politica emerge che l’inchiesta renderà ancora più difficile la caccia ai volenterosi da parte di Giuseppe Conte e il suo entourage. All’interno dello stesso Movimento 5 Stelle ci sono pareri contrastanti: da un parte chi ritiene che le dimissioni di Cesa siano un segnale sufficiente per continuare a trattare con il suo partito, dall’altra chi è convinto che ormai il canale debba essere abbandonato. A ciò si devono aggiungere oggettive complicazioni di trattativa, essendo l’Udc ora privo di un leader di fatto e con i centristi che potrebbero prendere altre vie per il proprio futuro politico.

Di Battista: “Cesa non può essere un interlocutore”

Nessuno si sbilancia tra i pentastellati, tra coloro i quali si trovano al momento nella stanza dei bottoni, ma Alessandro Di Battista, che rappresenta l’anima del “grillismo” vecchio stampo, quello del “Vaffa Day” per rendere l’idea, è chiaro: “Chi ha condanne sulle spalle e indagini per reati gravi, perché Cesa non è certo indagato per diffamazione, non può essere un interlocutore. Si cerchino legittimamente i numeri in Parlamento tra chi non ha gravi indagini o condanne sulle spalle”, le parole dell’ex parlamentare in un’intervista all’Adnkronos.

Di Maio si rifugia in angolo

Da politico ormai avvezzo agli affari di palazzo, invece, Luigi Di Maio l’ha presa larga, non rispondendo a precisa domanda e lanciando la palla in calcio d’angolo. In un’intervista a Repubblica, il ministro degli Esteri in merito alla possibilità che nella nuova maggioranza confluiscano politici condannati o indagati per reati gravi, ha dichiarato: “Abbiamo sempre mantenuto, per questo nel Conte 1 è stato dimissionato Siri e si è dimesso Rixi. Ma in questo momento, stiamo discutendo del sostegno parlamentare, non di un nuovo governo o di altre questioni che non sono sul piatto”. E chi ha interesse in questo momento a mettere sul piatto la questione morale?

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