Franceschini: “Cinema e teatri chiusi per ridurre la mobilità”

Il ministro della Cultura spiega perché nel DPCM sia stata disposta la chiusura di cinema e teatri: si vogliono ridurre gli spostamenti dopo le 18

Dario Franceschini difende il DPCM entrato in vigore oggi e spiega perché sia stata disposta la chiusura di cinema e teatri. Il ministro della Cultura aveva già espresso la sua tristezza per questa decisione, consapevole che avrebbe avuto un impatto devastante nei confronti del settore degli spettacoli. Parlando in diretta sul proprio profilo Facebook, Franceschini replica seccamente alle rimostranze di categoria: “Ho l’impressione che non si siano percepiti quali sono i rischi del contagio in questo momento – dice il ministro – E del resto verrebbe da chiedersi perché quando sono stati chiusi ugualmente i cinema e i teatri in marzo non c’è stata questa ondata di protesta. Forse non si è capito a che punto siamo”.

Insomma, secondo Franceschini la situazione attuale è la stessa della prima ondata di Covid-19, ragion per cui dobbiamo aspettarci di tutto, anche misure ulteriormente restrittive. “Dopo il dpcm di ieri, che ha comportato la chiusura di tante attività, tra cui cinema e teatri, ho ricevuto molti appelli del mondo della cultura, ho letto proteste, ho letto articoli, ho ricevuto attacchi. Tutto comprensibile – risponde il ministro del Partito Democratico – perché c’è una grande preoccupazione, quella del valore simbolico molto negativo della chiusura dei luoghi della cultura come i cinema e i teatri. In particolare in un Paese come l’Italia che ha la cultura al centro della propria essenza e della propria natura. Ma anche la preoccupazione per i danni materiali che potranno ricevere i lavoratori e imprese del settore, quelli più conosciuti e quelli meno conosciuti soprattutto. Io vorrei rispondere alle osservazioni che ho ricevuto con la stessa franchezza con cui le critiche o le osservazioni sono state rivolte a me: io ho l’impressione che non si sia percepita la gravità della crisi”.

Franceschini: “Filosofia è ridurre spostamenti dopo le 18”

Entrando più specificamente nel merito, il ministro della Cultura sottolinea che la decisione delle chiusure ha alle spalle riflessioni sugli spostamenti. Esattamente come per la scuola superiore, insomma, non essendo mai stato predisposto un piano per i trasporti in otto mesi, si preferisce chiudere quelle attività che comportano lo spostamento dei cittadini. “La curva dei positivi è impressionante, avevamo il dovere di intervenire subito e prima si interviene con misure drastiche più facilmente si blocca la crescita di quella curva. Perciò la chiusura delle attività – chiarisce Franceschini – non è stata legata a una scelta gerarchica, sono più importanti i teatri o le palestre, un dibattito piuttosto stucchevole, la filosofia, la motivazione delle chiusure è stata dettata dalla esigenza di ridurre la mobilità persone dopo le 18”.

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