Di Battista più critico che mai su M5S: “Gruppo dirigente genuflesso davanti ai padroni”

Alessandro Di Battista sempre più critico contro la gestione attuale del Movimento 5 Stelle parla di “gruppo dirigente genuflesso davanti ai padroni”.

Gli Stati Generali del Movimento 5 Stelle entrano oggi nel vivo con uno degli oratori più attesi di questa giornata conclusiva: il sempre critico e polemico Alessandro Di Battista, più lontano che mai dalle posizioni dell’attuale dirigenza, a cominciare dal reggente Vito Crimi e l’amico di sempre Luigi Di Maio.

Se il buongiorno si vede dal mattino, la rottura tra Di Battista e Luigi Di Maio è totale. L’ex parlamentare di M5S, a poche ore dal suo intervento agli Stati Generali, ha affidato ad un post su Facebook le dure critiche che ripeterà anche nel pomeriggio. Col solito tono polemico che contraddistingue ogni suo intervento pubblico, Di Battista lancia affondi senza fare nomi, anche se i riferimenti sono chiari:

Da quando sono uscito – per mia scelta – dal Parlamento hanno, costantemente, provato a denigrarmi. Mi hanno diffamato, hanno screditato il mio lavoro abituati evidentemente a ex-parlamentari che si fanno piazzare nelle partecipate di Stato. Hanno provato a irridere le posizioni politiche che io e migliaia di altre persone abbiamo preso e l’hanno fatto coloro che l’unica posizione che conoscono è la genuflessione davanti ai loro padroni. Non ho fatto altro che fare proposte e denunce, ho parlato solo di temi, di identità. Ho fatto auto-critica, ho espresso le mie idee e ho lavorato, da attivista, a progetti che ritengo siano utili per affrontare il dramma occupazionale del post-COVID.

Di Battista si dimostra legato ad un passato che non esiste più e non sembra voler scendere a patti con ciò che il Movimento 5 Stelle è stato e che, probabilmente, non potrà più essere. Parla dei valori e dell’identità originarie di M5S e si dice convinto che “prendere posizioni nette, dure, ribadire le nostre regole e rafforzare, con inflessibilità, la linea della “pulizia etica” delle Istituzioni sia il solo modo per dare futuro al Movimento e al Paese“. Ideali che si scontrano inevitabilmente quando, di fronte ad un altissimo consenso, è necessario scendere a compromessi.

Critico e non intenzionato ad indietreggiare di un passo, Di Battista lamenta la sua marginalizzazione degli ultimi mesi:

Negli ultimi mesi per le mie posizioni – evidentemente dissimili da quelle assunte da parte del “gruppo dirigente” – sono stato definito eretico, dissidente. Hanno scritto che le mie idee erano minoritarie, che mi trovavo all’angolo, non considerato. Leggo di fantomatici piani per isolarmi (tra l’altro mai smentiti) perché rappresenterei una minaccia.
Ho solo chiesto il rispetto assoluto per quel 33% conquistato con l’impegno ed il sudore di migliaia di attivisti (anche del mio che feci campagna elettorale da non candidato) e un atteggiamento intransigente nei confronti dei soliti boiardi di Stato che sembrano intoccabili.

Di Battista è ormai più vicino a Casaleggio che a Crimi e Di Maio e manca forse di quell’esperienza al governo che costringe quotidianamente a compromessi per evitare situazioni di stallo dannose per il Paese. Non è chiaro, quindi, se intenderà accettare la proposta di entrare a far parte del nuovo organo collegiale in via di definizione in queste ore, ma appare evidente che un suo coinvolgimento in questi Stati Generali sia finalizzato ad evitare l’addio dei cosiddetti dissidenti del Movimento 5 Stelle che Di Battista di fatto rappresenta e che potrebbero spostarsi altrove.

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