Crisi di governo. Cosa succederà se Conte non avrà la maggioranza assoluta in Senato?

La prova al Senato per il premier Conte è vicina: la maggioranza assoluta sembra lontana, ma la maggioranza relativa è ormai certa.

La settimana decisiva per il futuro del governo di Giuseppe Conte – e per molti versi anche per il futuro del Paese – sta per cominciare. Lunedì mattina alle 12 il premier Conte si recherà alla Camera per chiedere la fiducia con un programma già fissato: intervento in cui il Presidente del Consiglio farà il punto della situazione, dibattito in aula, replica di Conte e, a seguire, il voto sulla fiducia al Governo che si svolgerà con chiama per appello nominale, alla luce del sole.

L’esito del voto non riserverà alcuna sorpresa, i numeri ci sono e la giornata si chiuderà con la prima fiducia incassata da Conte. Ben diverso, però, potrebbe essere l’esito della giornata di martedì 19. Il programma è lo stesso: si inizierà alle 9.30 con la comunicazione di Conte e molto dipenderà anche dalle parole del premier nei confronti di Matteo Renzi, che da giorni ripete quanto sia compatto il gruppo di Italia Viva al Senato.

155 i voti certi al Senato: è la maggioranza relativa

Ad oggi, salvo colpi di scena impossibili da prevedere, Conte dovrebbe poter contare su almeno 155 voti al Senato, 6 in meno rispetto ai 161 della maggioranza assoluta. Questo non decreterà la fine immediata del governo Conte, che una volta incassata la cosiddetta maggioranza relativa – almeno un voto in più rispetto all’opposizione – avrebbe comunque la possibilità di continuare a governare, anche se ogni passaggio al Senato rischierebbe di essere una caccia ai voti necessari che, invece, una maggioranza assoluta garantisce.

La storia della Repubblica italiana ci insegna che i governi con maggioranza relativa non hanno vita particolarmente lunga, ma per la situazione che si è venuta a creare in queste settimane ottenere la maggioranza relativa al Senato – e la maggioranza assoluta alla Camera – potrebbe servire al premier Conte e al suo governo a guadagnare un po’ di tempo.

Senza questa spada di Damocle sulla testa, Conte potrebbe lavorare con più calma per consolidare la maggioranza nel corso delle prossime successive, studiando con più precisione un rimpasto che faccia gola a qualche “responsabile” rimasto nascosto in questi giorni. Sul piatto ci sono tre posti da riempire, quelli lasciati vacanti dalle due Ministre di Italia Viva e dal Sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale Ivan Scalfarotto.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato chiarissimo in più occasioni: serve una soluzione stabile. E ottenere la maggioranza relativa al Senato non rientra proprio tra le soluzioni stabili auspicate dal Capo dello Stato, soprattutto in vista di appuntamenti importanti in cui non ci si possono permettere stalli o ritardi, come lo scostamento di bilancio che Italia Viva nei giorni scorsi ha promesso di votare.

E se Conte decidesse di dimettersi?

Di fronte ad una maggioranza relativa al Senato, e con la prospettiva di futuri ostacoli che potrebbero portare a ritardi che oggi l’Italia non può permettersi, Conte potrebbe decidere di salire al Colle, presentare le proprie dimissioni e ottenere da Mattarella un nuovo incarico per la formazione di un un Conte Ter.

Questo richiederebbe senza dubbio più tempo rispetto al tentativo di andare avanti con un governo indebolito, ma permetterebbe al premier Conte di coinvolgere direttamente i cosiddetti “responsabili” a cui ci si sta rivolgendo in queste ore nella formazione di un nuovo esecutivo in grado di raggiungere la maggioranza assoluta al Senato e andare avanti in modo stabile fino alla naturale scadenza dell’attuale legislatura.

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