Crisi di governo: Conte si dimette

Non si trovano “i responsabili”, la soluzione per scongiurare le elezioni passerà obbligatoriamente dalle dimissioni del premier.

Aggiornamento: La soluzione “politica” non arriva, il Governo continua a non avere i numeri e la decisione ormai è presa: Giuseppe Conte domattina presenterà le sue dimissioni al Capo dello Stato Mattarella.

La mossa arriva dopo una giornata in cui si sono rincorse le dichiarazioni che aprono alla possibilità di trovare una maggioranza più ampia dell’attuale solo con un nuovo governo.

Sarà un Conte Ter con nuovi gruppi (magari con il ritorno di Italia Viva in maggioranza) o un “governo di salvezza nazionale” con una maggioranza ancora più ampia?

Per i 5 Stelle l’ipotesi su cui lavorare è la prima, almeno secondo le parole di Vito Crimi e dei due capigruppo al Senato e alla Camera Ettore Licheri e Davide Crippa

Il passaggio per il cosiddetto Conte ter è ormai inevitabile ed è l’unico sbocco di questa crisi scellerata. Un passaggio necessario all’allargamento della maggioranza. Noi restiamo al fianco di Conte, continueremo a coltivare esclusivamente l’interesse dei cittadini, puntiamo a uscire nel più breve tempo possibile da questa situazione di incertezza che non aiuta. Dobbiamo correre sul Recovery, seguire il piano vaccinazioni, procedere immediatamente ai ristori per le aziende più danneggiate dalla pandemia. Il MoVimento c’è, ed è pronto a fare la sua parte

Crisi di Governo: la situazione

Sono passate due settimane dalla conferenza stampa con cui Matteo Renzi ha aperto formalmente la crisi di governo e ad oggi ci troviamo ancora in una situazione di stallo. Giuseppe Conte ha incassato la fiducia alla Camera e al Senato, ma i numeri a Palazzo Madama gli hanno assicurato soltanto una maggioranza relativa destinata a mettere il governo in difficoltà al primo scoglio più difficile, che al momento ha già una data ben fissata: mercoledì 27 gennaio, giorno in cui il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede farà il punto in Parlamento sull’amministrazione della giustizia in Italia.

Le 48 ore che ci separano da quella difficile prova in Aula – non ancora calendarizzata al Senato, alla Camera si inizierà alle 16.00 di mercoledì – saranno fondamentali per trovare i cosiddetti “costruttori” che supportino l’esecutivo di Giuseppe Conte in quella votazione e permettano di dare un minimo di respiro in attesa di capire come mettere in atto il rimpasto che a questo punto sembra inevitabile.

Ieri il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha messo in chiaro che “il voto di mercoledì è un voto sul governo, non si pensi che sia solo un voto su Alfonso Bonafede del Movimento 5 Stelle“, chiudendo di fatto alla proposta del vicesegretario del Partito Democratico Andrea Orlando che aveva chiesto al Guardiasigilli dei segnali di apertura sulla giustizia, e la riforma della prescrizione in particolare, così da dare un ulteriore incentivo ai potenziali “costruttori” ancora incerti.

Crisi di governo. Conte verso le dimissioni

I numeri al Senato non ci sono. Anche tra chi aveva votato la fiducia la settimana scorsa ci sarebbero dei NO già dichiarati alla relazione di Bonafede, da Pier Ferdinando Casini al ritardatario Riccardo Nencini, e col passare delle ore sembra sempre più plausibile la strada delle dimissioni di Giuseppe Conte e il tentativo di formare un nuovo esecutivo da lui guidato, un Conte Ter in grado di arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura, il 2023.

Anche su questo punto, però, ci sono dei dubbi. “Se non ci sono i numeri per il Conte bis, come potranno esserci per un Conte Ter?“: se lo chiede la senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto al Senato, ma i numeri potrebbero esserci con le tanto nominate “poltrone”.

Formare un nuovo esecutivo con ruoli di rilievo per i costruttori che hanno preso pubblicamente le distanze dai propri partiti e gruppi potrebbe essere la soluzione, ma il rischio di avere un governo con troppe voci discordi è concreto. Abbiamo visto cosa è successo quando una sola voce discorde e una manciata di voti si sono messi di traverso. Se Conte Ter deve essere, il Conte Ter deve avere una stabilità che gli permetta di arrivare fino al 2023.

Oggi il senatore del PD Goffredo Bettini ha chiesto una “fase nuova” ed ha rivolto un appello a Matteo Renzi, un vero e proprio invito a dimostrare “effettivamente di avere il senso non dell’errore ma un pò del salto nel buio che lui ha procurato e incominci in Parlamento a dare qualche segnale, se ci sono delle aperture“:

Se è un Renzi che ha rotto direi di no, se si mette nell’ottica di una responsabilità nazionale senza ricatti e senza prepotenze, si può guardare a una fase nuova. Conte è imprescindibile, non c’è nessun motivo per toglierlo.

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