COVID-eVax, il vaccino italiano a DNA entra in fase 1. Ecco come funzionerà

Al via la sperimentazione di un vaccino tutto italiano, COVID-eVax. Ecco come funziona e perché potrebbe essere efficace contro le varianti.

Ha preso il via oggi la fase 1 della sperimentazione di un vaccino anti-COVID tutto italiano, COVID-eVax, un vaccino ideato dalla Takis di Castel Romano, in provincia di Roma, e sviluppato in collaborazione con Rottapharm Biotech, con sede a Monza, con una tecnica diversa rispetto a quelle con RNA messaggero, come il vaccino di Pfizer/BioNTech e Moderna o a vettore virale, come quello di AstraZeneca.

COVID-eVax è un vaccino basato su un frammento di DNA che viene iniettato nel muscolo e promuove la produzione di una porzione specifica della proteina ‘spike’ del virus SARS-CoV-2, quella usata dal virus per aggredire le cellule umane. La procedura messa a punto dalla Takis stimola una forte reazione immunitaria contro il virus sia sul fronte degli anticorpi sia nelle stesse cellulare che vengono attivate dal sistema immunitario.

I vantaggi di un vaccino a DNA sono molteplici: il DNA è economico, non ha bisogno di formulazioni complesse e può essere prodotto in larga scala e senza la necessità della catena del freddo che caratterizza invece i vaccini contro il COVID già approvati anche in Italia, a cominciare da quello di Moderna e di Pfizer per i quali sono necessarie temperature molto basse.

COVID-eVax. Facile e veloce da modificare contro le future varianti del virus

Sulla base delle prove di laboratorio – saranno la fase 1 e la fase 2 confermarlo o smentirlo – il vaccino è in grado di provocare una forte risposta immunitaria sia di tipo anticorpale sia cellulare e potrebbe non richiedere alcun richiamo e fornire una buona protezione già dopo una singola somministrazione. E, particolare non di poco conto vista la diffusione sempre più preoccupante di varianti del virus parzialmente resistenti ai vaccini già sviluppati o in fase di sviluppo, il vaccino a DNA “può essere facilmente e velocemente modificato a tenere conto delle varianti del virus che stanno diventando prevalenti o che si dovessero manifestare in futuro“.

Lo conferma il professor Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli che sta partecipando allo studio sul vaccino COVID-eVax insieme ad altri due centri clinici italiani: l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l’Ospedale San Gerardo di Monza in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Come funziona la sperimentazione del vaccino italiano COVID-eVax

La fase 1 della sperimentazione del vaccino COVID-eVax è partita oggi a quasi un mese dal via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). 80 i volontari coinvolti, tutte persone che non hanno mai contratto il COVID-19 e divise in quattro gruppi con diverse modalità di somministrazione: alcuni riceveranno una dose del vaccino, altri riceveranno anche il richiamo.

I primi risultati di questa fase 1 dovrebbero arrivare tra tre mesi. I tre centri clinici italiani che stanno lavorando a questa fase sono coinvolti in tutte le attività dello studio, ma ciascuno avrà delle responsabilità maggiori su ciascuno dei tre aspetti principali della sperimentazione.

Il San Gerardo a Monza è responsabile del trattamento dei primi soggetti di ciascuna dose e della verifica dei risultati preliminari. Ed è proprio qui che oggi è stata eseguita la prima somministrazione su un ragazzo di 21 anni. Sempre lì tra due giorni, seguendo una serata tabella di marcia, si procederà alla somministrazione del vaccino su altri due partecipanti.

L’Istituto Pascale di Napoli si concentrerà sull’espansione del numero di soggetti per ciascuna dose e delle operazioni di consolidamento dei risultati. L’Istituto Spallanzani a Roma, invece, è responsabile di tutti gli esami di laboratorio che servono a documentare la risposta immunitaria e la potenziale efficacia del vaccino.

L’Istituto Spallanzani sta già cercando volontari per questa sperimentazione. Si cercano volontari sani, di ambo i sessi, di età compresa tra i 18 e i 55 anni oppure tra i 65 e gli 85 anni. L’impegno, spiegano sul sito ufficiale, consiste in una visita per valutare lo stato di salute dei candidati e, in caso di idoneità, in successive otto visite nel corso di un periodo di 7 mesi e con una durata media di 30 minuti.

sperimentazione vaccino spallanzani

I Video di Blogo

Ultime notizie su Coronavirus

Tutto su Coronavirus →