Come cambierà la campagna vaccinale in Italia: immunità di gregge entro l’estate?

Governo e Protezione Civile stanno mettendo a punto la nuova campagna vaccinale contro il COVID. Ecco cosa potrebbe cambiare già da marzo.

Il governo di Mario Draghi si è insediato ormai da una manciata di settimane e tra gli obiettivi annunciati fin dalle prime ore c’era il cambio di marcia della compagna vaccinale contro il COVID-19, partita in pompa magna all’inizio dell’anno e arenatasi non soltanto a causa dei ritardi nelle consegne delle dosi di vaccino previste per l’Italia.

Il nuovo piano per la campagna vaccinale è in via di definizione dopo il cambio ai vertici della Protezione Civile – Fabrizio Curcio è tornato alla guida dopo la parentesi di quattro anni con Angelo Borrelli – e l’obiettivo del nuovo esecutivo è ambizioso: raggiungere l’immunità di gregge entro la fine dell’estate arrivando a somministrare fino a 600mila dosi di vaccino al giorno, e soprattutto in modo uniforme in tutta Italia.

Oggi ogni Regione sta procedendo in modo autonomo. C’è chi sta ancora vaccinando gli operatori sanitari, chi sta per partire con gli over 80 e chi è già partito con gli under 65 grazie al vaccino di AstraZeneca. A Regioni e Provincie Autonome più virtuose come la Valle D’Aosta, la Toscana e la Campania, che hanno somministrato rispettivamente il 91,6%, l’81,5% e l’80,6% delle dosi a disposizione si contrappongono le difficoltà riscontrate tra Regioni come la Calabria, ferma al 57% delle dosi somministrate su quelle già disponibili, o la Sardegna col 60% e l’Umbria col 61%.

campagna vaccinale italia 28 febbraio 2021

La media italiana, considerate le dosi a disposizione e la necessità di riservare le dosi per i richiami, si assesta oggi al 72,4% delle dosi somministrate: 4.222.695 su un totale di 5.830.660 di dosi disponibili. Solo 1.391.019 cittadini, però, hanno già ricevuto entrambe le dosi del vaccino.

Personale aggiuntivo e nuovi punti di somministrazione

Velocizzare la campagna vaccini significa affrontare il problema su diversi fronti, dal personale aggiuntivo necessario per le inoculazioni ad un coordinamento a livello nazionale che uniformi il piano vaccini in tutto il territorio italiano, evitando le differenze tra Regione e Regione che stiamo vedendo da settimane. Ed è qui che dovrebbe entrare in gioco la Protezione Civile guidata da Curcio.

La Protezione Civile conta più di 300mila volontari in tutta Italia e una parte di questi dovrebbero essere impiegati nella campagna di vaccinazione. Più persone per fare le iniezioni, ma anche più punti di somministrazione sfruttando centri di assembramento come stazioni ferroviarie e supermercati, ma anche caserme e altri luoghi in cui la Protezione Civile potrà aprire dei presidi temporanei.

Uniformare i piani vaccini delle varie Regioni significa anche mettere in piedi un sistema di prenotazione delle dosi a livello nazionale. Ad oggi ogni Regione si è organizzata in modo autonomo per raccogliere le prenotazioni e le richiede di adesione alla campagna vaccinale e trovare le informazioni non è sempre immediato. Ne abbiamo parlato qui pochi giorni fa: siti e portali non sempre chiari, date imprecise e categorie in corso di vaccinazione che variano di territorio in territorio.

Il vero problema sono le dosi. L’ambizioso obiettivo della campagna vaccinale

Se la Protezione Civile è destinata a prendere in mano la logistica della campagna vaccinale in Italia, il vero cambio di passo dipenderà dalla disponibilità delle dosi di vaccino. Al momento la media italiana è di 100mila inoculazioni al giorno e raggiungere l’ambizioso obiettivo del uno esecutivo significa moltiplicare per 5 o per 6 quel ritmo. Per riuscire a somministrare 600mila dosi di vaccino al giorno – e 18 milioni di dosi al mese – serve un’ampio disponibilità di dosi di vaccino e una fornitura costante e senza intoppi.

I tre principali fornitori di vaccini sono in grande ritardo. Moderna ha consegnato 244.600 dosi su un totale di 1,3 milioni di dosi promesse all’Italia entro la fine di marzo; Pfizer ne ha consegnate 4,5 milioni su 7,3 milioni – a queste si devono aggiungere 6,6 milioni di dosi aggiuntive tra il primo e il secondo trimestre del 2021 – mentre AstraZeneca ne ha consegnate poco più di un milione su 5,3 milioni previste entro la fine del mese prossimo.

Piano Vaccini Italia Febbraio 2021

Se consideriamo le promesse fatte dalle aziende farmaceutiche l’Italia dovrebbe avere 8 milioni di dosi di vaccino a disposizione entro la fine di marzo. E già solo così l’obiettivo di somministrare 18 milioni di dosi al mese è un’utopia. E lo stesso vale per il trimestre successivo, da aprile a giugno 2021: il piano vaccini aggiornato al 12 febbraio scorso, senza tenere conto dei ritardi già annunciati dalle aziende farmaceutiche, prevede la consegna di 54 milioni di dosi di vaccino, incluse le 7,3 milioni da Johnson&Johnson, che dovrebbe essere approvato dall’EMA e dall’AIFA all’inizio di marzo e le 7,3 milioni del vaccino di CureVac. 54 milioni di dosi nel secondo trimestre del 2021 permetterebbero di raggiungere l’obiettivo di 18 milioni di inoculazioni al mese. Senza intoppi o ritardi, s’intende.

Vaccinare più persone possibili entro la fine dell’estate significherebbe anche rivedere le tempistiche della seconda dose del richiamo, seguendo l’esempio del Regno Unito: concentrarsi sulla somministrazione della prima dose e rimandare il più possibile la seconda inoculazioni, offrendo una copertura minore ad un numero più alto di cittadini e tentare di abbassare così le ospedalizzazioni e i decessi legati al COVID-19.

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