Campania e Toscana zona rossa. Speranza ha firmato l’ordinanza

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza con cui dichiara Toscana e Campania zona rossa. Altre 3 diventano arancioni.

Una regione da poco diventata arancione diventa rossa, tre gialle diventano arancioni e una gialla diventa direttamente rossa. Sono le novità contenute nell’ordinanza firmata oggi dal ministro della Salute Roberto Speranza. Da domenica 15 novembre 2020 la situazione sarà dunque questa:

– la Toscana da arancione diventa rossa;
Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche da gialle diventano arancioni;
– la Campania da gialla diventa direttamente rossa.

Si è dunque finalmente concluso il lunghissimo tira e molla sulla Campania, regione che sembrava destinata fin da subito a diventare rossa e che invece è stata gialla in questa prima fase di applicazione del Dpcm del 3 novembre.

Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca proprio oggi ha ribadito, in una diretta Facebook, di aver chiesto fin da subito di chiudere la sua regione, ma il governo ha temporeggiato.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che da giorni chiedeva la chiusura della sua città e della regione, ha commentato:

Ora mi sento fortemente di chiedere al Governo, così come ho chiesto al Presidente del Consiglio in una lettera indirizzata qualche giorno fa, ristori economici immediati perché la città non può pagare sulla propria pelle una zona rossa che, se ci fosse stato sul piano sanitario un lavoro diverso nei mesi successivi al lockdown, poteva essere evitata.

Intanto Stefano Bonaccini, Presidente dell’Emilia-Romagna, regione che diventa arancione, è ancora positivo al tampone di controllo e inoltre gli è stata diagnosticata una polmonite bilaterale a uno stadio iniziale. Per ora si cura a casa e continua a lavorare. Su Facebook ha scritto:

Dobbiamo contrastare il Covid e la sua avanzata fino a quando non ci sarà il vaccino per tutti. Ma temo serviranno ancora diversi mesi e dunque non ci sono scorciatoie. Il mio appello ve lo faccio quindi da presidente, ma anche da persona che ora sta curandosi. Per il bene che vogliamo a noi stessi e agli altri. Perché regga la nostra sanità, fatta da donne e uomini capaci di tenere insieme grande professionalità e grande umanità, e a nessuno siano precluse le cure di cui ha bisogno.

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