Varianti del virus in Italia: l’indagine rapida dell’ISS ci darà una prima mappatura

Quanto sono diffuse le varianti del virus SARS-CoV-2 in Italia? Lo scopriremo grazie all’indagine rapida avviata oggi dell’ISS.

L’Italia arriva tardi ancora una volta. La mutazione inglese del virus circola ormai da settimane e anche in Italia se ne hanno notizia almeno dal 14 dicembre scorso, ma in questi ultimi giorni è stato accertato che sarebbero altre due le varianti del virus SARS-CoV-2 sempre più diffuse anche nel nostro Paese oltre quella inglese, la cosiddetta variante sudafricana e quella brasiliana.

Il caso della provincia di Perugia è emblematico. Ad oggi sono 18 i casi della variante inglese del virus individuati e 12 i casi di quella brasiliana, ma la rapida diffusione del virus nella provincia ha portato le autorità ad una stretta di due settimane: da oggi e fino al 21 febbraio prossimo 65 comuni tra Terni e Perugia finiscono in una zona rossa rafforzata, un vero e proprio lockdown nel tentativo di mettere un freno alla diffusione del contagio.

Una decisione difficile che forse si sarebbe potuta evitare se le varianti del virus non fossero state prese sottogamba. Negli stessi giorni in cui il Regno Unito era in ginocchio a causa della rapida diffusione del virus, complici proprio le varianti più contagiose, in Italia si è preso atto della presenza di tale varianti, ma si è proceduto come da programma con i passaggi in zona gialla e le riaperture, senza alzare il livello di protezione come hanno fatto altri Paesi, imponendo le mascherine FFP2 obbligatorie sui mezzi pubblici o aumentando il distanziamento sociale.

Oggi, mentre l’intera Provincia Autonoma di Bolzano è tornata in lockdown per tre settimane e zone rosse stanno sputando tra la Toscana, l’Umbria e l’Abruzzo, l’Istituto Superiore di Sanità ha deciso di correre ai ripari. O meglio, ha deciso di cercare di capire quanto sono diffuse nel nostro Paese le varianti già note da settimane, mesi in alcuni casi.

Quando è necessario analizzare i campioni alla ricerca delle varianti del virus

Le FAQ ufficiali pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità sulle varianti del virus sono state pubblicate il 5 febbraio scorso, tre giorni fa, e sono ancora piuttosto scarne. Ci dicono che “al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso, l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l’igiene delle mani” e assicurano che “l’analisi delle varianti viene effettuata dai laboratori delle singole regioni, sotto il coordinamento dell’ISS” e sulla base delle raccomandazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

L’ECDC raccomanda di sequenziare almeno circa 500 campioni selezionati casualmente ogni settimana a livello nazionale con le seguenti priorità:

  • individui vaccinati contro SARS-CoV-2 che successivamente si infettano nonostante una risposta immunitaria al vaccino;
  • contesti ad alto rischio come gli ospedali in cui vengono ricoverati pazienti immunocompromessi positivi a SARS-CoV-2 per lunghi periodi
  • casi di reinfezione;
  • individui in arrivo da paesi con alta incidenza di varianti SARS-CoV-2;
  • aumento dei casi o cambiamento nella trasmissibilità e/o virulenza in un’area;
  • cambiamento nelle performance di strumenti diagnostici o terapie;
  • analisi di cluster per valutare la catena di trasmissione e/o l’efficacia di strategie di contenimento dell’infezione

Le nuove zone rosse decise in queste ore in diverse parti del Paese rientrano in quell'”aumento dei casi o cambiamento nella trasmissibilità e/o virulenza in un’area” descritto dall’EDCD ed ecco quindi che l’ISS ha annunciato oggi l’avvio di un’indagine rapida per valutare la prevalenza della variante inglese del virus (VOC 202012/01) nel nostro Paese e avere una prima mappatura del grado di diffusione.

Come si svolgerà l’analisi rapida dell’ISS sulle varanti del virus

L’indagine sarà coordinata dall’ISS con la collaborazione di tutte le Regioni e le province autonome italiane, come spiegato nella circolare diffusa oggi dal Ministero della Salute, e prevedrà la nuova analisi di una serie di tamponi molecolari risultati positivi tra il 4 e il 5 febbraio scorsi – e con data di prelievo tra il 3 e il 4 febbraio. I campioni sono stati scelti in modo causale con l’obiettivo di garantire una rappresentatività geografica all’interno della Regione.

Stabilendo arbitrariamente una circolazione del 5% della variante inglese del virus SARS-CoV-2, l’ISS ha fissato per ciascuna Regione e Provincia Autonoma il numero di campioni che dovranno essere di nuovo analizzati al fine di rilevare la variante sospetta: 1.798 campioni in totale per il 4 febbraio – dai 108 per la Lombardia ai 104 per il Lazio, passando per 92 campioni in Abruzzo, 107 in Campania e 99 in Friuli Venezia Giulia – e lo stesso numero di campioni per il giorno successivo, il 5 febbraio.

Le Regioni e Province Autonome avranno tempo fino alle 12.00 dell’11 febbraio prossimo per inviare all’Istituto Superiore di Sanità i risultati di queste nuove analisi. Già in serata, considerato che l’invio dovrà essere eseguito attraverso la piattaforma della Sorveglianza Integrata COVID-19 dell’ISS, dovremo avere una prima idea della diffusione della variante inglese del virus in Italia.

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