Sardine, Santori: “Salvini bollito da mesi, Zaia non è meno spregiudicato di lui”

Il leader della Sardine ha commentato i risultati delle elezioni del 20-21 settembre 2020.

Mattia Santori, il fondatore del movimento delle Sardine, nato in Emilia Romagna a novembre del 2019 e poi estesosi in tutta Italia, è stato interpellato da Adnkronos per commentare l’esito delle elezioni del 20-21 settembre 2020. Da arci-nemico di Matteo Salvini (le Sardine sono nate principalmente per opporsi al leader della Lega) ha parlato in particolare di quanto sta succedendo nel Carroccio, della sconfitta in Toscana e della conferma in Veneto dei leghisti.

Santori sulla Toscana ha detto:

“Sulla Toscana ci sarebbe tanto da analizzare, quando ti muovi sul campo, e noi lo abbiamo fatto, percepisci chi ci sta davvero mettendo anima e cuore e chi invece perde tempo a parlare di nomi, seggi e strategie elettorali. La Toscana rischia di finire come le Marche, dove per troppo tempo si è smesso di rinnovare e si è data per certa la fiducia degli elettori. Per fortuna ci sono buoni punti da cui ripartire, come l’elezione di Iacopo Melio, che rappresenta una rottura vincente”

Mentre per quanto riguarda la Lega ha spiegato il suo punto di vista:

“Che Salvini fosse bollito lo diciamo da novembre 2019, a furia di girare l’Italia promettendo ‘prima voi’ ha fatto venire il dubbio a chi pensava veramente di essere il primo. Zaia batte uno zombie, ma non è meglio di Salvini, è più intelligente e più credibile ma ugualmente spregiudicato nel manipolare il consenso. Si è saputo difendere bene e, purtroppo, Lorenzoni non ha avuto sostegno da chi lo ha candidato”

Gli è stata chiesta un’opinione anche sull’esito del referendum:

“Da una parte conferma come tanti elettori del centrosinistra siano senza una casa, dall’altra parte certifica lo scollamento tra la politica partitica e i cittadini. Sapevamo che sarebbe stata una strada in salita ma, intanto, abbiamo quasi otto milioni di persone che valutano con sospetto un’operazione che puzza di ipocrisia e semplificazione”

Poi ha sottolineato che c’è un po’ di confusione sulle riforme:

“Per noi il lavoro duro inizia adesso. La Taverna ci ha detto che non assicura riforme e correttivi prima di Natale, Zingaretti dice il contrario. Vogliamo vedere dove sta la verità e rimanere vigili perché con la democrazia non si scherza. A partire dalla legge elettorale su cui siamo pronti a batterci, specie se rimarranno i listini bloccati”

E sempre sul referendum ha spiegato:

“Sappiamo tutti che la lotta è stata impari: da un parte la quasi totalità dei partiti, anni di retorica populista e un sistema mediatico nettamente schierato per il Sì, come testimonia la delibera Agcom. Nonostante questo, quasi otto milioni di persone hanno optato per il No, dando un’immagine plastica dello scollamento tra partiti ed elettori”

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