COVID-19, Ricciardi: “Ci troviamo di fronte veramente a un momento delicato”

Walter Ricciardi fa una panoramica chiara e semplice della situazione in cui si trova l’Italia in questo momento sul fronte COVID-19.

Il balzo dei contagi da COVID-19 ufficializzato ieri ha fatto alzare un po’ il livello di allerta anche nel nostro Paese, che guarda a Paesi come Francia, Spagna o Regno Unito come esempi da non seguire per evitare di ritrovarci in una situazione difficile da gestire.

I numeri sono chiari a tutti, tranne forse ai negazionisti italiani che vedono il recente obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto come un’inutile privazione della loro libertà, ma è bene ricordare che l’Italia, rispetto ad altri Paesi, si trova ancora in una situazione di importante vantaggio: sappiamo cosa potrebbe succedere e abbiamo i mezzi e gli strumenti per evitarlo, senza arrivare ai lockdown locali o al lockdown nazionale che altri Paesi stanno considerando in queste ore.

Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma nonché consigliere del Ministro della Salute per l’emergenza COVID-19, è intervenuto questa mattina ad Agorà su RaiTre ed ha fatto una panoramica chiara e semplice della situazione in cui si trova l’Italia in questo momento.

“Possiamo ancora contenere il virus”

Riccardi parla chiaro: “Questa è un’epidemia che ha un andamento incrementale fino a un certo punto e poi esponenziale. Significa che, dopo un certo livello, c’è un raddoppio dei casi con una frequenza molto più ravvicinata. E poi se consideriamo che, per lo studio sieroepidemiologico, per ogni caso notificato ce ne sono almeno 5-6 non notificati, in questo momento ci troviamo di fronte veramente a un momento delicato“.

Questo significa, però, che possiamo intervenire in modo molto meno drastico:

Ancora possiamo attuare delle strategie di contenimento, ma se non lo facciamo poi possiamo fare soltanto delle strategie di mitigazione e quindi limitare la circolazione.

Agli italiani viene chiesto di rispettare la distanza di sicurezza, lavarsi spesso le mani e igienizzare i luoghi che si frequentano spesso e indossare le mascherine. Questi sono i tre pilastri su cui si sta basando al momento la strategia di contenimento in Italia. Efficaci, semplici e non particolarmente limitanti.

Com’è la situazione nelle terapie intensive?

I dati che vengono diffusi ogni giorni ci dicono che i posti occupati in terapia intensiva sono in aumento, ma è bene sottolineare che siamo ben lontani dalla situazione di marzoa-aprile e che da quel periodo ci siamo attrezzati in modo importante:

In questo momento il problema non saranno le terapie intensive perché le terapie intensive le abbiamo già raddoppiate da 5mila a 10mila. Il problema saranno gli altri reparti, perché fortunatamente oggi noi siamo più bravi e intercettiamo prima i pazienti, per cui le terapie intensive se va tutto bene non le riempiremo. […] Il problema è non far andare i pazienti in terapia intensiva, ma quindi questo significa curarli nei reparti e, siccome sono pazienti infetti, non possono essere curati senza attenzione alle norme legate al rischio biologico. Questo significa ampliare i letti, assumere persone, incrementare.

Massima attenzione alle persone più a rischio

Se all’aperto e nei luoghi pubblici le misure in vigore possono essere sufficienti per frenare il contagio, quello che le autorità non possono controllare è quello che succede nelle case dei cittadini. È lì, infatti, che si abbassa la guardia ed lì, lo ha ribadito anche ieri il premier Conte, che bisogna invece prestare la massima attenzione, soprattutto nei confronti delle persone più a rischio, gli anziani e le persone con importanti malattie pregresse.

Ricciardi ricorda che il virus ha ripreso a circolare in modo importante dopo le vacanze estive e che l’età media degli infetti è passata rapidamente dai 25 anni ai 50 anni:

Abbiamo visto la rimessa in moto della circolazione del virus dopo le vacanze. I ragazzi che sono andati soprattutto in Paesi come la Spagna, la Grecia, la Croazia, Malta, che non avevano adoperato le nostre cautele, o che hanno fatto le vacanze in regioni come la Sardegna, che hanno riaperto le discoteche e non hanno esercitato un controllo sui luoghi di assembramento, sono poi ritornati in famiglia. E da luglio in cui l’età media degli infetti era 25 anni pian piano lo hanno trasmesso ai loro familiari.

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