Le Regioni chiedono l’abolizione dell’RT: una possibile soluzione

Le Regioni contro l’indice Rt, che dà un quadro solo parziale della curva dei contagi: modificarlo è possibile, ma c’è sintonia nel governo?

L’incidenza dei contagi scende, gli ospedali si svuotano gradualmente, le vaccinazioni aumentano, ma l’Rt risale e diverse regioni rischiano di tornare la prossima settimana dal giallo all’arancione. È il paradosso contro il quale si stanno scagliando in questi ultimi giorni le Regioni. Il presidente del Friuli Venezia Giulia, nonché presidente della conferenza delle Regioni, Massimo Fedriga, ha spiegato a Repubblica quale sia il nocciolo della questione nella giornata di ieri: “Oggi l’Rt ha un rischio che, con l’abbassamento dell’incidenza dei contagi, può comportare oscillazioni molto evidenti. Una regione turistica come il Friuli Venezia Giulia, alla vigila delle riaperture rischia di diventare rossa con 18 contagi. È arrivato il momento di modificare i parametri di valutazione del colore delle Regioni. Si può lavorare sull’Rt ospedaliero, l’andamento dei ricoveri e delle terapie intensive. Già il 16 maggio ci potrebbe essere questo cambiamento”. Gli fa eco il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini: “Abbiamo un Rt che si sta avvicinando a 1 ma registriamo il crollo dei ricoveri nei reparti Covid e nelle terapie intensive”.

Come si calcola l’attuale indice Rt

L’indice Rt, in sostanza, ci dice quante persone possono essere contagiate da un positivo in media e in un certo periodo di tempo, tenendo conto delle misure restrittive. Inoltre, il calcolo viene effettuato tenendo conto solo dei sintomatici, ovvero di quei pazienti rimasti chiusi in casa o trasferiti in ospedale per sintomi riconducibili al Covid. Gli asintomatici, non vengono presi in considerazione. L’ISS, spiegando meglio l’RT, sottolinea che il dato viene calcolato “sui casi con sintomi non importati e riferito ai tempi in cui questi sintomi si sono sviluppati (la data di inizio dei sintomi)”. Di conseguenza, l’Rt indica solo una parte della curva epidemiologica e soprattutto riguarda un periodo temporale sfalsato di circa una settimana.

Modificare l’indice dei contagi è possibile

Un dato così concepito, dunque, è in balìa di fluttuazioni che spesso non danno un quadro preciso della curva. Una modifica la si può e la si deve apportare e Fabio Ciciliano, segretario del primo Cts e ora membro dello stesso comitato governativo, suggerisce una possibile via d’uscita. “Superare l’Rt? Come comitato tecnico scientifico – spiega all’Adnkronos – noi su questo ci siamo comunque già espressi il mese scorso. Abbiamo suggerito di calcolare l’Rt sui ricoveri nei reparti di degenza covid e nelle terapie intensive per due ordini di motivi: primo perché in questa maniera i dati sarebbero più recenti e raccolti più rapidamente e secondo perché così si potrebbe valutare l’impatto della pandemia sui sistemi sanitari regionali, risentendo meno delle fluttuazioni determinate dal numero dei tamponi positivi”.

Insomma, il nuovo Rt si dovrebbe basare più sui soggetti che finiscono negli ospedali piuttosto che sul numero dei tamponi positivi. Un’eventualità che ai governatori piace. ”L’indice Rt calcolato con questa modalità – aggiunge Ciciliano – acquisirebbe maggiore significato con l’incremento del numero dei cittadini vaccinati e avremmo quindi la contemporanea registrazione dei casi gravi. In questo momento quello che ci interessa, non sono tanto i numeri dei contagi, che ovviamente sono importanti, ma in una proiezione estiva l’obiettivo è che le terapie intensive e i reparti covid si svuotino per restare stabilmente sotto la soglia critica”.

D’Incà: “Rt fondamentale, un errore abolirlo”

Non è d’accordo con la modifica o l’abolizione dell’Rt, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà (Movimento 5 Stelle). “L’Rt è un parametro fondamentale per capire l’evoluzione della pandemia, abolirlo o vanificarne l’effetto è un errore, un rischio che non possiamo correre”, afferma. Insomma, anche su questo aspetto nel governo il dibattito è aperto e le posizioni non sono al momento convergenti. “Per salvare l’estate ci vogliono comportamenti responsabili e insistere nella campagna di vaccinazione”, aggiunge. Sul pressing della Lega in merito al coprifuoco, D’Incà sottolinea che “tutti vogliamo abolire quello alle 22 ma per qualche settimana ancora ai giusti interessi economici e al desiderio di libertà dobbiamo anteporre la salute dei cittadini”.

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