Recovery Plan: come lo gestiranno gli altri paesi europei?

Apparati di gestione esterni, paralleli o interni al governo. Modi differenti di coordinare quantità differenti di fondi per la ripresa economica

Appena una settimana fa un sondaggio Ipsos rivelava che il 46% degli italiani non aveva capito il perché della crisi di governo.

Oggi, a distanza di qualche ora dalle dimissioni presentate dall’ex premier Conte al Capo dello Stato Mattarella, non è ancora possibile avere una risposta certa.

Tra tutte, però, affiora un’ipotesi: la governance del Recovery Plan.

Secondo quanto riportano alcuni analisti, Matteo Renzi, artefice e assassino del Conte II, avrebbe sopresso la sua stessa creatura perché non gradiva le modalità di gestione dei fondi scelta dall’esecutivo.

In altre parole, la bozza del Recovery Plan presentato in Parlamento qualche settimana fa non recava alcuna indicazione al capitolo 3, quello in cui dovrebbe essere indicata la struttura di governance dei 209 miliardi in arrivo dall’Europa.

Per giorni si è parlato di una sorta di apparato parallelo al governo, con una struttura piramidale, a capo della quale ci sarebbe dovuto essere il presidente del consiglio e subito dopo i ministri di economia e sviluppo economico.

Questa struttura non era gradita da Matteo Renzi che ha pubblicamente affermato di non aver apprezzato l’accentramento di poteri pensato dal premier e ha premuto perché questa struttura venisse cancellata, com’è poi effettivamente accaduto.

Nonostante tutto, però, potrebbe ancora risultare utile cercare di mettere a fuoco le modalità con cui altri paesi europei beneficiari degli aiuti cercheranno di gestirli.

FRANCIA

La Francia dovrebbe ottenere da Bruxelles circa 50 miliardi di euro, tutti quanti a fondo perduto. Una cifra parecchio inferiore a quanto spetterebbe in totale all’Italia, legata al fatto che i tassi di interesse con cui Parigi si finanzia oggi sui mercati risultano più convenienti rispetto a quelli proposti dal Next Gen EU.

Miliardi che andranno a finire all’interno di un più ampio piano di investimenti economici denominato “France Relance”, pari a 100 miliardi di euro.

La struttura di gestione sarà quella dell’Haut Commissariat du Plan. Si tratta di un organismo tecnico fondato da Charles De Gaulle nel 1946, il cui compito era quello di pianificare lo sviluppo economico del dopoguerra e la cui prima gestione fu affidata a Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa stessa.

Riesumare quella struttura, ovviamente, ha in primis un valore simbolico, e a fare da commissario sarà il centrista Francois Bayrou, ex ministro dell’Istruzione e della Giustizia, di storica matrice europeista.

Il commissario sarà naturalmente affiancato da una serie di tecnici, e riferirà direttamente al governo e in particolare al ministro dell’Economia Bruno Le Maire.

Una filosofia di gestione nettamente diversa da quella inizialmente prevista dal governo giallorosso, che più che accentrare il potere nelle mani del premier lo ripone in quelle di un organismo stra-ordinario.

GERMANIA

I 23 miliardi destinati alla Germania, anche qui solamente a fondo perduto, andrebbero ad aggiungersi alla supermanovra da 130 miliardi (finanziata in debito) approvata dal governo per favorire la ripresa economica. Semplicemente, quindi, a Berlino la polemica sulla struttura che dovrà gestire questi fondi non è nata, un po’ perché si tratta di una cifra non esorbitante, un po’ perché comunque verrà accorpata dalla manovra. Al contrario, è la manovra in sé ad aver attirato l’attenzione, proprio perché il governo di Angela Merkel ha richiesto ampia collaborazione per cercare di mettere a punto le 50 misure per uscire dalla crisi.

Un modello nettamente diverso, per forza di cose, da quello “contiano”.

SPAGNA

Dal canto suo, la Spagna ha presentato un piano da 140 miliardi di euro, 73 dei quali a fondo perduto e 66 come prestiti (non ancora sicuri). Proprio come sta accadendo in Italia, anche lì il dibattito sulla gestione di questi soldi non è stato da poco, anzi. La soluzione trovata è stata quella di una cabina di regia in capo unicamente al governo, senza soggetti esterni, all’interno della quale rientrerebbe un gruppo di ministri coordinati – proprio come nei piani di Conte – dal primo ministro Pedro Sanchez.

Stando a quanto riportato, il ministero con la maggiore responsabilità sarà quello dell’Industria con a capo la socialista Reyes Maroto, in virtù del fatto che al centro dei voleri spagnoli ci sarà la trasformazione energetica nell’industria.

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