Positivi in fuga dalla quarantena a Treviso tra falsi contatti e pochi controlli

La USL di Treviso chiede aiuto al Prefetto: i positivi violano la quarantena e il contagio non frena. Servono altri controlli e restrizioni.

A più di dieci mesi dall’inizio della pandemia da COVID, con 2.141.201 di casi totali, 577.062 persone attualmente positive e 74.985 decessi confermati in tutto il Paese, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti quali sono le regole da rispettare per mettere un freno alla diffusione dei contagi e tornare il prima possibile ad una situazione di semi-normalità.

E invece, lo ribadiamo, a oltre dieci mesi di distanza e con un lockdown duro alle spalle e un altro quasi altrettanto duro ancora in corsa, le violazioni si susseguono da una parte all’altra dell’Italia e quello che viene denunciato in queste ore dalla provincia di Treviso, con una parte dei positivi che circolare senza limitazioni, rischia di essere soltanto la punta dell’iceberg di quello che accade da nord a sud del Paese.

Il Veneto ad oggi è la Regione più colpita dalla seconda ondata della pandemia. 94.121 persone ancora positive, 6.675 decessi confermati e 372 persone ricoverate in terapia intensive. Eppure, lo denuncia in queste ore il manager della sanità di Treviso Francesco Benazzi, c’è ancora chi non ha capito a cosa serve l’obbligo di quarantena per i cittadini positivi al COVID-19.

La denuncia dell’USL: “Troppi positivi in giro”

È il quotidiano La Tribuna di Treviso a dare conto oggi della richiesta di aiuta fatta alla Prefetta Maria Rosaria Laganà dalle autorità sanitarie trevigiane: servono maggiori controlli perchè una parte delle persone attualmente positive si sta comportando in modo criminale e irresponsabile.

I dati a campione arrivano dai tracciatori dei contatti dell’USL locale, che riferiscono di contatti telefonici sbagliati dati dai cittadini positivi al COVID-19 e segnalazioni di persone in circolazione nonostante l’obbligo di quarantena e la zona rossa in vigore in tutta Italia.

Ho sentito i nostri tracciatori. Purtroppo il nostro alto numero di contagi dipende anche dall’uscita di persone in quarantena che continuano a diffondere il virus: abbiamo segnalazioni che vanno in giro. C’è chi non si rende reperibile dando numero di telefono errato. È un comportamento poco etico che espone tutti a un numero di contagi elevatissimo.

L’appello ai cittadini di Treviso: “Se siete positivi restate a casa”

Dalla ULS di Treviso viene lanciato l’ennesimo appello ai cittadini, valido non soltanto per chi risiede nella provincia, ma per tutti i cittadini italiani. E sorprende che, a dieci mesi dall’inizio della pandemia, sia ancora necessario fare appelli del genere:

Chiedo dal punto di vista etico e umano: se siete in quarantena state a casa, fatevi trovare quando vi telefonano per la verifica. Chiederò al prefetto, che si farà tramite con le forze dell’ordine, di aumentare i controlli: non abbiamo avuto segnali positivi in questo periodo di mini lockdown.

La curva del contagio in Italia non è scesa come ci si aspettava e forse la decisione di permettere un minimo di libertà in più ai cittadini durante il periodo del Natale – decisione presa anche su pressione delle stesse Regioni che oggi si trovano davanti al rischio di una terza ondata fuori controllo – si è rivelata meno saggia del previsto.

È un gatto che si morde la coda: più persone non rispettano le basilari misure di contenimento del virus, più necessarie saranno le misure restrittive. E più a lungo resteranno in vigore quelle misure restrittive, con conseguenze ancora più disastrose per l’economia del Paese. Lo Stato e i governi locali possono intervenire soltanto fino ad un certo punto e il buon senso dei cittadini dovrebbe fare il resto. Siamo stanchi di stare chiusi in casa? Certo che sì, ma la stanchezza dei singoli dopo questi difficili mesi di pandemia non può superare la tutela della collettività.

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