Covid creato in laboratorio? La nuova tesi di due scienziati

L’oncologo britannico Angus Dalgleish e il virologo norvegese Birger Sørensen sono sicuri che il coronavirus sia stato creato in laboratorio

Il Covid-19 è stato creato in laboratorio. Non è un’ipotesi, bensì una certezza per l’oncologo britannico Angus Dalgleish e il virologo norvegese Birger Sørensen, che assieme hanno condotto uno studio anticipato oggi dal tabloid Daily Mail e che sarà pubblicato dal Quarterly Review of Biophysics Discovery. Senza usare tanti giri di parole, la ricerca giunge a conclusione che il coronavirus può essere solamente il frutto di un lavoro di laboratorio, “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Covid: quello che non convince della proteina spike

La notizia arriva all’indomani dei dubbi sollevati dall’immunologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, che è stato ospite della trasmissione ‘Mezz’ora in più’. Silvestri ha affermato che l’ipotesi secondo la quale il Covid-19 possa essere scappato da un laboratorio di Wuhan è “assolutamente credibile” ed “è importante cercare di acquisire quanti più dati possibili e capire cosa è successo”. Il docente ha sottolineato che non ci siano al momento evidenze oggettive sul fatto che il virus sia naturale o creato in laboratorio, ma “se si fa un’analisi serrata della sequenza del virus, c’è una zona di dodici nucleotidi della proteina spike che è particolarmente strana da spiegare con un semplice passaggio da un virus all’altro”. Insomma, ci sono degli aspetti del Coronavirus che fanno dubitare si possa essere trattato di una mutazione naturale.

Alterato il genoma del virus per renderlo più infettivo

E sostanzialmente alla stessa conclusione sono arrivati Dalgleish e Sørensen, che per mesi si sono soffermati a studiare articoli presenti in database e archivi degli esperimenti effettuati a Wuhan tra il 2002 e il 2019. Ebbene, da questi studi è risultato che ci sono altissime probabilità, quasi la certezza, che il coronavirus sia stato creato in laboratorio durante esperimenti di “guadagno di funzione”, ovvero “mutazioni attivanti”, ricerche che negli USA sono ad esempio vietate perché in pratica alterano il genoma del virus con l’obiettivo di ottenerne di più infettivi.

Entrando più nello specifico, gli scienziati avrebbero ottenuto la nuova proteina spike del Sars-Cov-2, che non ha “antenati naturali credibili”, partendo da un coronavirus prelevato da una grotta di pipistrelli. A prova di questa loro affermazione, i due ricercatori fanno riferimento ad una catena di amminoacidi che consentirebbero al virus di legarsi alle cellule umane. Considerato che in natura è già molto difficile che si trovino tre amminoacidi positivi assieme, il fatto che nel Covid ve ne siano addirittura quattro, supporta la tesi della creazione in laboratorio. Infine, dopo tutto ciò, i ricercatori cinesi avrebbero “distrutto, nascosto e contaminato in modo deliberato i dati” nei laboratori in modo da impedire la condivisione delle loro scoperte agli altri studiosi.

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