Nuovo DPCM Natale: le richieste delle Regioni

Il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Giovanni Toti avanza le richieste degli enti locali in vista del nuovo DPCM Natale 2020.

1 Dicembre 2020 09:30

Nel pomeriggio di oggi si terrà l’attesa riunione tra il governo, rappresentato dal Premier Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, e gli enti locali rappresentanti dalla Conferenza delle Regioni, Anci (Comuni) e Upi (Province). Vi prenderanno parte anche il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri e il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli.

Sul tavolo della discussione c’è il nuovo DPCM che il Premier firmerà a breve, probabilmente entro poche ore, e che andrà a sostituire il precedente del 3 novembre che scade proprio il 3 dicembre, dopodomani. Il nuovo provvedimento, di cui si parla ormai da molti giorni, conterrà la misure in vista del Natale.

Giuseppe Conte a lavoro nuovo DPCM dicembre
Leggi anche:
Nuovo DPCM dicembre: ancora in dubbio i ricongiungimenti familiari

Al momento, le regole principali che sembrano essere contenute nel nuovo DPCM, dovrebbero essere le seguenti:

  • coprifuoco confermato, anche a Capodanno;
  • negozi aperti fino alle ore 21;
  • ristoranti chiusi il 25 e 26 dicembre anche nelle zone gialle;
  • spostamenti vietati tra Regioni, forse dal weekend prima di Natale e anche in fascia gialla, con l’unica eccezione per chi ha residenza o domicilio in un’altra regione e deve farvi ritorno (es. gli studenti fuori sede);
  • confermato il divieto di spostamento tra comuni nella zona arancione;
  • nella zona gialla, prima del blocco (quindi prima del weekend precedente al Natale) forse ci sarà la possibilità di raggiungere la seconda casa.

Nuovo DPCM Natale: cosa chiedono le Regioni

Sarà molto importante oggi il confronto tra Regioni e governo, che dovranno andare le une incontro all’altro per arrivare a un compromesso e cercare di affrontare serenamente e con quanta più unità possibile questo difficile periodo, consapevoli che, molto probabilmente, il malcontento dei cittadini e dei lavoratori si farà sentire più delle altre volte.

Il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Giovanni Toti, che fa le veci del presidente Stefano Bonaccini che è ancora alle prese con il Covid-19, ha illustrato la posizione delle regioni, la cui prima richiesta è quella che, in realtà, avanzano già da mesi, ossia maggiore trasparenza sul sistema della “colorazione” delle zone gialle, arancioni e rosse:

Le regioni chiedono un ulteriore confronto che dia trasparenza al processo decisionale che attiene alla divisione in fasce del paese. Le regioni ribadiscono che occorre semplificare e qualificare il processo decisionale, sapere come vengono interpretati i parametri. Quasi tutti i governatori hanno sottolineato che occorre accorciare il meccanismo di uscita da una zona. Nell’attuale Dpcm questo processo richiede almeno 21 giorni di calendario, riteniamo possa essere più rapido. Bisogna poi rendere più attuali i numeri su cui si basa l’attribuzione di una zona alle regioni.

Un altro punto importante, ma dolente, è quello degli assembramenti. Abbiamo visto questo weekend come il passaggio da zona rossa a zona arancione in Lombardia e Piemonte abbia significato anche un incredibile aumento degli assembramenti nelle vie dello shopping ed è lecito immaginare che sotto Natale possa essere ancora peggio. Toti a tal proposito ha detto:

Il principio del divieto di assembramento deve essere il cardine del prossimo Dpcm, anche per un criterio di mera equità rispetto alle varie attività. Torneremo a chiedere ristori per le categorie che soffriranno per un Natale condizionato dalle misure restrittive, chiediamo che ci sia una campagna di informazione importante.

Altro argomento rovente è quello degli impianti sciistici:

Le regioni si sono interrogate sulla possibilità di riaprire gli impianti di risalita per gli ospiti degli hotel o per chi possiede una seconda casa per dare una parziale compensazione a località sciistiche o, in caso questo non sia possibile, la chiusura dei confini del paese per evitare che il nostro pubblico vada a sciare in paesi in cui gli impianti saranno verosimilmente aperti: la Svizzera lo sta facendo, l’Austria, la Slovenia. Vedremo come si comporterà la Francia. Non vorremmo subire oltre al danno anche la beffa di tenere chiuso il nostro arco alpino e vedere persone che vanno altrove in vacanza e poi rientrano magari importando il contagio.

Toti ha parlato della possibilità di creare una zona bianca:

Vorremmo comprendere se oltre le zone rosse, arancioni e gialle è possibile immaginare anche una zona dove ci sono ulteriori possibilità economiche se i dati del contagio lo consentiranno.

Nella zona bianca potrebbe essere consentita l’apertura di sale di ristoranti e bar, “non illimitata e non per le feste, ma nei limiti di protocolli rigorosi vigenti”.

stagione sciistica
Leggi anche:
Natale e stagione sciistica, la proposta dei governatori per riaprire le piste

Toti ha parlato poi anche della scuola illustrando la proposta dei governatori delle regioni che è quella di ripartire a gennaio:

Le regioni hanno ribadito che sembra surreale una discussione per riaprire una settimana prima delle vacanze natalizie. Occorre un tavolo per prepararsi all’apertura di gennaio. Auspichiamo che il confronto sia produttivo, vogliamo dare il nostro contributo in una situazione in cui l’epidemia sta calando un po’ ovunque.

ItaliaPolitica