Nuovo DPCM 25 ottobre, è scontro Stato-Regioni: ecco le proposte

La Conferenza delle Regioni ha inviato una lettera al governo esponendo i dubbi sul nuovo DPCM con restrizioni dal 26 ottobre al 24 novembre.

È stato un sabato molto movimento per il governo Conte. A un certo punto era anche stata annunciata una conferenza stampa del Premier dopo le ore 20 per illustrare i contenuti del nuovo DPCM che avrà vigore dal 26 ottobre al 24 novembre, ma in realtà non c’è stata alcun incontro con la stampa anche perché il provvedimento non è ancora pronto e la firma probabilmente arriverà solo domani, quindi poche ore prima dell’entrata in vigore.

Il motivo è che non c’è accordo tra lo Stato e le Regioni. In sede di Conferenza Stato-Regioni, tenuta ovviamente virtualmente, a cui erano presenti anche i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari Regionali Francesco Boccia (quest’ultimo in isolamento domiciliare perché positivo al Covid), sono emersi i contrasti e alla fine la Conferenza delle Regioni, presieduta dal governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ha inviato una lettera al governo.

I Presidenti delle Regioni chiedono, in particolare:

  • di inserire nel DPCM un impegno concreto a riconoscere ristori adeguati ai settori più colpiti dalla stretta anti-Covid;
  • di ripensare alle chiusure di bar e ristoranti (non dalle 18, ma dalle 20 per i bar e dalle 23 per i ristoranti);
  • di non chiudere gli impianti sciistici;
  • di sottoporre a tampone solo i sintomatici e i conviventi di chi ha contratto il virus;
  • di estendere la didattica a distanza al 100% per le scuole secondarie superiori e per le università;
  • di chiudere i centri commerciali nel fine settimana, con eccezione di alimentari e farmacie;
  • di valutare le chiusure relative a palestre, piscine, centri sportivi, cinema, teatri etc., anche valutando i dati epidemiologici di riferimento.

Il governo, invece, ha proposto:

  • la didattica a distanza al 75%;
  • la chiusura di attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) alle ore 18 con consumo al tavolo solo per un massimo di quattro persone e che siano conviventi e divieto di consumo di cibi e bevande in luoghi pubblici e aperti al pubblico dalle ore 18.

Nella bozza del DPCM si legge poi:

Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze; le attività di cui al primo periodo restano consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi.

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