Nessun obbligo di verità nell’autocertificazione. Cosa cambia dopo la sentenza del gup di Milano?

Cosa cambierà dopo la sentenza del gup di Milano sull’assenza dell’obbligo di dire la verità nell’autocertificazione? Molto poco.

Non dire la verità nell’autocertificazione per gli spostamenti durante il lockdown non costituisce reato. Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare di Milano Alessandra Del Corvo, accogliendo la richiesta di assoluzione fatta dalla Procura di Milano nel caso di un ragazzo di 24 anni finito a processo con l’accusa di falso per aver mentito in fase di autocertificazione in occasione di un controllo durante il lockdown del marzo dello scorso anno.

Era il 14 marzo dello scorso anno, pochi giorni dopo l’entrata in vigore del primo lockdown. Il giovane era stato fermato per un controllo alla stazione Cadorna e, nel compilare l’autocertificzione necessaria per ogni spostamento, aveva dichiarato di essere in procinto di rientrare a casa dopo un turno di lavoro. Nei giorni successivi, però, gli agenti hanno effettuato la verifica delle informazioni lasciate dal giovane e il titolare del negozio indicato in fase di autocertificazione aveva riferito agli agenti che il 14 marzo il 24enne non era di turno.

Denuncia per falso a pubblico ufficiale, non per violazione delle norme anti-COVID

Il giovane aveva quindi dichiarato il falso nell’autocertificazione e, come previsto dai DPCM dell’8 e del 9 marzo 2020, era stato denunciato per falsa attestazione o dichiarazione a Pubblico Ufficiale (EX ART. 495). A più di un anno di distanza, però, il gup ha assolto il giovane “perché il fatto non sussiste”.

Secondo il gup Del Corvo “è evidente come non sussista alcun obbligo giuridico, per il privato che si trovi sottoposto a controllo nelle circostanze indicate, di ‘dire la verità’ sui fatti oggetto dell’autodichiarazione sottoscritta, proprio perché non è rinvenibile nel sistema una norma giuridica” specifica per questa casistica.

Non solo. Sempre secondo il gup è da considerarsi incostituzionale sanzionare penalmente le false dichiarazioni di chi ha scelto “legittimamente di mentire per non incorrere in sanzioni penali o amministrative”. Di fronte ad una sentenza del genere, che di fatto fissa un precedente, cambierà qualcosa per chi verrà sorpreso in giro in violazione del DPCM attualmente in vigore?

Nessun obbligo di verità nell’autocertificazione. È un liberi tutti?

La risposta è no. Il giovane non era stato denunciato perché sorpreso in giro senza una motivazione valida (EX ART. 650 C.P. come disposto dai DPCM dell’8 e del 9 marzo 2020), ma perchè ha dichiarato il falso ad un pubblico ufficiale, una casistica che riguarda soltanto una manciata delle persone denunciate in seguito ai controlli effettuati durante il primo lockdown.

Prendendo ad esempio proprio la giornata del fatto in oggetto, il 14 marzo 2020, su un totale di 138.994 persone controllate in tutta Italia solo 112 sono state denunciate per falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale, mentre 6.203 sono state sanzionate perchè in violazione delle misure restrittive fissate dai due decreti già citati.

E questo vale soltanto per la prima parte del primo lockdown, quando il governo di Giuseppe Conte ha corretto il tiro col decreto legge del 25 marzo 2020 – entrato in vigore il giorno successivo. Da quel giorno si è detto addio alla denuncia per le violazioni delle misure restrittive in favore di una semplice sanzione amministrativa.

A partire dal 4 giugno 2020, poi, le denunce per falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale si sono interrotte: l’unico motivo per essere denunciato era l’inosservanza del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone in quarantena perché risultate positive al virus. Per la violazione delle misure restrittive, invece, è rimasta la sanzione amministrativa valida anche oggi.

La sentenza è destinata a fare giurisprudenza per i casi relativi al primo lockdown, e solo per le persone che sono state denunciate per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale. Chi, invece, ha violato le norme anti-COVID ed è stato denunciato fino al 25 marzo 2020 potrebbe arrivare a processo con un esito ben diverso da quello del 24enne milanese.

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