Perché Maria Elena Boschi ha citato in giudizio Marco Travaglio? Ecco le parole “incriminate”

Maria Elena Boschi di Italia Viva ha citato in giudizio il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio per l’editoriale del 3 gennaio.

L’ufficio stampa di Italia Viva ieri sera ha diffuso una breve nota in cui si legge:

La presidente dei deputati di Italia Viva Maria Elena Boschi ha dato mandato ai propri legali di citare in giudizio il dottor Marco Travaglio in relazione a quanto scritto nell’editoriale ‘I veri transfughi’, pubblicato ieri su ‘Il Fatto Quotidiano’.

A che cosa si riferisce di preciso il partito di Matteo Renzi? A un articolo con cui il direttore de Il Fatto Quotidiano invita i suoi lettori a scrivere un messaggio ai parlamentari che hanno votato quando erano al PD e che poi sono passati a Italia Viva. I lettori dovrebbero scrivere per dire cosa ne pensano se quel parlamentare che hanno votato e che ha cambiato partito sostiene la sfiducia a Conte. Travaglio promette di pubblicare i messaggi dei lettori.

Nell’articolo Travaglio esordisce citando direttamente Maria Elena Boschi:

Il primo modo di dire del 2021 è “avere la faccia come la Boschi”. Sempreché la faccia ampiamente rielaborata che domina le 87 interviste rilasciate nell’ultimo mese appartenga davvero alla deputata renziana che nel 2016 annunciò solennemente il ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum.

Travaglio poi cita delle dichiarazioni rilasciate a la Repubblica:

Ha spiegato che “Conte sbaglia strada se spera di salvarsi con i transfughi”. Il che è possibile: non è affatto detto che si trovino abbastanza senatori per rimpiazzare la masnada renziana. Ma ciò che commuove è la definizione di “transfughi” e, soprattutto, il pulpito da cui proviene. Ma perché, la Boschi e tutti gli altri 47 parlamentari di Iv cosa sono, se non transfughi? Sono stati eletti nel Pd dagli elettori che non erano riusciti a mettere in fuga in quattro anni di rottamazione scientifica del partito.

Travaglio poi fa un breve elenco di alcune prese di posizione dei renziani negli ultimi anni:

Nel 2018 comandavano ancora e respinsero la proposta di Di Maio di governare coi 5Stelle, spingendolo fra le braccia di Salvini e contribuendo a raddoppiare i consensi della Lega. Nell’agosto 2019, temendo le elezioni che li avrebbero spianati, proposero per primi il governo col M5S. E quando Zingaretti pose il veto su Conte premier, dissero sì a Conte premier. Poi, tre mesi dopo, se ne andarono in un nuovo partitucolo per “svuotare il Pd” a cui devono il seggio e per picconare il governo di cui fanno parte. E un anno fa, se non fosse arrivato il Covid, l’avrebbero rovesciato sulla riforma della prescrizione (che avevano promesso essi stessi nel 2015).

Il giornalista poi continua l’attacco:

Ora ci riprovano e, se qualcuno con la testa sul collo è pronto a sostenere Conte per evitare la follia di una crisi al buio o financo di elezioni anticipate nel bel mezzo della terza ondata Covid, del Recovery plan e delle vaccinazioni, gridano ai “transfughi” mentre vanno in processione a Rebibbia da Verdini, il noto “transfuga” forzista che con altri “transfughi” di Ala&Ncd tenne in piedi per quattro anni il governo R.. Eppure sono stati loro a imporre, con FI e Lega, il mostruoso Rosatellum di impianto proporzionale che impone le alleanze non prima delle elezioni, ma dopo, dunque diversamente dal maggioritario non contempla il concetto di “transfughi”.

Travaglio conclude il suo editoriale rilanciando l’appello del giornalista e scrittore Giovanni Valentini che chiede appunto a chi ha votato un parlamentare che è passato al PD di scrivergli cosa ne pensano se vota la sfiducia all’attuale governo. Il giornalista ricorda ai lettori che gli indirizzi e-mail si trovano sui siti di Camera e Senato, poi chiosa:

Chi ha dato il voto al Pd e se lo vede scippare da questi transfughi scriva due paroline a loro e in copia anche a noi. Saremo lieti di pubblicarle sul Fatto.

Travaglio e i risarcimenti al padre di Renzi

Non è la prima volta che Marco Travaglio viene citato da qualcuno vicino a Matteo Renzi. Tiziano Renzi, il padre del fondatore di Italia Viva, lo ha citato due volte e due volte ha vinto, ottenendo una volta un risarcimento di 95mila euro e un’altra di 50mila euro, in entrambi i casi per diffamazione.

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