L’ISS: “Situazione grave, la popolazione resti a casa”

Il rapporto settimanale dell’ISS sulla pandemia di COVID-19 certifica un quadro epidemico in rapido peggioramento.

Puntuale come ogni venerdì è stato diffuso il rapporto del monitoraggio settimanale effettuato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che fornisce una panoramica più ampia dell’epidemia di COVID-19 in Italia oltre al bollettino che viene diffuso quotidianamente. Quello che emerge dal report diffuso oggi, e relativo alla settimana dal 12 al 18 ottobre, è un quadro epidemico “in rapido peggioramento e compatibile complessivamente con uno scenario di tipo 3“:

Sulla base dei dati raccolti in quella settimana, il report certifica che si continua a osservare un forte incremento dei casi che porta l’incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni a 146,18 per 100.000 abitanti contro i 75 casi per 100.000 abitanti delle due settimana precedenti. Il numero di casi sintomatici è passato da 15.189 al periodo 28/9-11/10 a 27.114 nel periodo 5/10-18/10, quasi il doppio in due settimane.

RT sui casi sintomatici sale a 1,50

Il rapporto conferma che nelle prime due settimane di ottobre 2020 l’RT calcolato sui casi sintomatici è passato a 1,50 e che sono riportati segnali di allerta della resilienza dei servizi territoriali in tutte le Regioni o Province Autonome.

Come già confermato da diverse Regioni, il tracciamento dei contatti è in via di fallimento: nel periodo preso in analisi soltanto uno su quattro dei casi è stato rilevato attraverso attività di tracciamento di contatti, mentre il 31,7% è stato rilevato attraverso la comparsa dei sintomi.

rapporto ISS 12-18 ottobre 2020

I focolai di COVID attivi in Italia

L’ISS e il Ministero della Salute confermano che ad oggi sono 7.625 i focolai attivi in Italia, di cui 1.286 nuovi identificati soltanto nell’ultima settimana. Per la prima volta in 11 settimane è in diminuzione il numero di nuovi focolai, ma questa non è una buona notizia. Questo aspetto, infatti, sarebbe legato al forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico.

Rispetto alla settimana scorsa sono stati segnalati 23.018 casi non associati a catene di trasmissione note (il dato precedente era 9.291), vale a dire il 43,5% del totale di casi notificati questa settimana:

Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (106/107). La maggior parte di questi focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare (81,7%) che al momento rappresenta un contesto di amplificazione della circolazione virale e non il reale motore dell’epidemia.

Come si può intervenire?

Il report settimanale sottolinea che “il carico di lavoro non è più sostenibile sui servizi sanitari territoriali” e che sono stati evidenziati “segnali di criticità dei servizi territoriali e del raggiungimento imminente di soglie critiche dei servizi assistenziali di numerose Regioni/PA“.

Di fronte ad un quadro simile il rapporto afferma che “sono necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite, che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità“:

È fondamentale che la popolazione riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo quando non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa quanto più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi.

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