Liguria, oltre 200 pazienti COVID-19 saranno trasferiti nelle RSA. La CGIL lancia l’allarme

La Liguria dà il via libera al piano per trasferire oltre 200 pazienti COVID-19 a basso rischio nelle RSA della Regione. Torna l’incubo di marzo?

La storia rischia di ripetersi. Le residenze per anziani sono state tra i principali focolai di COVID-19 durante la prima ondata della pandemia e gli effetti delle scelte scellerate delle autorità locali unite alla scarsa conoscenza del virus e l’assenza di protocolli precisi hanno provato un disastro in moltissime regioni d’Italia, a cominciare dalla Lombardia. Ora, a pochi mesi di distanza, nel pieno della seconda ondata e con le RSA sorvegliate speciali in tutto il Paese, la Liguria si sta attrezzando per trasferire nelle RSA della Regione i malati COVID-19 che non richiedono necessità assistenziali particolari e che non possono ancora tornare a casa.

La Regione guidata da Giovanni Toti, lo stesso che questa mattina ha definito gli anzianinon indispensabili allo sforzo produttivo del Paese“, ha già individuato sette RSA destinate ad ospitare fino a 200 malati COVID-19 leggeri. Due di queste sette strutture hanno già ricevuto il via libera, mentre per le altre 5 mancherebbe ancora l’ok della ASL 3.

Il virus entra nelle RSA dalla porta principale

La conferma è arrivata da parte del geriatra Ernesto Palummeri, responsabile per Alisa dell’emergenza Covid nelle RSA, che due settimane fa definiva tranquilla la situazione nelle RSA della Liguria, precisando però che “non possiamo abbassare la guardia, il virus non deve entrare“.

Ora il virus entrerà dalla porta principale, anche se dovrà trattarsi di porte diverse da quelle utilizzate per il regolare svolgimento delle attività delle RSA. Palummeri ha confermato al Secolo XIX che sono state individuate sette strutture e che tutto è pronto per il trasferimento dei malati COVID-19, ma l’ultima parola spetterà all’Azienda Sanitaria Locale, che dovrà verificare come le strutture siano in grado di tenere separati i pazienti COVID dal resto degli ospiti.

E se gli spazi liberi potrebbero non essere un problema, sempre a detta di Palummeri, più difficile sarà il reperimento di personale che dovrà essere dedicato esclusivamente ai reparti COVID nelle RSA.

Le RSA che ospiteranno i malati COVID-19 a Genova

  • Villa Immacolata e Villa Coronata (37 posti COVID in totale)
  • Centro Polifunzionale “Danilo Ravera” (circa 70 posti COVID)
  • Residenza Monticelli (20 posti COVID)
  • Residenza Valpolcevera (22 posti COVID)
  • Cenacolo Domenicano (24 posti COVID)
  • Villa Albaro (75 posti COVID)

A questi posti dovrebbero aggiungersene altri in tutta la Liguria, come confermato dal Presidente Toti che ha assicurato “un piano incrementale che vale 500 posti in tutta la Liguria“.

L’allarme di CGIL Liguria

La CGIL Liguria critica duramente la decisione della Regione e parla senza mezzi termini di “stratificarsi di scelte scellerate anche nella gestione della pandemia”. Dalle pagine del Secolo XIX tre rappresentanti del sindacato citando l’esempio di La Spezia, la struttura per anziani Mazzini in cui nei giorni scorsi è stato registrato un focolaio di COVID-19:

Di fronte al mancato reclutamento nelle fasi in cui il personale sarebbe stato disponibile, come si fa a pensare che i privati possano recuperare professionalità in numero sufficiente per dividere i percorsi tra i contagiati e non nelle strutture? Esempio eclatante è ciò che si è verificato in questi ultimi giorni a La Spezia dove, a fronte di mancanza di personale, dispositivi di protezione e assenza di protocolli rigidi si è contaminata un’intera struttura.

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