L’app Immuni supera i 9 milioni di download. Dato utile o solo propaganda?

Sapere quante volte è stata scaricata l’app Immuni è un dato indicativo della sua diffusione? No, ma come incentivo funziona benissimo.

Immuni, l’app ufficiale per il contact tracing in Italia rilasciata a giugno dopo l’avvio dell’allentamento del lockdown, ha superato in queste ore i 9,1 milioni di download. A renderlo noto con entusiasmo è stato oggi il Ministero della Salute, che non perde occasione per definire l’app Immuni “un’arma in più contro COVID-19” con l’obiettivo di incentivare – e lo sforzo è comune a tutto il governo – i cittadini italiani a scaricare e, soprattutto, tenere attiva l’app, così da renderla il più possibile efficace.

Da settimane i canali istituzionali e diversi organi di stampa diffondono i dati di download di Immuni, celebrando di volta in volta i piccoli traguardi raggiunti da questo importante strumento che da qualche ora può operare anche a livello europeo in Germania ed Irlanda interfacciandosi con le app di tracciamento dei contatti attive nei due Paesi. Ma si tratta di dati davvero utili o è soltanto propaganda, possibilmente a fin di bene?

Dati utili o propaganda?

Il numero dei download di Immuni non è un dato in alcun modo indicativo della diffusione e dell’utilizzo dell’app nel nostro Paese. Per download, infatti, si intende il processo di scaricamento dell’app su un dispositivo e i dati che puntualmente vengono diffusi su Immuni ci dicono che l’app è stata scaricata più di 9 milioni di volte. Questo non significa che più di 9 milioni di utenti hanno scaricato Immuni, ma soltanto che dagli store ufficiali in cui è disponibile, App Store per iOS e Google Play per Android, l’app ha registrato quel numero di download.

Se, ad esempio, un utente ha scaricato Immuni sul proprio dispositivo senza neanche mai aprirla, salvo poi cancellarla, riscaricarla una seconda volta, attivarla ed utilizzarla per un breve periodo e nuovamente cancellarla e riscaricarla qualche giorno dopo perchè spinto dai numeri in crescita, ci troveremmo di fronte a 3 download dell’app Immuni da parte dello stesso utente che, di fatto, l’ha attivata ed utilizzata soltanto per un breve periodo.

Così come vengono diffusi, insomma, quei numeri sono inutili. E non siamo noi a dirlo, ma gli stessi sviluppatori dell’app Immuni, che nella documentazione consultabile liberamente da tutti a questo indirizzo precisano senza giri di parole che il numero di download è una misura “in gran parte priva di significato” e che non certifica con più precisione il reale tasso di utilizzo di Immuni.

Ben più utile, quindi, sarebbe sapere quanti dispositivi stanno attivamente utilizzando l’app Immuni in un determinato momento e questo, sempre secondo la documentazione pubblica di Immuni, è possibile senza intaccare in alcun modo la privacy degli utenti che la stanno utilizzando. Tra i dati che sono disponibili in forma totalmente anonima ci sono, ad esempio, le autorizzazioni concesse dai dispositivi all’invio delle notifiche di esposizione e già questo, sempre secondo gli sviluppatori, permetterebbe di “stimare il livello dell’adozione dell’app nel Paese“.

I numeri, però, sarebbero probabilmente molto più bassi proprio perchè al singolo download di Immuni non necessariamente corrisponde la sua attivazione o il suo utilizzo nel corso del tempo. E se l’obiettivo è quello di incentivare i cittadini ad usare l’app e renderla più efficace, dire che altri 9 milioni di persone lo hanno fatto ha sicuramente più appeal che dire – e qui stiamo inventando a titolo di esempio – che sono in 5 milioni di utenti ad usarla.

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