Draghi: positivi i dati sul Covid, ma aperture graduali

La situazione sta migliorando, ma, ribadisce il Premier, è comunque necessario continuare a procedere con cautela.

Durante la conferenza stampa tenutasi ad Oporto, al termine di due giorni di confronto con il leader UE, il Presidente del Consiglio si è espresso riguardo i dati sul Covid.

In particolare, li ha giudicati “incoraggianti”, sebbene occorra “calcolare bene il rischio”.
Dunque, nonostante la situazione sembri essere per lo più positiva è, come sempre, necessaria la massima cautela.

“Se l’andamento dovesse continuare in questa direzione”, ha continuato il Premier, “la cabina di regia procederà ad altre riaperture. È importante essere graduali, anche per capire quali riaperture avranno più effetto sui contagi e quali meno”.

Dati Covid incoraggianti, ma gradualità delle riaperture

Nessun “libera tutti” improvviso e repentino, quindi, per evitare che la mancanza di cautela possa portare ad una nuova impennata di contagi e a possibili nuove chiusure – a maggior ragione considerato l’arrivo della stagione turistica.

“Come credo la maggior parte degli italiani voglio riaprire. Voglio che le persone tornino a lavorare, a divertirsi, a stare insieme. Ma bisogna farlo in sicurezza, calcolando bene il rischio.
[…] Con la ripartenza del turismo occorre considerare anche che gli aeroporti sono luoghi cui bisogna guardare con molta attenzione, perché sono luoghi dove i contagi possono avvenire.
Quindi bisogna rinforzare i controlli negli aeroporti. Questo non vuol dire chiudere: vuol dire riaprire, ma farlo con la testa”.

Non solo: il Premier si è anche espresso riguardo il green pass, il “certificato verde” che dovrebbe consentire la libera circolazione tra i paesi UE, chiedendo che commissione e parlamento europei agiscano “con la massima rapidità per avere un modello europeo su cui confrontarsi per la misure turistiche”.

La questione vaccini

Infine, Draghi ha commentato anche la questione che sta facendo discutere ormai da giorni: la liberalizzazione dei brevetti dei vaccini.

“La questione è molto complessa, perché farlo, sia pur temporaneamente, non garantisce la produzione dei vaccini. E poi la produzione deve essere sicura e questo non viene comunque garantito dalla liberalizzazione.
Prima di arrivarci bisognerebbe fare cose più semplici, come la rimozione del blocco alle esportazioni che oggi gli Stati Uniti per primi e il Regno Unito continuano a mantenere. È dato di oggi che l’Europa esporta tanto quanto ha dato ai propri suoi cittadini: il 50% della produzione dell’Unione è andata al Canada o a Paesi che bloccano le esportazioni”.

 

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