L’Italia sarà tra i primi Paesi a testare il certificato verde europeo

L’Italia farà da apripista per il certificato verde europeo. La fase di test inizierà già la prossima settimana insieme a Spagna e Grecia.

L’Italia farà da apripista per il certificato verde europeo, il Green Digital Certificate che permetterà la libera circolazione tra i vari Paesi UE durante questa fase della pandemia. L’Europa sta mettendo a punto in questi giorni gli ultimi dettagli, ma la rosa dei Paesi in cui verrà lanciata la fase di test c’è già, anche se non è escluso che possano esserci degli slittamenti fino a che non saranno chiariti gli ultimi dubbi.

I Paesi membri sono stati divisi in tre gruppi sulla base della loro preparazione ad accogliere il certificato verde. Tra i 20 Paesi più pronti c’è anche l’Italia insieme a Francia, Spagna, Germania e Grecia, ma anche Malta, Bulgaria, Estonia e Lussemburgo.

In questi Paesi la fase di test inizierà già a partire dalla settimana prossima e se i controlli tecnici sull’interconnessione tra i sistemi nazionali e quelli europei procederà senza intoppi il certificato verde europeo verrà ufficialmente adottato in questi 20 Paesi dal 1° giugno prossimo e sarà operativo al 100% dal 30 giugno.

Il calendario per gli altri Paesi UE

Nei Paesi finiti nel secondo gruppo la fase di test partirà entro la fine di maggio, mentre per i Paesi definiti dall’UE meno preparati sul fronte del certificato verde i test inizieranno verso la metà di giugno.

L’obiettivo dell’UE è che tutti i Paesi membri siano pronti a gestire il certificato verde senza alcun intoppo per il periodo estivo, così che non ci siano discriminazioni o penalizzazioni per nessuno dei Paesi europei.

E il certificato verde italiano che fine farà?

L’Italia è tra i Paesi UE che per primi si sono mossi per introdurre un certificato verde valido in tutto il territorio nazionale. Se è vero che questo certificato è in vigore dal 26 aprile scorso, è altrettanto vero che non è così semplice entrarne in possesso. Se avete provato a spostarvi per l’Italia nel fine settimana che si è appena concluso vi sarete certamente scontrati con la realtà dei fatti: il certificato verde c’è, ma spesso non si vede.

Le farmacie che eseguono i tamponi non sono pronte a rilasciarlo, i medici di base che devono certificare l’avvenuta guarigione dei pazienti dal COVID-19 non sanno come comportarsi, mentre non tutte le Regioni sono riuscite ad adeguarsi al rilascio di un certificato verde che abbia il formato standard fissato al governo italiano.

Tutto tace, ma è lecito ipotizzare che la strategia più semplice sia quella di adottare anche a livello nazionale lo standard che sarà fissato a livello europeo, così da non dover costringere i cittadini che vogliono uscire dall’Italia di dover effettuare un passaggio aggiuntivo per ottenere, dopo il certificato verde per muoversi tra le Regioni italiane, quello valido in tutta Europa.

Le modalità per ottenere il certificato verde saranno le stesse. Potrà ottenerlo chi è guarito dal COVID-19, chi ha ricevuto entrambi le dosi di vaccino – o la singola dose del caso del siero di Johnson & Johnson – e chi risulterà negativo ad un tampone, anche se la validità del documento per quest’ultima categoria di persone sarà limitata.

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