DPCM 25 ottobre: palestre e piscine chiuse, chiese aperte. Qual è la logica?

Il nuovo DPCM del 25 ottobre 2020 inasprisce le misure anti-Covid. A farne le spese anche palestre e piscine. Però le chiese restano aperte.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato oggi e illustrato dallo stesso Premier in conferenza stampa, all’articolo 1, comma 9, lettera f) recita:

Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assiste, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolta all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), fatti salvi gli ulteriori indirizzi operativi emanati dalla Regioni e dalle Province autonome, ai sensi dell’articolo 2, comma 14, del decreto legge n. 33 del 2020; sono consentite le attività dei centri di riabilitazione, nonché quelle dei centri di addestramento e delle strutture dedicate esclusivamente al mantenimento dell’efficienza operativa in uso al Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico, che si svolgono nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Sempre nello stesso articolo e comma, ma alla lettera q) leggiamo:

Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni di cui agli allegati da 1, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico, a 7.

Quindi sono vietate attività in centri in cui non è poi così difficile mantenere il distanziamento e l’igiene e in cui finora c’è sempre stata grande collaborazione tra gestori e clienti, ma si può andare a messa, dove, pur con tutte le regole su mascherine e distanziamento, in realtà è molto più complicato far rispettare le norme.

Sarebbe interessante capire quali sono i motivi di questa scelta, soprattutto in considerazione del fatto che se andiamo a esaminare qual è l’età media delle persone che frequentano piscine e palestre e quella quella di chi va a messa, vedremo che nel secondo caso ci si avvicina molto di più all’età più “pericolosa” per le complicazioni in seguito a contagio da coronavirus.

Quale è stata dunque la logica che ha portato a queste scelte completamente diverse tra il via libera alle funzioni religiose da una parte e la chiusura di tutte quelle attività che hanno a che fare con sport e benessere dall’altra? Davvero nuotare in piscina, da soli in una corsia, è più pericoloso che andare a messa (o una funzione di un’altra religione qualsiasi) in un luogo chiuso in cui comunque c’è parecchia gente e all’entrata e all’uscita c’è costantemente il rischio di assembramenti? Sembra il solito caso di applicazione di due pesi e due misure

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