Di Maio e le storiche scuse a Uggetti

Luigi Di Maio invia al Foglio una lunga lettera di scuse all’ex sindaco di Lodi: è una svolta nel Movimento 5 Stelle, ecco perché

Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri ed esponente del Movimento 5 Stelle, ha scritto oggi una lunga lettera di scuse pubbliche nei confronti di Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi. Della missiva si sta discutendo molto perché segna a tutti gli effetti una svolta da parte per i pentastellati. Ormai lontanissimo dai “Vaffa day” e dall’apertura delle istituzioni come “una scatola di tonno”, il M5S fa sostanzialmente mea culpa in merito agli attacchi mediatici diretti nei confronti dei politici degli altri partiti, finiti per i motivi più disparati, sotto la lente d’ingrandimento della giustizia.

Il caso Uggetti e la gogna mediatica nel 2016

Nel caso specifico, Simone Uggetti fu oggetto di pesanti accuse da parte degli esponenti del Movimento 5 Stelle quanto cinque anni fa è finito tra gli imputati del cosiddetto “caso piscine”. Nel 2016 l’allora sindaco di Lodi è stato arrestato con l’accusa di turbativa d’asta, per una gara d’appalto che riguardava la gestione degli impianti comunali scoperti del centro lombardo. Quella inchiesta fece perdere ad Uggetti la sua carica, ma anche una dignità politica costruita con tanti anni di militanza. In quella vicenda, così come in tante alte simili, il M5S ci si gettò a capofitto, ma a distanza di 5 anni la Corte d’Appello di Milano ha assolto l’esponente del Partito Democratico con formula piena.

Da qui la lettera di scuse da parte di Luigi Di Maio, che non era per nulla scontata e non sembra essere affatto “forzata” dalla carica istituzionale che ora ricopre. C’è un’ammissione di colpevolezza da parte dell’esponente del Movimento 5 Stelle, non sono frasi di circostanza, bensì un allineamento per certi versi istituzionale al garantismo. È un aspetto fondamentale per quello che è diventato il movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, e per quello che diventerà sotto la guida di Giuseppe Conte. L’ex professore sta lavorando da tempo ad un partito molto meno estremista, ma non per questo non rigoroso su temi come la giustizia. Di sicuro, processi in piazza il M5S non ne farà più, perché da quando è entrato nel palazzo ha anche compreso che la ruota gira e prima o poi finire nel mirino della gogna mediatica può toccare a tutti.

La lettera di scuse di Luigi Di Maio a Uggetti

“Ricordo bene quei giorni – esordisce il ministro – in cui la notizia dell’arresto portò diversi partiti italiani a chiederne le dimissioni. Nella stessa piazza, e nello stesso weekend, prima il Movimento 5 stelle con la mia presenza e il giorno dopo la Lega di Matteo Salvini, con Calderoli, organizzarono dei sit-in contro il dottor Uggetti fino a spingerlo, un mese dopo l’arresto, alle dimissioni. Con gli occhi di oggi ho guardato con molta attenzione ai fatti di cinque anni fa. L’arresto era senz’altro un fatto grave in sé, che allora portò tutte le forze politiche a dare battaglia contro l’ex sindaco, ma le modalità con cui lo abbiamo fatto, anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli”.

“E’ giusto che in questa sede io esprima le mie scuse” prosegue Di Maio, che ricorda come nel 2016 il clima politico fu esacerbato, anche da lui, in occasione delle elezioni avvenute in diverse grandi città. Sul caso Uggetti, ammette ancora, “fu lanciata una campagna social molto dura a cui si aggiunse il presidio in piazza, con tanto di accuse alla giunta di ‘nascondere altre irregolarità. La campagna di attacchi proseguì per settimane e si allargò al governo centrale. Sono fortemente convinto che chi si candida a rappresentare le istituzioni abbia il dovere di mostrarsi sempre trasparente nei confronti dei cittadini, e che la cosiddetta questione morale non possa essere sacrificata sull’altare di un ‘cieco’ garantismo”.

Po il punto in cui si sancisce la condanna definitiva della “gogna come strumento di campagna elettorale”. “Tutte le forze politiche avevano il diritto di chiedere le dimissioni del sindaco, ma campagne social, i sit-in di piazza, insinuazioni, utilizzo di frasi al condizionale che suonano come indicative, con il senno di poi, credo siano stati profondamente sbagliati. Una cosa è la legittima richiesta politica, altro è l’imbarbarimento del dibattito, associato ai temi giudiziari. Un atteggiamento mediatico e pubblico che ha contagiato molte forze politiche in quegli anni”. I casi di Virginia Raggi e Federica Guidi, ricorda Di Maio, sono lì a testimoniare che una volta nelle istituzioni può toccare a tutti di finire sotto inchiesta e la gogna non serve a nessuno.

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