Covid: il governo vara nuove misure “ponte” valide tra il 7 e il 15 gennaio

Le nuove misure che il governo Conte dovrebbe varare per il periodo compreso tra il 7 e il 15 gennaio: il premier non molla sulle scuole

Il governo è orientato a varare misure ponte a cavallo della fine di quelle del Decreto Natale (7 gennaio) e quelle del Dpcm (15 gennaio). È quanto emerge al termine del tavolo tenutosi oggi tra la maggioranza di governo e i rappresentanti del Comitato Tecnico Scientifico. Secondo l’orientamento del governo, nel weekend del 9 e 10 gennaio dovrebbero essere in vigore in tutta Italia le restrizioni previste attualmente per le zone arancioni, con bar e ristoranti che torneranno chiusi anche a pranzo, ma potranno continuare a lavorare da asporto. Dal 7 al 15 gennaio sarà consentito lo spostamento tra regioni solo per motivi di necessità.

Al vertice hanno partecipato il premier Giuseppe Conte, il ministro Francesco Boccia, i capidelegazione dei partiti di maggioranza e gli esperti che stanno scandendo in questi mesi le decisioni dell’esecutivo. L’idea è quella di rivedere in funzione più restrittiva l’indice Rt: in sostanza, la zona arancione scatterebbe con Rt ad 1 e non più a 1,25, mentre la zona rossa scatterebbe con Rt a 1,25 anziché ad 1,50.

Conte: didattica in presenza al 50% dal 7 gennaio

Il presidente del Consiglio è stato inoltre fermo sulla sua posizione: il 7 gennaio le scuole dovranno riaprire alla didattica in presenza al 50%, nonostante i sindacati della scuola chiedano di rinviare tutto almeno al 18 gennaio sia per via dei contagi ancora alti, sia perché le tempistiche per riorganizzare le riaperture in sicurezza sarebbero troppo ristrette.

Massimo due ospiti in casa fino al 15 gennaio

Dovrebbe essere prorogata fino al 15 gennaio, inoltre, la misura già contenuta nel decreto Natale in scadenza il 6 gennaio, ovvero il divieto di ospitare in casa più di due parenti o amici, esclusi i minori di 14 anni. In merito alle dichiarazioni di ieri del commissario Domenico Arcuri, che ha lamentato ancora l’assenza del numero e dell’elenco dei centri di vaccinazione, durante la riunione tra governo e CTS è emerso che il piano nazionale sulla vaccinazione sia funzionante, ma ci siano indubbie criticità locali. A preoccupare più di altre situazioni c’è quella della Lombardia, molto indietro nella somministrazione delle dosi ricevute per via dei tanti medici in ferie.

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