COVID-19, cosa dice l’ultimo rapporto dell’ISS? Prime criticità e invito a rispettare le regole

Ecco cosa emerge, senza allarmismi ma con un chiaro invito alla cautela e al rispetto delle regole, dall’ultimo rapporto dell’ISS sull’epidemia in Italia.

Puntuale come ogni venerdì da qualche settimana a questa parte è stato diffuso oggi il report del monitoraggio dell’emergenza COVID-19 in Italia da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute per la settimana dal 28 settembre al 4 ottobre 2020 e che, come al solito, va oltre il bollettino diffuso quotidianamente e fornisce una panoramica dell’epidemia in Italia su un periodo più lungo.

Rispetto alla settimana precedente l’indice di trasmissibilità RT, calcolato sui casi sintomatici, è salito da 1,01 a 1,06. Per la prima volta da quando è stato avviato il monitoraggio, lo scorso maggio subito dopo la fase più acuta dell’epidemia nel nostro Paese, il rapporto parla di “segnali di criticità significativi relativi alla diffusione del virus” e sottolinea “un notevole carico dei servizi territoriali che va monitorato per i suoi potenziali riflessi sui servizi assistenziali“.

I focolai attivi in Italia e la loro distribuzione

Secondo l’ISS al 4 ottobre scorso i focolai attivi in tutta Italia erano 3.805, di cui 1.181 considerati nuovi. Ma cosa intende l’ISS per focolaio? Quando vengono individuati 2 o più casi di COVID-19 collegati tra loro si inizia già a parlare di focolaio.

Quasi tutte le province italiane – 104 su un totale di 107 – presentano almeno un focolaio di COVID-19 e la gran parte di questi (77,6%) si è verificato in ambito familiare. È scesa, invece, la percentuale di focolai legati ad attività ricreative, passato dal 4,5% della settimana precedente al 4,1% della settimana presa in esame dall’ultimo report.

L’ISS precisa che è aumentata la trasmissione del COVID-19 in ambito scolastico, ma sottolinea che questa rappresenta soltanto il 2,5% dei focolai attivi in Italia, meno di quelli legati alle attività ricreative. A quasi un mese dalla riapertura delle scuole in tutto il Paese, quindi, si può affermare che l’aumento dei contagi non è legato in modo particolare alle attività didattiche.

Casi asintomatici e casi sintomatici. Quali sono i numeri?

Si fa spesso confusione tra i casi sintomatici e i casi asintomatici, che non vengono distinti nel bollettino diffuso quotidianamente dal Ministero della Salute. I nuovi positivi vengono indicati senza alcuna differenza tra chi manifesta i sintomi e chi, invece, si è reso conto di aver contratto l’infezione soltanto dopo aver eseguito il tampone.

Nell’ufficializzare che il virus sta circolando in tutto il Paese, l’ISS fornisce il dato legato ai casi sintomatici – le persone che, positive al COVID-19, manifestano i sintomi dell’infezione. Se dal 14 al 27 settembre scorsi i nuovi casi sintomatici erano stati 6.650, la settimana successiva quel numero è salito di quasi duemila unità: 8.198.

Cosa suggerisce di fare l’Istituto Superiore di Sanità?

Di fronte all’aumento dei nuovi positivi, dei ricoveri ospedalieri e delle terapie intensive, il rapporto sottolinea cosa possiamo fare per limitare il più possibile la diffusione del contagio:

  • È essenziale evitare eventi ed iniziative a rischio aggregazione in luoghi pubblici e privati ed è obbligatorio adottare con consapevolezza comportamenti individuali rigorosi al fine di limitare il rischio di trasmissione per evitare un ulteriore e più rapido peggioramento dell’epidemia.
  • È importante il rafforzamento dei servizi territoriali, attraverso un coinvolgimento straordinario di risorse professionali di supporto ed anche attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici come la app Immuni, nelle attività di diagnosi e ricerca dei contatti in modo da identificare precocemente tutte le catene di trasmissione e garantire una efficiente gestione, inclusa la quarantena dei contatti stretti, e l’isolamento immediato dei casi secondari.
  • Si richiama l’importanza dell’uso appropriato degli strumenti diagnostici e di screening, nel contesto di una valutazione del rischio epidemiologico, e della corretta esecuzione delle procedure di isolamento e quarantena quando indicate.
  • Si ribadisce la necessità di rispettare i provvedimenti quarantenari e le altre misure raccomandate dalla autorità sanitarie sia per le persone che rientrano da Paesi per i quali è prevista la quarantena, e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso.
  • Si raccomanda alla popolazione di prestare particolare attenzione al rischio di contrarre l’infezione in tutti i casi di mancato rispetto delle misure raccomandate. Si raccomanda di prestare responsabilmente particolare attenzione a tutte norme comportamentali previste di prevenzione della trasmissione di SARS‐CoV-2, in particolare nei confronti di fasce di popolazione più vulnerabili.

(I dati su cui si basa il report diffuso oggi, è doveroso precisarlo, si fermano al 6 ottobre scorso. Quelli dei giorni successivi, in cui in Italia si è registrato un altro aumento dei contagi da COVID-19, saranno inclusi nel rapporto che sarà pubblicato la settimana prossima)

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