COVID-19, l’Italia si trova nello Scenario 3. Cosa significa?

L’ISS e il Ministero della Salute certificato che la situazione in cui si trova l’Italia oggi è compatibile con lo Scenario 3. Ecco cosa significa.

Oggi l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno diffuso il consueto report del monitoraggio settimanale della pandemia di COVID-19 in Italia e hanno certificato che la situazione in cui si trova il nostro Paese è compatibile con lo scenario 3 del documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” pubblicato all’inizio di ottobre.

Il documento, realizzato prendendo a riferimento i pilastri strategici individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la risposta a COVID-19, costituisce una “cassetta degli attrezzi” per le autorità di sanità pubblica impegnate nella risposta all’epidemia da SARS-CoV-2 nel nostro Paese: traccia una serie di scenari e fissa l’insieme degli strumenti e dei provvedimenti che dovrebbero essere operativi per affrontarli.

Lo scenario 3, penultimo dopo quello peggiore, è quello in cui ci troviamo oggi con “valori di Rt regionali prevalentemente e significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5“. É lo scenario nel quale si riesce “a limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie“:

  • rapida crescita dell’incidenza di casi rispetto allo scenario 2
  • mancata capacità di tenere traccia delle catene di trasmissione
  • iniziali segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali in seguito all’aumento di casi ad elevata gravità clinica

In questo scenario, si legge nel documento, si stima un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi:

In uno scenario nazionale di questo tipo è presumibile che molte Regioni/PA siano classificate a rischio alto, anche se sono possibili situazioni di rischio inferiore, almeno se si dovesse riuscire a limitare la trasmissibilità nelle aree con trasmissione sostenuta in un breve periodo, limitando quindi la trasmissione interregionale. Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento più aggressive.

La classificazione del rischio settimanale

All’interno dello scenario 3 esiste un’ulteriore sistema di misura, la classificazione del rischio settimanale: da Bassa a Molto Alta. Il rischio settimanale viene classificato di volta in volta sulla base delle misure che vengono via via introdotte. Il livello più alto è quello che evidenzia “una situazione non gestibile con le misure straordinarie già messe in atto” e che tra le misure suggerite include una forma di restrizione più estesa su scala Provinciale o Regionale in base alla situazione epidemiologica, il ripristino su vasta scala del lavoro agile e della limitazione della mobilità individuale.

Non è questo il caso dell’Italia ad oggi, più compatibile con lo scalino precedente: la classificazione del rischio settimanale moderata, quella in cui oltre agli interventi ordinari si iniziano a disporre interventi straordinari in singole istituzioni o aree geografiche limitate. Se la situazione non migliorerà in poche settimane, si legge nel documento, la classificazione del rischio settimanale aumenterà e con essa si suggeriranno misure più restrittive:

  • Chiusura scuole/università;
  • Limitazioni della mobilità (da/per zone ad alta trasmissione ed eventuale ripristino del lavoro agile
    in aree specifiche;
  • Restrizioni locali temporanee su scala sub-provinciale (zone rosse) per almeno 3 settimane con
    monitoraggio attento nella fase di riapertura.

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