Cosa aspettarsi dal governo di Mario Draghi? Ecco i punti “imprescindibili”

Il premier incaricato Mario Draghi ha delineato la bozza del programma del governo che sta per formare. Ecco i punti principali.

Oggi il premier incaricato Mario Draghi concluderà il secondo giro delle consultazioni, ma dopo la prima giornata dedicata ad incontrare i partiti minori è emerso quello che potrebbe essere il programma del nuovo esecutivo. Se di governo di larghe intese si tratterà, Draghi punta fin dal principio a togliere dal piatto quelli che sono stati i temi più divisivi di questi ultimi mesi, gli stessi che hanno portato all’apertura della crisi di governo, ma anche quelli legati al precedente esecutivo e che rischiano di provocare frizioni all’interno del nuovo governo, dal MES o Quota 100, e affrontare il futuro da un altro punto di vista ed entro un perimetro ben definito.

Sono otto i grandi punti che Draghi ha presentato ieri alle delegazioni dei partiti di minor peso e che saranno oggetto del nuovo faccia a faccia di oggi con partiti più importanti. Otto temi che il premier incaricato avrebbe definito imprescindibili, a cominciare da due che dovranno delineare l’operato del governo: europeismo e atlantismo. L’Italia sarà “convintamente europeista” nelle scelte che farà e nel modo in cui affronterà le sfide del futuro, al punto che sarebbe arrivato a parlare anche di bilancio comune europeo.

Su questo punto bisognerà convincere la Lega di Matteo Salvini e quel “prima gli Italiani” su cui ha basato gli ultimi anni della sua propaganda, anche se da qualche giorno sembra essersi scoperto più europeista degli europeista. E l’Italia starà anche con gli Stati Uniti di Joe Biden: la spinta verso la Cina, quindi, dovrà essere ridimensionata, con buona pace di Luigi Di Maio che in questi ultimi due anni è stato un grande sostenitore del Paese di Xi Jinping.

L’altro punto su cui ha insistito Draghi è l’ambientalismo: il 37% delle risorse del Recovery Fund dovrà essere destinato all’ambiente a 360 gradi, anche come chiave di crescita e di sviluppo del Paese. L’attenzione all’ambiente, ha spiegato Draghi, “sarà di riflesso in tutti i punti del programma” del nuovo esecutivo che intende mettere in piedi e guidare.

Il governo Draghi e l’emergenza COVID

L’emergenza COVID e le sue conseguenze sono in cima alla lista di Mario Draghi, che punta però a rompere col passato. La campagna vaccinale deve partire davvero e lo Stato dovrebbe essere più presente, così da non creare le enormi differenze tra le Regioni che stiamo vedendo in modo palese in questi giorni. Ad oggi, ad esempio, sette regioni sono già partite con le vaccinazioni degli over 80 mentre in altre Regioni non è stato ancora messo in piedi il sistema per permettere agli over 80 di prenotare la vaccinazione.

Se da un lato bisogna affrontare la pandemia in corso, dall’altro è necessario muoversi affinché le conseguenze siano meno disastrose possibili, a cominciare da qualcosa che viene spesso messo in secondo o terzo piano: la comunicazione. Draghi sarebbe orientato ad una linea antidepressiva, con messaggi di fiducia e di positività. Niente toni allarmistici, più ottimismo.

Questo, però, va di pari passi con le già pesanti conseguenze economiche. L’arrivo di Draghi potrebbe significare la fine degli aiuti a fondo perduto. Draghi ha parlato di nuove misure di protezione per tentare di arginare la disoccupazione crescente e le aziende in chiusura, a cominciare dallo stop al blocco dei licenziamenti che scadrà il 31 marzo prossimo. Il premier incaricato non è entrato troppo nel dettaglio, forse aspetta prima di incontrare le associazioni delle imprese e i sindacati nella giornata di mercoledì, così da ascoltare anche le loro richieste e definire con più precisione come muoversi. Meno aiuti a fondo perduto, più incentivi.

La scuola sarà un altro punto di rilievo. Draghi si è detto preoccupato per il disagio degli studenti che da mesi stanno affrontando la didattica a distanza e intenzionato a riportare gli studenti a scuola, anche se questo potrebbe significare rivedere il calendario e prolungare di qualche settimana l’anno scolastico, così da permettere agli studenti di recuperare almeno in parte il tempo perso.

Il Recovery Plan secondo Mario Draghi

I fondi del Recovery Plan dovranno servire a risollevare l’Italia e questo significa anche mettere in atto le tre grandi riforme che da tempo chiede l’Europa e che Mario Draghi ha sposato in toto: la riforma della pubblica amministrazione, la riforma della giustizia civile e la riforma del fisco.

Stando a quanto dichiarato dai rappresentanti dei partiti minori che hanno incontrato il premier incaricato nella prima giornata delle consultazioni, Draghi non sarebbe d’accordo con una flat tax fortemente voluta da Matteo Salvini, ma starebbe valutando una serie di interventi finalizzati ad alleggerire il peso fiscale sul ceto medio italiano.

Occorre anche investire, secondo Draghi, sulle infrastrutture e sbloccare finalmente tutti quei cantieri in Italia che il governo di Conte era in procinto di sbloccare, a cominciare dalle 59 opere strategiche per il futuro del Paese che erano state delineate da DL Sblocca Cantieri.

Decisi per questa bozza di programma saranno però gli incontri della giornata odierna e quelli di domani con le parti sociali. È chiaro che è Draghi a dettare la linea e forse non ci sarà spazio per troppi compromessi vista la fase in cui si trova l’Italia in questo momento. Se anche Matteo Salvini sembra essersi scoperto fortemente europeista, anche sul fronte dell’immigrazione – “bastano le leggi europee”, una dichiarazione che fino a pochi giorni fa sarebbe stata impensabile da chi ha basato anni di propaganda sul “prima gli italiani” anche per quanto riguarda la legislazione sul tema – non dovrebbe essere difficile per Draghi smussare posizioni meno spigolose nel Movimento 5 Stelle o tra le fila di Italia Viva.

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