Il coprifuoco è davvero efficace? Ecco cosa dicono gli studi effettuati nel Mondo

Il dibattito sul coprifuoco in Italia è più acceso che mai, ma cosa dicono i dati? Il coprifuoco è davvero una misura efficace?

Coprifuoco sì, coprifuoco no. Coprifuoco alle 22 o coprifuoco alle 23. È il tema del momento in Italia, al centro dello scontro tra il premier Draghi e il centrodestra guidato da Matteo Salvini e al centro del dibattito sui social network in questi giorni, dopo la conferma che dal 26 aprile nelle Regioni che saranno classificate come zona gialla si potrà tornare a cenare al ristorante, purché all’aperto.

È vero, può sembrare una contraddizione. Possiamo cenare al ristorante, ma dobbiamo rientrare in casa alle 22. A far scoppiare il dibattito in Italia non è stato Matteo Salvini, che anche in questo caso sta cavalcando un’onda a caccia di consensi, ma la poca chiarezza del nuovo esecutivo nelle sue comunicazioni ufficiali unito ad un errore commesso dal Corriere Della Sera nel dare conto delle ultime indiscrezioni.

Oggi Matteo Salvini, nell’ultimo affondo al governo in cui la sua Lega è parte della maggioranza, lamenta che alla base della decisione di Mario Draghi di mantenere il coprifuoco alle 22 non ci sia alcun supporto da parte della scienza. E questo è in parte vero, in parte sbagliato. Ci sono innumerevoli studi sul coprifuoco e sulla sua efficacia, così come ce ne sono altrettanti sul contagio nelle scuole o sui mezzi pubblici. E il responso qual è? Dipende. Dipende da molti fattori dal momento che ciascuna misura per il contenimento del contagio non è efficace se implementata da sola.

A cosa serve davvero il coprifuoco?

Il coprifuoco non è certo una novità legata alla pandemia da COVID-19, ma è soltanto nel corso di quest’ultimo anno che la misura è stata adottata con l’obiettivo di aiutare a contenere la diffusione del contagio.

La premessa è semplice: meno persone si muovono, più difficile sarà per il virus continuare a diffondersi. Il coprifuoco serve a limitare quelli che nella quasi totalità dei casi non sono spostamenti necessari per la sopravvivenza nel senso più stretto del termine. Imposto nelle ore serali e notturne, il coprifuoco ha un impatto minore nella società rispetto ad un lockdown che coinvolgerebbe le ore diurne e proprio per questo motivo è stato imposto da moltissimi Paesi in tutto il Mondo.

Ad oltre un anno dall’inizio della pandemia, però, l’efficacia del coprifuoco è ancora molto dibattuta. Un recente studio condotto nel Regno Unito sostiene che il coprifuoco notturno abbia un effetto positivo sulla riduzione dei contagi. Le università inglesi che hanno partecipato allo studio danno anche dei numeri: grazie al coprifuoco notturno l’indice di contagio RT può scendere del 13% , ma la sua efficacia è legata anche ad altri fattori, come il divieto di incontrarsi in abitazioni private e la chiusura dei ristoranti.

L’esempio del Canada, tra Quebec e Ontario. Il coprifuoco è efficace?

Qualche dettaglio in più sull’efficacia del coprifuoco ci arriva dal Canada. Dal gennaio scorso nella provincia del Quebec e in altre aree più colpite dal virus è stato imposto un coprifuoco notturno a partire dalle 20. Al contrario nella provincia dell’Ontario, complice una minore incidenza del virus, i cittadini sono stati lasciati liberi di spostarsi anche di sera.

Questa differenza nelle misure restrittive è stata oggetto di uno studio pubblicato all’inizio del mese, secondo il quale nella provincia del Quebec i contagi sono rimasti stabili o sono scesi a seconda del periodo nel corso degli ultimi mesi, mentre nelle province del Canada in cui non era in vigore il coprifuoco il contagio è aumentato.

Si può quindi concludere che il coprifuoco è una misura efficace? No, perché il coprifuoco non era l’unica differenza tra le misure in vigore in Quebec e quelle nel resto del Canada. C’è, però, un piccolo dato che potrebbe puntarci a favore del coprifuoco: i contagi in Quebec sono risaliti quando, a metà marzo, il coprifuoco è stato spostato dalle 20 alle 21.30. Anche in questo caso, però, è impossibile attribuire la crescita dei contagi al solo spostamento del coprifuoco.

Il caso della Francia e gli effetti a Tolosa

La Francia è il Paese che più di tutti ha “giocato” col coprifuoco, spostando più volte l’orario di partenza a seconda dei periodi e dell’incidenza del virus. In alcuni periodi il coprifuoco partiva alle 20, poi è stato spostato alle 19 e, per un periodo, è stato fissato a partire dalle 18.

Uno studio condotto dall’Institut national de la santé et de la recherche médicale sostiene in linea di principio l’efficacia del coprifuoco, ma spiega anche che il solo coprifuoco, associato ad altre misure di distanziamento sociale, non è stato sufficiente a rallentare la diffusione della variante inglese del virus.

C’è un caso, però, in cui il coprifuoco non solo non si sarebbe rivelato efficace, ma sarebbe stato anche dannoso. È il caso di Tolosa, dove l’aver anticipato il coprifuoco dalle 20 alle 18 avrebbe portato ad un aumento dei contagi. O meglio, non il coprifuoco in sé, ma secondo gli scienziati di Tolosa a far salire il contagio sarebbe stato il fatto che le persone si sono ammassate nei supermercati a causa dell’orario di apertura ridotto.

Il coprifuoco è davvero efficace?

Una risposta certa non c’è. In linea teorica sì, il coprifuoco riduce drasticamente gli spostamenti serali e quindi aiuta a ridurre il contagio, ma a fare la differenza è quello che si può fare durante le ore serali o notturne e quali altre misure sono in vigore. Se i locali, i bar e i ristoranti sono chiusi, proibire alle persone di uscire di sera per una passeggiata con la famiglia serve a ben poco.

Allo stesso tempo, però, permettere alle persone di uscire di casa per fare una passeggiata con la propria famiglia significherebbe anche permettere ai cittadini, non avendo motivo di stare all’aperto, di andare a trovare gli amici e i parenti in casa. E sappiamo benissimo, dopo oltre un anno di pandemia, che il contagio si diffonde con più facilità al chiuso e in spazi ristretti.

Il segreto del successo, quindi, sta nel bilanciare in modo razionale, e nel modo il meno possibile impattante sull’economia, le misure anti-contagio che si hanno a disposizione, dalle chiusure mirate al distanziamento sociale e l’obbligo di mascherine, dal coprifuoco ad una comunicazione precisa ed efficace. La scienza ci dice anche questo: imporre misure con motivazioni vaghe o contrastanti, come accaduto anche in Italia, va ad intaccare la fiducia dei cittadini che devono seguire quelle regole e quelle restrizioni. E questo rischia di fare dei danni enormi.

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