Salvini come Renzi. L’errore di Draghi è stato accontentare il leader della Lega sul condono fiscale

Salvini sta a Mario Draghi come Matteo Renzi stava a Giuseppe Conte. Più riesce ad ottenere, più chiede. È pronto anche alle conseguenze?

22 Aprile 2021 16:07

Nuovo governo, un diverso Matteo e la stessa dinamica. Non sono passati che pochi mesi dalla formazione del nuovo esecutivo e i parallelismi sono già sotto gli occhi di tutti. Da un lato c’è un premier, Mario Draghi, e dall’altra c’è un Matteo – Salvini in questo caso – che non riesce a stare al proprio posto e non accetta di non avere un ruolo di rilievo nella maggioranza.

Appena pochi mesi fa c’erano un premier, Giuseppe Conte, e un Matteo – Renzi in quel caso – che non riusciva a stare al proprio posto, incapace di accettare il ruolo marginale ottenuto all’interno della maggioranza. Quel Matteo ha fatto la voce grossa, ha provato a screditare il lavoro dell’esecutivo, a minacciare passi indietro pur di ottenere qualcosa. L’errore di Conte è stato quello di assecondarlo, almeno all’inizio. Renzi aveva sbraitato ai quattro venti la propria insoddisfazione sulla stesura del Recovery Fund, Conte lo aveva assecondando apportando alcune delle modifiche richieste. Renzi alzò il tiro, chiedendo di più. E il resto è storia.

Facciamo un piccolo passo in avanti e la storia rischia di ripetersi. Matteo Salvini non ha mai davvero accettato il ritorno della Lega al governo in ruoli pressoché marginali. Nessun ministero di peso è andato alla Lega di Salvini, che già pochi giorni dopo la formazione dell’esecutivo aveva iniziato ad esternare il proprio malcontento in maniera pubblica, a suon di dirette Facebook e dichiarazioni alla stampa. Lo aveva fatto anche Matteo Renzi, scegliendo la via pubblica a quella della comunicazione privata.

L’errore di Draghi: scendere a patti con Matteo Salvini

E anche Matteo Salvini, come Renzi, aveva puntato i piedi e ottenuto qualcosa dal premier. Se nel caso di Renzi si trattava delle modifiche al Recovery Plan, nel caso di Salvini è stato quel discusso condono fiscale inserito, dopo un lungo tira e molla, nel Decreto Sostegno 2021 approvato lo scorso mese. Salvini, anche se non come avrebbe voluto, era riuscito a spuntarla su Draghi.

Quello è stato il primo errore commesso da Mario Draghi: mostrare a Matteo Salvini che puntare i piedi può funzionare. E così, mentre l’andamento della pandemia è sotto gli occhi di tutti e le autorità sanitarie non fanno che mettere in guardia da settimana dalle riaperture troppo avventate, Salvini ha di fatto costretto il governo di Draghi ad anticipare le riaperture rispetto a quanto deciso in passato. Anche in questo caso Draghi, di fronte alle pressioni del centrodestra guidato da Salvini e alle piazze sempre più in subbuglio, ha provato a trovare un punto di incontro giocandosi la carta del “rischio calcolato” per giustificare quel passo indietro.

Anche questo, però, non è stato sufficiente. Salvini è ottenuto un dito, poi anche la mano e adesso punta direttamente al gomito. Se puntare i piedi ha già funzionato due volte in poche settimane, perchè non andare avanti con questa strategia al di là di quali potrebbero essere le conseguenze a livello sanitario di questa incetta di consensi? Gli italiani vogliono tornare a vivere, anche se la pandemia non lo permette, e Matteo Salvini si elegge a cavaliere bianco pronto a restituire la libertà agli italiani.

Ora Salvini vuole di più. E Draghi gli ha mostrato che può ottenerlo

Dopo aver ottenuto un anticipo delle riaperture, Salvini vuole di più. L’oggetto del contendere fino a ieri era lo spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 23, ma già oggi si è scoperto che il problema non è soltanto quello. Il centrodestra oggi chiede che il coprifuoco venga spostato alle 23 e che non venga fatta alcuna distinzione tra i ristoranti al chiuso e i ristoranti all’aperto. E a dargli manforte ci sono anche i governatori delle Regioni guidate dal centrodestra, forti del ruolo conquistato negli ultimi giorni dal governatore del Veneto, Massimiliano Fedriga, nuovo presidente della Conferenza delle Regioni dopo Stefano Bonaccini.

Oggi Salvini è arrivato a dichiarare che l’obiettivo del centrodestra è la libertà: “Senza supporto scientifico, è folle pensare che dopo le 22 uno debba giustificare di essere per strada, nel Paese dove lavora e paga le tasse“. Eppure il supporto scientifico c’è: meno persone sono in giro, in qualunque ora del giorno e della notte, più difficile sarà la circolazione del virus. L’aver anticipato le riaperture, lo dicono i dati, potrebbe compromettere la stagione estiva. Ma questo, e la storia politica di Salvini ce lo ha insegnato, al leader della Lega poco importa. Ad intestarsi il “ritorno alla vita” sarà lui, lo ha già fatto nei giorni scorsi e lo sta già facendo. Sarà pronto anche a prendersi le responsabilità delle conseguenze che queste pressioni e queste riaperture anticipate potrebbero portare nel giro di poche settimane?

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