Conte nega rimpasto di governo, ma non convince su Recovery Fund e Mes

Il premier Giuseppe Conte ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato anche del possibile rimpasto di governo

Giuseppe Conte ha rilasciato una lunga intervista oggi al Corriere della Sera in cui ha toccato vari temi, tra cui anche il paventato rimpasto di governo. In piena pandemia, l’indiscrezione sorprende non poco, anche perché pare che lo stesso presidente della Repubblica vorrebbe evitare che si passi magari attraverso una crisi dell’esecutivo con gli eventuali passaggi tra Colle e Camere. Tra i ministri a rischio ci sarebbero soprattutto la Azzolina (Istruzione) e la De Micheli (Infrastrutture e trasporti).

Conte non vuole sentirne parlare: “Stiamo lavorando per impedire che il destino del Paese sia appeso alle sorti dei singoli – ammonisce il presidente del Consiglio – Non possiamo rincorrere le ambizioni di qualcuno che spera in ruoli più importanti”. I rapporti tra i partiti di maggioranza, seppur con le relative distinzioni, sono cordiali e l’atteggiamento propositivo. Zingaretti, aggiunge Conte, “lo sento tutti i giorni e non è vero che non sia d’accordo sulla cabina di regia a tre. Ne avevamo parlato, c’è perfetta coincidenza”.

Conte: “Non siamo indietro sul Recovery Fund”

Tra i temi più caldi di questa pandemia c’è la questione del Recovery Fund, in merito alla quale il capo dell’esecutivo sostiene che “riusciremo a dare la svolta”. “Quei 209 miliardi sono per il nostro Paese la sfida della vita, sarebbe doloroso non arrivare fino in fondo”, prosegue il premier negando che l’Italia sia indietro in questo progetto. “Con l’Europa abbiamo studiato un percorso a scorrimento veloce del Recovery. Stiamo facendo tantissimo, nonostante il clima di confusione che ogni tanto si alza”. I prossimi passi, promette, saranno scandite all’interno delle istituzioni, con Conte che “riferirà periodicamente non solo al Consiglio dei ministri ma anche al Parlamento”. E non è tutto: “Ci sarà un grande confronto pubblico e coinvolgeremo tutto il Parlamento. Stiamo anche pensando a un comitato di garanzia, che sovrintenda all’attuazione dei progetti e verifichi che le cose stiano andando bene”.

Di questo comitato faranno parte, oltre al presidente del Consiglio stesso, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per il PD e Stefano Patuanelli per il M5S. L’obiettivo sarà quello di selezionare i progetti migliori da sottoporre all’UE. Per la selezione si tenterà di coinvolgere direttamente il Paese attraverso sei team composto ciascuno da 50 nomi e facenti poi capo ad un comitato esecutivo di sei manager. Una nuova carrellata di incarichi in arrivo dunque? No, replica Conte, la scelta è dettata dalla necessità di “selezionare esperti in grado di seguire passo dopo passo la realizzazione dei lavori”. E non finisce qui, perché “la tecnostruttura avrà poteri sostitutivi. Se un progetto ritarda o rischia di essere realizzato male, subentrano i tecnici e commissariano l’opera”.

Continua la diatriba sul Mes

C’è spazio anche per il Mes nell’intervista di Conte al Corsera: “Non ci serve, l’Italia non ne ha bisogno”. Una posizione che lascia presagire una discussione ancora lungo all’interno della maggioranza.

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