Bombardamenti, incontro ONU e COVID: cosa accade a Gaza

Settimo giorno di bombardamenti a Gaza, dove l’impossibilità di vaccinare e i rifugi condivisi aumentano le diffusione del COVID-19

Continuano le tensioni tra Israele e i gruppi armati palestinesi. Nella notte tra sabato e domenica sono stati lanciati da Gaza e verso le città israeliane circa 130 razzi. Alcune autorità sanitarie locali hanno raccontato che, nelle ultime 24 ore, un attacco israeliano verso Gaza avrebbe causato la morte di almeno 42 palestinesi. Si tratterebbe dell’attacco più cruento dall’inizio degli scontri. Domenica 16 maggio è il settimo giorno consecutivo di bombardamenti nella Striscia di Gaza. Medici Senza Frontiere ha scritto in un tweet che da lunedì le persone ferite a Gaza sarebbero state 630 e quelle uccise 119. Tra queste ultime, 31 sarebbero bambini.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto nella mattina di domenica 16 maggio nel programma CBS Face The Nation, spiegando che non ci sarà alcuna conclusione «immediata» dei conflitti tra Israele e Palestina nella Striscia di Gaza.

L’INCONTRO DELLE NAZIONI UNITE

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito domenica 16 maggio per discutere di ciò che sta accadendo a Gaza. Il primo intervento è stato del segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

«Questo ultimo round di violenze soltanto alimenta un ciclo di morte, distruzione e disperazione, collocando lontano qualunque speranza di pace e coesistenza. I conflitti devono finire. Devono finire immediatamente».

Presenti tra i dodici relatori anche Riad Al Malki, il ministro per gli Affari Esteri della Palestina e Gilad Erdan, rappresentante permanente di Israele all’ONU. Come riportato dal New York Times,

«i due diplomatici hanno utilizzato un evento di alto profilo per recriminare reciprocamente rimostranze di lunga data, parlando di seguito e senza mostrare alcun cenno di allentamento in un conflitto complesso e vecchio tanto quanto le Nazioni Unite. Riad Al Malki ha implicitamente rimproverato gli Stati Uniti e altre potenze di avere difeso il diritto di Israele di proteggersi dagli attacchi di Hamas, dichiarando che Israele sarebbe dunque incoraggiato a continuare a uccidere intere famiglie nel sonno. Gilad Erdan ha respinto ogni tentativo di raffigurare le azioni di Israele e di Hamas come moralmente equivalenti. “Israele utilizza i missili per proteggere i bambini. Hamas usa i bambini per proteggere i missili”, ha detto».

STOP ALLE VACCINAZIONI

I bombardamenti hanno determinato l’impossibilità di proseguire con vaccinazioni e tamponi a Gaza, aumentando il rischio di contagio soprattutto tra i civili che si rinchiudono in rifugi di sicurezza. Venerdì 15 maggio il leader dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) e il capo della delegazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Gaza hanno esternato la loro preoccupazione per un possibile aggravarsi dell’emergenza sanitaria da COVID-19 a causa della progressiva escalation di violenze. Persone non vaccinate si stanno infatti riunendo in scuole ed edifici messi a disposizione dall’ONU e che non vengono presi di mira dagli Israeliani. La situazione a Gaza si era già complicata a inizio maggio, quando era già stato registrato un numero record di infezioni – più di mille al giorno su due milioni di abitanti – a causa della progressiva diffusione della variante indiana.

Prima dello stop forzato alle vaccinazioni, a Gaza almeno 38mila persone avevano ricevuto una dose di vaccino. Si tratta di meno del 2% della popolazione. Il problema tuttavia riguarda anche la consegna delle dosi. Grazie a COVAX, il programma internazionale destinato a fornire dosi di vaccino ai Paesi più poveri del mondo, Gaza dovrebbe ricevere vaccini sufficienti per coprire almeno il 20% della popolazione. Le consegne sono tuttavia a oggi sospese. «Il problema principale è che i confini ora sono chiusi – ha detto il responsabile di UNWRA Matthias Schmale – E anche se le dosi venissero consegnate, non potremmo comunque riceverle».

I bombardamenti stanno inoltre causando seri danni alle strutture sanitarie messe a disposizioni da organizzazioni internazionali come Medici Senza Frontiere.

«Ieri notte una clinica di MSF a Gaza in cui vengono fornite cure per traumi e ustioni è stata danneggiata dai bombardamenti Israeliani. Una camera di sterilizzazione è inutilizzabile e una sala d’attesa danneggiata. Nessuno è stato ferito nella nostra clinica, ma alcune persone sono state uccise dalle bombe».

«Poiché Israele continua i suoi attacchi aerei a Gaza, molti membri dello staff di MSF e molti pazienti sono stati costretti a fuggire dalla loro case per sicurezza. I danni alla nostra clinica mostrano che nessun posto a Gaza è al sicuro».

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