Aumento dei contagi, Crisanti: “Serve un reset di 3 settimane”

Di fronte al preoccupante aumento dei contagi in Italia, il microbiologo Crisanti suggerisce un reset totale di 3 settimane.

17 Ottobre 2020 12:05

Di fronte al nuovo aumento dei contagi certificato ieri nel nostro Paese, e il caos sui tamponi e il discutibile approccio che diversi sistemi sanitari regionali hanno deciso di adottare nei confronti dell’app Immuni, gli esperti non fanno che ribadire di prestare la massima attenzione perchè la situazione, già di emergenza, potrebbe peggiorare se non si prenderanno presto dei provvedimenti più duri per limitare la diffusione del contagio da COVID-19.

Tra i più diretti, e saranno le prossime settimane a dirci se anche tra i più allarmisti, c’è il professor Andrea Crisanti, microbiologo dell’Imperial College di Londra, che già nei giorni scorsi aveva decretato il fallimento del sistema di contact tracing in Italia. Oggi, intervistato dal Corriere Della Sera, Crisanti ha ribadito che la sorveglianza in Italia è ormai fuori controllo:

Con 9-10 mila casi al giorno, la sorveglianza non puoi più farla perché non hai la capacità di testare tutti i soggetti a rischio. Per affrontare un carico del genere servirebbero risorse gigantesche per tamponi, reagenti e struttura. Bisognava contenere il contagio sotto quota duemila. Ci siamo riusciti per un po’, dopodiché la prima linea di difesa è saltata e il sistema è crollato.

Quale potrebbe essere la soluzione?

Il microbiologo resta convinto che un lockdown, anche se preferisce non chiamarlo così, possa essere la soluzione più efficace per far rientrare velocemente l’emergenza e ridurre l’aumento dei contagi:

Prima applicherei con gradualità misure di restrizione accettabili dal punto di vista economico, con una politica aggressiva di identificazione dei focolai e zone rosse. E poi farei un reset della situazione per due-tre settimane, una sorta di pausa di sospensione, non chiamiamolo lockdown che spaventa, implementando limitazioni di movimento alla gente e alle attività. E, una volta portata la curva a un punto di sopportazione, ripartirei con la sorveglianza attiva.

L’Italia, secondo Crisanti, ha perso un po’ di tempo in questi ultimi mesi, forse cullandosi un po’ sulla buona riuscita del contenimento della prima ondata:

Non abbiamo imparato bene la lezione della prima ondata, quando eravamo riusciti a riportare i contagi a zero. Non sono stati fatti i necessari investimenti in sorveglianza e prevenzione, l’unico sistema possibile per bloccare i focolai. Quando abbiamo riaperto scuole e attività non c’è stato un parallelo aumento della capacità di fare test, l’unica cosa che ci avrebbe difeso. In ogni caso, non è giusto dare la colpa al solo comportamento degli italiani, che sono vittime di quello che sta accadendo.

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